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REGISTRATO PRESSO IL TRIBUNALE DI AREZZO IL 10/6/2005 N°9

Anno 2 n°17 del 09/05/2006 PRIMA PAGINA

Referendum confermativo costituzionale
Si deve dire NO al Premier dittatore!
La nuova figura, che emerge dalla riforma costituzionale proposta, ammazza la democrazia
Di Giovanni Gelmini

Abbiamo già scritto più volte che il premierato, secondo quanto voluto da Berlusconi ed approvato a colpi di maggioranza blindata, è un elemento preoccupante, che modifica in peggio la democrazia dell’Italia e crea una situazione “meno democratica” di quando c’era Mussolini al Governo. Vediamo ora nel dettaglio alcuni particolari che, se il prossimo referendum darà il via libera a questo “Colpo di Stato”, renderanno l’Italia un paese di “proprietà del Premier”.

Iniziamo da come riceve il “potere” il Premier e a chi risponde.
Il Premier viene eletto dal popolo e nella pratica solo a lui risponde ... alle elezioni successive. Questo è nella sostanza lo stravolgimento istituzionale: si passa, con una modifica fatta in modo “impositivo” e senza libero dibattito (forse neanche nella CDL), da una democrazia parlamentare ad uno èStato Presidenziale con forti limiti di rappresentanza democratica.

Perché abbiamo questa convinzione? Prima di tutto ci siamo chiesti come cambiano i rapporti tra Governo e Presidente della Repubblica.

L’art 87 prevedeva che i disegni di legge di iniziativa del governo dovessero essere autorizzati dal presidente della Repubblica per la presentazione alle Camere; ora non più, ma autorizza, in “cambio”, le dichiarazioni del Primo ministro al Senato Federale (cioè fa da segretario?)

Il Presidente della Repubblica non ha più il potere di sciogliere la Camere, quando ritiene che questo sia necessario (art 88), ma solo in casi ben delimitati e senza possibilità di valutazione; i casi sono: su richiesta del Primo ministro che se ne assume la responsabilità, in caso di morte del Primo ministro e di suo impedimento permanente (cioè se muore il Re), in caso di dimissioni del Primo ministro (cioè se abdica!) e c’è un richiamo alla questione di fiducia al Governo (art 94) che tratteremo successivamente, ma che nella pratica ricade nel caso della “abdicazione”.

In effetti c’è una scappatoia a questo “obbligo”, ma è solo formale e non dipende dal Presidente della Repubblica. Infatti alla Camera (solo in quella) e solo nel caso che il Governo sia stato sfiduciato o impedito, c’è la possibilità (in teoria entro venti giorni) che la maggioranza espressa dal voto(solo loro), confermino la volontà di proseguire il programma eleggendo un nuovo Premier. Quindi i deputati eletti non sono dei rappresentanti del popolo elettore, ma dei burattini eletti per “grazia” del Premier. E in questo caso il Presidente della Repubblica nomina (da notaro) il nuovo Premier, come dopo le elezioni (art 92).

L’articolo 89 introduce inoltre una piccola modifica, se vogliamo senza rilevanza, ma che ben spiega il concetto di Premier come persona unica che gestisce la Repubblica, senza altri interlocutori. Infatti scompaiono gli atti del Presidente della Repubblica su proposta dei ministri e restano solo quelli a firma del Primo ministro.

Scompare la nomina dei ministri da parte del Presidente della Repubblica. Infatti l’Art 94 dice chiaramente che sono di nomina del “Premier” senza alcuna verifica di chicchesia. Nello stesso articolo infatti troviamo che il Primo ministro illustra il Programma e la composizione del governo alle Camere, e la camera dei deputati si esprime con voto sul programma, non sul governo, quindi non si tratta di “voto di fiducia”.

Il problema del “voto di fiducia” è in effetti una chiave di volta della “sicurezza” del Premier, che può fare e disfare senza rendere conto a nessuno. Infatti il voto di fiducia non è mai obbligatorio, ma solo facoltativo. In pratica è la domanda ai deputati: volete andare a casa? Potete ben immaginarvi cosa risponderanno!

Come funziona il meccanismo del voto di fiducia?
Come già detto non è obbligatorio, ma può essere richiesto dal Premier o può essere proposto con una mozione di sfiducia firmata da almeno un quinto dei componenti della Camera e deve essere approvata dalla maggioranza assoluta dei componenti.
Nel caso di sua approvazione il Primo ministro di dimette (non è “l’incarico è revocato”, e non c’è il termine per le dimissioni) e solo dopo le dimissioni il Presidente della Repubblica scioglie le Camere se non è indicato un nuovo Primo ministro. Anche nel caso in cui la mozione di sfiducia indichi un nuovo Premier, non è determinato il tempo in cui il Premier sfiduciato si deve dimettere.

In pratica il Premier, lo possiamo sicuramente chiamare anche “lieder maximo”, ha in mano in piena autonomia tutte le leve del potere e senza possibilità di controllo, né necessità di confronto con nessuno. Questo è ben sintetizzato dalla modifica delle prime righe dell’art 95 che dopo aver chiarito che “I ministri sono nominati e revocati dal Primo ministro” dice esplicitamente “Il Primo ministro determina la politica generale del governo” mentre nella dizione precedente il verbo usto era “dirige”.

Ecco questo è il profilo dei poteri di chi comanderà, se la riforma costituzionale passerà. Ma ho un dubbio grande come una casa. Se oggi ci troviamo a dover decidere su una riforma costituzionale così stravolgente e fatta in solitudine da una parte del Parlamento, quando il sistema democratico dava ampie garanzie di democraticità, cosa potrà succedere quando il potere politico sarà così concentrato in una sola persona?