REGISTRATO PRESSO IL TRIBUNALE DI AREZZO IL 9/6/2005 N 8
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 Anno I n° 1 del 09/06/2005    -   PRIMA PAGINA


Perché solo il referendum abrogativo?
12 giugno giornata referendaria, ma servirà?
Troppi referendum e la battaglia per mandare gli elettori al mare non sono un
Di Giovanni Gelmini


I referendum, così com’è la legge che li regola, hanno ancora senso? La domanda è abbastanza diffusa tra chi segue l’evoluzione delle cose politiche. Gli ultimi referendum hanno mostrato come ormai il partito che vince sempre è quello dell’astensione, e chi non vuole che le leggi vengano cambiate punta a questo. Per questo il referendum risulta uno strumento poco utilizzabile e che incentiva la disaffezione alle urne.
Accenno solo alla componete dell’abuso che i radicali hanno fatto di questo strumento, quando hanno proposto un numero eccessivo di quesiti, spesso incomprensibili alla gente comune. Questo ha sicuramente influito sulla disaffezione, ma il vero problema è che il referendum, essendo abrogativo, non permette di regolamentare in modo positivo un problema. Oltre a questo, dopo un referendum in cui vince il SI c’è una interpretazione restrittiva del dovere del parlamento di legiferare, e spesso il vuoto che si crea è peggio della situazione precedente, in quanto la legge può essere sbagliata, ma in ogni caso una regolamentazione delle fattispecie è necessaria anche se diversa da quella esistente.
Quello che manca è il referendum che proponga, può essere una legge vera e propria, o un indirizzo a cui il parlamento si debba attenere nell’emendare la legge esistente.
Spesso i referendum vanno a toccare argomenti che devono essere regolamentati come quello che dovremo affrontare, e vanno a toccare argomenti complessi su cui possono sorgere moltissimi distinguo o dubbi, che la propaganda elettorale aumenta anziché ridurre. Proprio questo referendum mostra quanto sia difficile giungere a una certezza su quale sia la cosa migliore. Se ci fosse oltre al si e al no la possibilità di indicare la necessità di rivedere la legge e non abrogare tuot court gli articoli, forse il dibattito potrebbe essere più vivo e coinvolgente, invece mi è sembrato più un dialogo tra sordi, con scarsa rilevanza sulle possibili evoluzione future di una legge che sicuramente ha limiti notevoli.
Sono convito che oggi la maggior parte degli elettori non abbia potuto formare una opinione corretta e sicura, perché il dibattito si è sempre svolto attraverso il confronto di posizioni radicali, opposte e non compatibili, quando tutto sanno invece che “la verità sta in mezzo”.



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