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 Anno I n° 2 del 23/06/2005    -   MISCELLANEA


Turismo & Racconti
Un weekend sul Trasimeno
Dolce avventura tra la natura
Di Giovanni Gelmini


Dall’Autostrada del Sole passo alla superstrada che porta a Perugia e prosegue per Assisi, una strada che possiamo ben invidiare noi lombardi a questo meraviglioso territorio. Il paesaggio cambia poco rispetto a quello toscano, il territorio è ben tenuto e mosso nei colori e centrato su un Castello, su un gruppo di case; a differenza del paesaggio toscano, vediamo più fortificazioni, segno delle guerre che si sono combattute in queste zone, per il predominio fra i vari comuni e forse anche per la presenza del banditismo.
L’albergo che ho prenotato è a Passignano. L’ho prenotato non sapendo dove andavo, solo sulla base di Internet, di quello che ho trovato e dell’impressione avuta tra costo e benefici. Sono stato fortunato, difficilmente mi sono trovato così bene. Bello l’albergo, ma bello anche Passignano. Cosa c’è? Quello che ho trovato è un paesaggio bello e distensivo, quello che occorre per chi è abituato al traffico ed al cemento delle metropoli lombarde; parlo per il mio weekend di maggio, non so se in agosto la cosa sarà identica.

All’ingresso di Passignano una costruzione di stile fascista ed una lapide ricorda che sul Trasimeno vi fu una delle grandi fabbriche italiane di aerei, la SAI con la scuola di “allievi piloti di idrovolanti”. Un pezzo di storia ora persa, come tanto altro che sitrova in questi luoghi.
Lungo la strada che costeggia il lago si trovano palazzine classiche degli anni ‘30 delle località balneari, qualcuna rovinosamente rifatta in stile “attuale”, poi tra la strada e il lago una ampia lingua di verde alberato in cui trovo molti giovani a giocare sui prati e i meno giovani seduti all’ombra della folta vegetazione. Niente di speciale, ma un paesaggio che da il senso della pace vissuta.

Proseguendo lungo il lungo lago, verso la fine, trovo un’imbarcazione strana che mi accende le fantasie, chissà perché mi ricorda il Nautilus di Capitan Nemo.



Se ci addentra nell’abitato ci si trova in un caldo paesaggio di case antiche, ricavate anche in torrioni di antiche fortificazioni.

È una festa di portoncini , finestre e muri con tantissimi vasi di fiori di tutti i colori. Le case appoggiano su rocce solide e l’abitato si arrampica seguendo le rocce sullo sperone.
Vicoli stretti permettono di passare verso la parte alta, e percorrendo questi si ritrovano immagini fantastiche e ci si potrebbe aspettare l’apparire di un cavallo montato da un nobile cavaliere con cappa e spada. Sul culmine il castello diroccato, ma “messo in sicurezza”, è pulito in ordine e da li si può avere una bella visone del lago. Scendendo nuovamente verso il lago trovo una piazza, con negozi di specialità gastronomiche.

Mi siedo ad un tavolino di un caffè quando vedo una cosa che mi stupisce: una rastrelliera intera di giornali tedeschi e inglesi, compresi i fumetti per bambini. Questo vuol dire che qui il turismo straniero è più frequente di quello italiano. Devo dire che sono degli intenditori!

È l’ora di una buona cena; a Passignano ho trovato dei buoni ristoranti, curati nella ricerca di piatti leggeri ed appetitosi ed a prezzi abbordabili.

Il giorno dopo mi raggiunge una amica da una città vicina e con lei parto all’esplorazione delle isole del lago.
Quella che mi interessa di più è l’Isola Polvese di grande interesse naturalistico, ma lì non siamo sicuri di trovare un posto dove pranzare ed allora abbiamo deciso di puntare sull’Isola Maggiore, tra le altre cose il traghetto parte proprio da Passignano. Purtroppo la carenza di informazioni ci fa perdere un bel pò di tempo e così lunga passeggiata ancora sul lungolago a parlare dopo tanti mesi che non ci si vede. Alle 12 finalmente si parte, che pigri sembriamo, ma se la vacanza non è lasciare che il tempo scorra senza ansia, che vacanza è?
Breve tragitto sul traghetto, che ci permette di vedere dal lago una parte dell’isola; intanto si preparano le strategie: appena sbarcati ci butteremo in un ristorante, cosi eviteremo di dover fare la fila e sistemato lo stomaco, resterà il pomeriggio a nostra completa disposizione. L’isola mi attira, così come l’ho vista, coperta da un manto di bosco ceduo.
Preoccupazione stupida del pranzo la nostra, appena sbarcati alcune giovani ci offrono…. leccornie? No, ma cosa credete, pubblicità dei vari ristoranti! Proviamo a fare una verifica sul campo e scegliamo quello che sembra avere le migliori caratteristiche. Per carità nulla a che vedere con quello che ho provato il giorno prima, cibo al limite della sufficienza per qualità, servizio approssimato e quando chiedo la fattura la risposta indecente è:”c’è lo scontrino fiscale basta ed avanza”, non ho voglia di rovinarmi una giornata, ma evidentemente sconsiglio di pranzare all’Isola Maggiore.
Terminato il pranzo ci incamminiamo lungo la via che attraversa l’abitato verso la spiaggetta, ma io mi indirizzo deciso verso la strada che si addentra nel bosco di lecci che ricopre l’isola.

Vi è una rete di sentieri che l’attraversa e in ognuno c’è qualche cosa di interessante da vedere, peccato che questo lo abbiamo scoperto alla fine, anzi quando avevamo già lasciato l’isola.

La cosa che mi ha attratto è stata la scala che conduce alla chiesa romanica di San Lorenzo. Chiesetta con portale interessante con disegni antichi, ricchi ricami di pietra testimoni del tempo passato.

Queste pietre immerse nel verde delle piante danno una sensazione di sospensione del tempo. Tutto il sentiero che percorriamo è fuori dal tempo e ci dà la serenità della natura. Sentiero romantico, con piante ombrose e sottobosco ricco di mirto, lentisco e fiori.


Scendiamo verso il lungo lago all’altezza dello scoglio di San Francesco (qui San Francesco è onnipresente), vicino alla cappella c’è un ampio spazio erboso dove ci si può fermare per una colazione ed un gruppo di gitanti sta facendo un gioco di società: “la bandierina”.

Noi proseguiamo sul sentiero del lungo lago nella tranquillità e nel silenzio della natura raggiungiamo un torrione ( che poi scoprirò essere stato un mulino a vento per pompare l’acqua del lago) sulla punta sud dell’isola e lì su una panca di pietra ci riposiamo e gustiamo il paesaggio lacustre.
Sulla superficie dell’acqua c’è un puntolino in movimento, si muove lestamente poi improvvisamente scompare nell’acqua per riapparire dopo molto tempo.
È lo svasso, un uccello acquatico che la leggenda, per la sua abitudine di restare sottacqua a lungo nella pesca, considera un animale sovrannaturale capace di mediare fra la terra e gli inferi, così è considerato mezzo demonio, anche per il ciuffo di piume sul capo che a volte ricorda le corna del diavolo.
Passiamo il tempo a studiarne i movimenti e ad indovinare dove e quando riapparirà alla superficie, poi riprendiamo il cammino ed arriviamo ai piedi del Castello Gugliemi.
Ad una angolo della costruzione il sentiero si divide in due, a destra un sentiero ben ordinato che finisce in una scalinata a sinistra una piano disordinato; ovviamente ci indirizziamo a destra, ma con grande sorpresa la scalinata termina ad un fosso dove manca un ponticello e tutto è transennato con un filo spinato, questo anticipa quello che vedremo poi. Presa la via a sinistra e salita la breve china che ci attende, troviamo un paesaggio allucinante.
La prima cosa cha mi colpisce è un lampione orbo e arrugginito che ci sovrasta. Isolatori elettrici con fili penzolanti ed i muri scrostati,le persiane che ricordano la dentatura di una novantenne.Un paesaggio da thriller vero e proprio. Poco più avanti un cartello avvisa: “pericolante” come se ce ne fosse bisogno!


La visone di sfascio ed il cartello allarmano la mia compagna di escursione, che non vuole addentrasi in un portone spalancato che mi attira. Ma io sono curioso ed entro.

Quello che vedo, mi lascia esterrefatto, mi sembra di essere in un altro mondo, un modo che ho visto solo nella celluloide dei film. Una chiesa con ancora gli arredi, ma tutto rovinato, coperto di polvere, come se un evento improvviso avesse interrotto una cerimonia tanti anni fa.
Sul fondo, una vetrata dai colori sgargianti e una volta a spicchi in cui risalta il centrale di un colore blu cielo. Resto con la bocca aperta e inizio a cercare di fare fotografie, che per la mancanza di luce sono difficilissime. Intanto una signora del luogo entra con al seguito dei turisti (si vedono delle ombre in movimento, come fantasmi, sulla foto fatta con tempi lunghissimi) ed inizia a fare da cicerone, cose interessanti, magari non troppo vere; mi piacerebbe seguirla, ma lei ha chiuso la porta di ingresso e la mia compagna è rimasta fuori! Cerco di riaprile la porta, ma c’è buio, sono obbligato a richiamare l’attenzione della guida per farmi aprire….e così “ritornai a veder le stelle”, o meglio la mia stella che mi attendeva fuori.

Ancora uno sguardo al “maniero degli orrori” e poi ancora al paesaggio del bosco meraviglioso. Rientriamo nell’abitato e un gruppo di gatti sembra attenderci, gatti simpatici, ma molto magri, che siano dei fantasmi del castello?

Per rientrare a Passignano dobbiamo attendere un’ora, cogliamo l’occasione per visitare il “Museo del merletto” e lì alla fine trovo le guide, che mi sarebbero state utili fin dal giorno prima.
Ormai la giornata volge al termine, invano andremo a San Felice, sperando di poter andare sull’isola Polvese, che deve essere una meraviglia.
Non riusciamo vedere neanche il “Museo della pesca del lago Trasimeno” che contiene cose molto interessanti, tra cui la testimonianza di un sistema di coltivazione ittica usato sul luogo nell’alto medioevo; quella dei torali o tuori, parola di origine etrusca in uso nell’area di influenza di Arezzo che significa “protuberanza” e che ha dato il nome a d alcune località tra cui Tuoro del Trasimeno. Questi tuori erano porzioni di acqua, di proprietà privata, situate lungo la fascia costiera , in zone libere dai canneti, in cui venivano affondate grandi quantità di fascine di quercia in cerchio, così da creare un cumulo sommerso in cui il pesce potesse trovare rifugio dai rigori dell'inverno ed essere, quindi poi catturato in quantità.
Un altra cosa che abbiamo trovato chiusa è l’oasi naturalistica Valle di Lega Ambiente, facciamo una puntata a Castiglione dove faccio l’ultima foto del lago. Sarà la stanchezza ma dopo le cose emozionati che ho visto Castiglione, mi sembra banale.



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