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 Anno I n° 6 del 15/09/2005    -   LENTE DI INGRADIMENTO


70$ al barile è il nuovo record dell’ORO NERO
Il prezzo del petrolio: scheggia impazzita o tendenza storica?
Perché il prezzo del petrolio cresce? Cosa comporta ciò? Adesso che abbiamo affidato a queste risorse la sopravvivenza del nostro sistema, non possiamo che accelerare i tempi per usare le energie alternative
Di Concetta Bonini


Il continuo, drammatico aumento del prezzo del petrolio, che pesa come fattore determinante sull’economia mondiale e si rivela sostanzialmente il metro del nostro mercato, tiene desta l’attenzione degli economisti, degli ambientalisti e non solo.

Da un lato si investiga sulla causa di questo fenomeno, dall’altro non si può che pensare a risolvere il nodo più grave del nostro fabbisogno energetico.
La causa dell’aumento del prezzo del petrolio è un quesito che si pone da decenni, da quando almeno è iniziata l’altalena delle statistiche sui grafici del prezzo al barile.
Dopo una fase iniziale di andamento costante, dall’immediato dopoguerra al 1973, a partire dalla guerra del Kippur tra Egitto e Israele è iniziato il gioco al rialzo dei prezzi, sulla spinta essenzialmente delle congiunture politiche internazionali. Quella che era una semplice guerra territoriale, dichiarata da Sadat per sottrarre ad Israele il Sinai, acquistò una dimensione globale: di fronte alla vittoria israeliana dovuta ai massicci aiuti americani, gli stati arabi produttori come l’Iraq, l’Arabia Saudita e il Kuwait decretarono l’embargo contro i paesi occidentali filo israeliani e quindi, in pratica, originarono il primo vero shock petrolifero.

Da allora il petrolio è diventato l’oggetto –più politico che altro- delle relazioni internazionali, dal momento che i paesi industrializzati compresero il rischio costituito dalla concentrazione delle risorse nell’area mediorientale. Si trattò del primo episodio in cui paesi arabi si resero conto dell’arma di cui disponevano contro i paesi occidentali, sebbene non ne abbiano poi mai saputo disporre veramente, e fu proprio questo il motivo, di contro, della prima riflessione da parte dei paesi occidentali sulle energie alternative.

La seconda grande crisi si ebbe nel 1979, anno della Rivoluzione Iraniana causata dalla fuga dello shah Reza Palevi, che innescò un arresto della produzione durato diverse settimane e una crisi protrattasi per anni ed anni.
Per questo la stabilità nel medioriente per il mantenimento dei prezzi ad un livello accettabile è stata sempre la principale se non unica ragione politica di paesi come l’America, ritenendo che il Golfo, con la sua concentrazione di riserve, fosse fondamentale per l'occidente.
Ma non si può dire che il petrolio sia sempre stato elemento di divisione tra il mondo occidentale e quello arabo, seppur restando l’essenziale soggetto politico, la guida indiscussa degli interessi economici e, sostanzialmente, il pomo della discordia.

I paesi dell’Opec, o almeno alcuni di loro, hanno talvolta ritenuto opportuno adottare una linea consociativa piuttosto che di netta contrapposizione e un caso eclatante fu senza dubbio la Guerra del Golfo, seguita all’invasione del Kuwait del 1991. Allora le superpotenze del petrolio si schierarono con l’alleanza americana contro l’Iraq di Saddam Hussein e difatti non si può dire che allora si ebbe una crisi dei prezzi.

Si può prendere atto, invece, che da allora il prezzo è cresciuto inesorabilmente, con una forte crisi nel 2000 e, invece, nessuna variazione o quasi dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003 che inseguiva invano il tentativo di un ribasso. Un fattore determinante sta diventando invece la Cina, che si fa strada sul mercato anche con una fortissima quanto inattesa domanda di petrolio.

Tuttora il petrolio dimostra una forte reattività politica, basti pensare ai folli aumenti dovuti essenzialmente alla minaccia terroristica costituita da Al Qaeda, ma anche all’espansione economica della Cina e alla crescita petrolifera della Russia. Per questo il prezzo al barile è salito quest’anno sui 40 o addirittura 50 dollari, per poi raggiungere il picco di 70 dollari al barile quest’estate e peggio ancora da quando Katrina ha deciso di distruggere New Orleans e con essa le piattaforme del Golfo del Messico.

Ma è innegabile –e la storia ce lo dimostra- che non possono essere solo fattori di ordine politico a influire sull’ascesa dei prezzi.
Da un lato infatti si sono verificati episodi in cui importanti eventi politici non hanno fatto registrare nessuna variazione dei prezzi sul mercato mondiale, per esempio la guerra Arabo-Israeliana detta "dei sei giorni" nel 1967.
Dall’altro, come in ogni campo dell’economia, anche qui vige la legge elementare della domanda e dell’offerta. E mentre il mondo continua ad essere sempre più petrolio-dipendente, in percentuali sempre maggiori in relazione all’aumento dei paesi industrializzati, mentre quindi la domanda sale, l’offerta non riesce in alcun modo a tenere il passo. E l’Opec stessa ammette l’impossibilità di normalizzare l’offerta in breve termine.

A questo punto, se è vero che l’ascesa ha tenuto un ritmo costante nell’ultimo decennio in apparenza immotivatamente, entra in gioco il problema delle risorse di petrolio di cui il nostro pianeta dispone.

Perché mentre gli economisti si ostinano a negare la fine del petrolio e ad attribuire il fenomeno a fattori esclusivamente politici e mentre gli ambientalisti assicurano il contrario, è la Natura a vincere inesorabilmente: negli ultimi cinquant’anni abbiamo abusato del petrolio considerandola fonte energetica essenziale ed insostituibile, senza dare ascolto alle Cassandre che ne preannunciavano la fine, così come non credevamo all’effetto serra e al buco dell’ozono, e abbiamo decimato riserve di idrocarburi accumulate in milioni di anni di ininterrotto lavoro biologico.

Adesso che abbiamo affidato a queste risorse la sopravvivenza del nostro sistema, non possiamo che accelerare i tempi per prenderne atto e per cominciare finalmente e seriamente ad usare le energie alternative in modo di riuscire a fronteggiare la crisi quantomeno nel lungo termine, tanto più che ormai i prezzi del petrolio non sono nemmeno più competitivi con quelli delle altre risorse.



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