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 Anno I n° 8 del 13/10/2005    -   PRIMA PAGINA


Lo sbuffo
L’integralismo deve sempre essere rifiutato, di qualunque colore sia
Ancora il problema dell’integralismo islamico. Il rifiuto delle nostre regole di vita non può essere accettato; anche chi è per il dialogo ed il rispetto non può rinunciare alle nostre regole basilari di convivenza
Di Giovanni Gelmini


Leggo sulle agenzia di stampa (Andkornos): “Cremona, 11 ott. (Adnkronos) - Prima denuncia da parte della Polizia di Stato per una donna che ha indossato il burqa in luogo pubblico. Si tratta della moglie dell'ex imam di Cremona, Mourad Trabelsi, sotto processo per terrorismo islamico, che si e' recata all'asilo cremonese ''Brigida Zucchi'' ad accompagnare una delle figlie portando il velo che le copriva totalmente il volto. A richiamare l'attenzione delle forze dell'ordine, una delle mamme dei piccoli che frequentano l'asilo d'infanzia.”

Credo che questo vada ben legato a quanto sta avvenendo a Milano con la “scuola islamica” di via Quaranta. Premetto che mi ritengo una persona che nutre un profondo rispetto per le diversità e che è fermamente convinto che si deve sempre tenere aperto il dialogo, perché credo che non sia mai con la forza che si risolvono i problemi. Ma questo non vuol dire dover abdicare alle proprie modalità di vivere, a regole ritenute essenziali e storicamente accettate, per rispetto al pensiero integralista di qualcuno. È evidente che il ragionamento vale per qualunque integralismo, islamico o cattolico. Purtroppo anche di questo ne abbiamo parecchio, anche se utilizza altri metodi per cercare di imporsi.

Il fatto riportato dall’agenzia ha due aspetti emblematici, uno che da parte di una gruppo più o meno ristretto di aderenti alla religione islamica ci sia la volontà di imporre le proprie regole a noi, l’altro che una norma di pubblica sicurezza che vieta di circolare in luoghi pubblici con il volto coperto, norma che si perde nella notte dei tempi, che è stata richiamata dal Sindaco di Cremona con una ordinanza, è disattesa dalle forze di polizia che devono essere “richiamate” per l’applicazione da un civile. Questo lo si nota già dagli anni caldi dopo il ’68 quando gli islamici erano ben lontani.

Se leggiamo i fatti che si susseguono a Milano, per la scuola di Via Quaranta, ritroviamo le stesse pretese. Quelle che vedono il rifiuto del nostro modo di vivere, di quelle regole di eguaglianza fra gli uomini (e donne), di razza e di religione che sono alla base proprio della ideologia dell’accettazione e del dialogo che cerca la mediazione con loro. Quindi loro stessi rifiutano la base ideologia su cui si potrebbe costruire la convivenza.

Io continuo a ritenermi moderato, ma di fronte a queste posizioni intransigenti sono fortemente dispiaciuto di dove rilevare che forse la risposta adatta a loro è: “se così non vi va, tornate a casa vostra”.



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