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 Anno I n° 9 del 27/10/2005    -   TERZA PAGINA


Zibaldone
Sergio Bambarén – IL DELFINO:I sentieri del sogno portano alla verità – Sperling & Kupfer
Una piccola bellissima favola che ci risucchia via dalla quotidianità e ci ricorda il tempo dei sogni, ci avverte che solo le nostre paure costituiscono un intralcio alla loro realizzazione, come “Il Gabbiano Jonathan Livingstone” di Richard Bach
Di Concetta Bonini


  “Altro che far la spola tutto il giorno, altro che la monotonia del tran tran quotidiano sulla scia dei battelli da pesca! Noi avremo una nuova ragione di vita. Ci solleveremo dalle tenebre dell’ignoranza, ci accorgeremo di essere creature di grande intelligenza e abilità. Saremo liberi! Impareremo a volare!!! […] Quel che aveva sperato per lo Stormo se lo godeva adesso da sé solo. Egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare.”
Era all’incirca il 1970 quando Richard Bach portava questo soffio autentico di magia nella letteratura mondiale e, soprattutto, diritto dentro il cuore di milioni e milioni di lettori. Tra questi, probabilmente, c’era Sergio Bambarén. In tal caso deve conoscerlo bene, deve averlo imparato a memoria. Perchè il suo delfino somiglia indicibilmente al gabbiano che ci ha fatto innamorare. E, lungi dall’essere una sua copia tardiva e sbiadita, Daniel Alexander Dolphin si fa amare almeno tanto quanto Jonathan Livingston. Ma partendo da questo stesso presupposto, in fondo potremmo anche credere che Bambarén, al momento di scrivere uno dei suoi romanzi di maggior successo, non conoscesse l’esistenza del celeberrimo narratore americano. E’ un ragionamento per assurdo, se non altro per la fama di cui Bach indiscutibilmente gode, ma ci rivela che tanto Daniel quanto Jonathan altro non sono che il simbolo del sognatore che c’è in ognuno di noi e che potrebbe portarci, senza conoscere nessuno dei due, ad inventare il nostro mito.
Un mito che sia capace di raccontare e di rappresentare la voglia immensa di libertà che ci riempie l’anima e che noi stupidamente soffochiamo in nome del dovere, delle responsabilità, dimenticando cosa vuol dire vivere. E così la potenza di un volo nel cielo equivale alla potenza di un’onda che ti trascina sulla sua cresta ed è la stessa potenza della nostra voglia di volare, di nuotare liberi nel mare, di inventarci il nostro sogno e di consegnare ad esso la nostra intera esistenza affinché acquisisca quel senso profondo che possiamo trovare solo dentro il nostro cuore. “Arriva un momento nella vita in cui non rimane altro da fare che percorrere la propria strada fino in fondo. Quello è il momento d’inseguire i propri sogni, quello è il momento di prendere il largo, forti delle proprie convinzioni”, sussurra la voce del mare a chi la sa ascoltare, al cuore libero e pulito di Daniel Dolphin. Ma è vero anche che “Tutti abbiamo i nostri sogni. L’unica differenza è che alcuni lottano e non rinunciano a realizzare il proprio destino a costo di affrontare qualunque rischio, mentre gli altri si limitano ad ignorarli, timorosi di perdere quel poco che hanno. E così non potranno mai riconoscere il vero scopo della vita”.
Una favola, una piccola bellissima favola che ci risucchia via dalla quotidianità e ci ricorda il tempo dei sogni, ci avverte che solo le nostre paure costituiscono un intralcio alla loro realizzazione. In cuor nostro tutti sappiamo che accettare di rinunciare alle certezze, accettare anche di sacrificare i sentimenti, pur di scommettere sulla bellissima follia di un sogno puro, vuol dire iniziare un lungo viaggio nell’ignoto al termine del quale ci verrà svelato il senso della nostra esistenza, unica ed irripetibile, e proprio per questo preziosissima.
Questo comporta il peso enorme dei pregiudizi e dei giudizi, comporta uno scontro quotidiano con la meschinità di chi preferisce lasciarsi inzuppare le pinne dal fango e sol per questo non può che pensare che la vita stessa sia fango, comporta l’angoscia della solitudine e dell’incomprensione. E solo il sostegno di un grande sogno può dare il coraggio di affrontare tutto questo col sorriso sulle labbra, con la gioia nell’anima, con la forza nel cuore, e soprattutto con la voglia di superare noi stessi sfidando l’ignoto e credendo che nulla sia impossibile a chi non condiziona sé stesso ponendosi sciocchi limiti. Daniel Dolphin non è che questo, il simbolo naturale della nostra forza, che sempre è esistito nel mito e nella storia, forse ancor prima di Ulisse dannato che dei remi fece ali al folle volo… Come Daniel Alexander Dolphin trova il suo senso nell’onda perfetta, un gabbiano lo trova in una sublime danza col vento, e un uomo superando i limiti imposti all’uomo dall’uomo. E ognuno di noi lo trova dentro un sogno e in una ricerca che è essa stessa nient’altro che sogno.



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