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 Anno I n° 9 del 27/10/2005    -   PRIMA PAGINA


Lo sbuffo
La ‘Società Opulenta’ è la ‘Società del Benessere’?
Quale benessere ci può essere in una società che distrugge l’uomo nella sua essenza piu intima, l’eguaglianza e la libertà di scelta?
Di Giovanni Gelmini


Quello che sentiamo dai telegiornali, quello che vediamo ed anche quello che i colleghi hanno scritto in questa prima pagina, pongono in evidenza che la nostra società è ben lontana da essere la società del Benessere.
Mi spiace contraddire John K. Galbrait che all’inizio del suo libro “La società Opulenta” mette la saggia citazione di Alfred Marshall “L'economista, come qualunque altra persona, deve preoccuparsi dei fini ultimi dell'uomo”. Purtroppo non sembra che la sua opera abbia avuto ripercussioni positive per il raggiungimento di questi fini.

Il passaggio da liberalismo a capitalismo (sia privato come quello degli Stati Uniti, sia statale come quello sperimentato nei paesi del blocco sovietico), non ha certo migliorato la società. L’idea che si potesse inventare i consumi creando le esigenze tramite la pubblicità o l’emulazione, ha introdotto una forma di violenza estrema verso tutti.
Il diverso non è più solo quello con la pelle diversa, quello che parla un altro idioma , ma è essenzialmente quello che non ha accettato l’imposizione di una serie di oggetti o di comportamenti che vengono imposti attraverso forme sempre piu subdole di pubblicità.

Oggi siamo dei nuovi schiavi, gli schiavi della “società dell’apparire”, cioè crediamo che sia imperativo per noi apparire per essere accettati. Questo implica che si è sempre in vetrina, si deve essere sempre belli, piacevoli, interessanti, sempre sulla cresta dell’onda, sempre alla moda. Da qui una serie di necessità costose e così si deve lavorare per acquistare beni da mostrare in vetrina, non lavorare per “creare” qualcosa di nostro: la famiglia, gli amici, generare la stima e la fiducia, l’essere “galantuomini”.

Quindi sempre lavoro e stress, anche il divertimento diventa uno stress. E per l’uomo spesso è necessario rifugiasi in evasioni che lo facciano sentire “potente”. Da qui le perversioni l’abbandono a forme varie di evasione dalla realtà.

Ma altra conseguenza è la scomparsa degli ideali. Questo però non ha ridotto la conflittualità tra i gruppi, ma ha trasformato la conflittualità dall’essere rivestita da giustificazioni morali, alla pura lotta per il potere senza una vera giustificazione: la pura lotta tra Capitalisti. Per questo di fanno le guerre militari, per questo si scatenano le guerre mediatiche.

Questo lo si può leggere molto bene nel comportamento del nostro Capo del governo, che tra le altra cose sta facendo passare come “federalismo” una riforma costituzionale che apre una forma di dittatura reale ben più forte di quella pensata da Mussolini, ma la ritroviamo oggi in modo evidente anche nel continuo tentativo degli organi sportivi di prevaricare sulla società ordinaria. Prima Carraro impone di giocare la serie B al sabato contro le esigenze di tutta al società civile, compresi i tifosi, poi Pescante cerca di far cambiare la legge sul doping perché non piace alle società sportive internazionali che dovrebbero partecipare alle Olimpiadi Invernali di Torino. Tutto questo per avere una migliore umanità? No solo per i vili soldi, solo per mantenere quel giro inutile e fasullo che oggi è lo sport: una montatura per trasmettere miti e sostenere la macchina infernale della produzione di capitale.

L’alternativa a questo dovrebbe essere l’insegnamento del Vangelo il mito di “San Francesco”, ma la Chiesa si preoccupa più della fecondazione artificiale che della presenza diffusa del dio Mammone e forse “San Francesco” è qualcosa che perfino può dare fastidio alle gerarchie ecclesiastiche, come lo è stato nel suo tempo.



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