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 Anno I n° 11 del 24/11/2005    -   LENTE DI INGRADIMENTO


Credi nel matrimonio?
Ecco perché una giovane coppia sceglie ancora oggi il matrimonio cattolico
Il matrimonio è l’espressione degli uomini e delle donne che in esso si uniscono, dunque può cambiare col cambiare della loro mentalità
Di Enrica Gintoli


La nostra è una società che nel corso dei secoli ha fatto un cammino evolutivo non indifferente: è la società della pari dignità tra uomo e donna, la società che ha infranto molti tabù e che sembra anche non accettare più nemmeno le istituzioni millenarie quali il matrimonio.
Perché, dunque, i giovani cattolici di oggi dovrebbero scegliere il matrimonio(ovviamente religioso)?
Anzi: perché molti giovani cattolici oggi hanno paura del matrimonio?
Perché penso si tratti di paura o di una maturità non ancora raggiunta quando alla domanda”Credi nel matrimonio?”la maggior parte risponde che no, non ci crede perché non c’è bisogno di sposarsi per amarsi a vita o che poi è impossibile andare d’accordo in eterno con una persona.
Ma chi ha mai detto che”matrimonio” non è anche sinonimo di liti e piatti rotti? Come uomini siamo fallibili e abbiamo le nostre debolezze per cui non andare d’accordo è assolutamente normale, ma certo che se prendiamo ad esempio le crisi vissute da una coppia che ha scelto il matrimonio come ripiego o solo per il fascino della marcia nuziale, da una coppia la cui scelta manca di qualsiasi base su cui costruire, allora ecco che mi diventa normale la conclusione del divorzio e la conseguente perdita di fiducia nel matrimonio.
Se invece consideriamo una coppia, anche con le sue liti, che ha vissuto un cammino di maturazione comune e ha capito di stare sperimentando amore vero e di condividere gli stessi principi etici, e infine ha scelto il matrimonio con la consapevolezza di aver bisogno di essere sostenuta quotidianamente nella fede in Dio per la costruzione di un progetto di difficile realizzazione, allora ecco che il matrimonio riacquista valore e vigore. E non è un discorso puramente astratto: esistono queste coppie, come mi è capitato di incontrarne tante, primi fra tutti i miei genitori e i miei nonni che mi hanno insegnato, non solo con le parole ma con l’esempio di una vita, a credere fortemente nel matrimonio e nella sua validità.
Allora continuare a condannare il matrimonio adducendo quelle tesi significa non accettare la logica del sacrificio e di quella responsabilità a mio parere inscindibile dall’amore e dalla fede, forze indispensabili per poter scegliere consapevolmente il matrimonio.
Dunque la paura deriva da una società che oggi vede dilagare un concetto tutto traslato di libertà individuale, che prescinde in maniera preoccupante da quello di responsabilità e rispetto al quale c’è ben poco da fare.
Non trovo scusanti nemmeno in chi mi dice che il matrimonio è solo l’espressione di una società antiquata e maschilista ormai in declino, e non le trovo perché essendo il matrimonio nient’altro che l’espressione degli uomini e delle donne che in esso si uniscono, cambia col cambiare della loro mentalità. Così, visto e considerato che oramai, nella nostra società ,a parte pochi nostalgici, la concezione della donna angelo del focolare priva di una propria individualità si sta pian piano perdendo, allora il matrimonio diventa la massima espressione della pari dignità tra marito e moglie, non più divisi da un muro insormontabile ma uniti dalla reciproca comprensione di chi vive le stesse realtà nel quotidiano.
Cade, allora, anche la visione anacronistica dell’istituzione matrimoniale.
Cosa resta allora(a parte quella famosa fobia)?
La verità è che il matrimonio è solo per chi è consapevole della forza e della veridicità dei propri sentimenti,delle responsabilità che tale scelta comporta, dei propri valori e della propria fede che lo portano a sentire la necessità di avere una benedizione che nulla ha a che vedere con quella umana e che sancisce un’unione avallando un progetto di vita che con le sole forze umane, per noi cattolici sarebbe difficile portare a compimento.
Non dico di no alla convivenza di giovani coppie cattoliche, ma che non sia solo un’ennesima soluzione di facciata dietro cui nascondere l’incapacità di assumersi le proprie responsabilità.



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