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Intervista ad un uomo sposato


Di Cricio

So che sei sposato da 34 anni, vivi ancora con tua moglie, ha due figli da invidiare; allora come definisci il tuo matrimonio?
Per definire il mio matrimonio penso che sia utile una riflessione che ho fatto circa un anno fa, quando ho iniziato a rileggere il blog di Gelido Capriccio partendo dal suo primo post; proprio nei suoi primi post ho trovato "matrimoni...." del 19 aprile; in esso ho trovato la chiave di lettura della mia situazione: una moglie a cui voglio bene, ma che non mi segue più, che ha rinunciato a conquistare e ad essere conquistata, che non apprezza le coccole, i voli della fantasia, il gioco dell'invenzione. Quindi è un matrimonio ormai sospeso che è molto più vicino alla amicizia che a quello che io vorrei nel matrimonio e che alla fine lascia ampi spazi scoperti che potrebbero essere facilmente occupate da altre donne.

Quindi anche il tuo matrimonio è in crisi, quale sono stati i fattori che hanno portato a questa situazione?
Credo che la risposta la si trova forse proprio all’inizio quando ci siamo conosciuti. È stato all’Università durante gli esami. Entrambi lavoravamo già, ma io ero già abbastanza avanti con la carriera, nel tempo libero avevo, oltre l’università che era quasi un hobby, tantissime altre attività tra cui il teatro in cui ero impegnato professionalmente alla sera dopo il lavoro diurno. Per me quello era un anno di cambiamento. Finita una storia che mi aveva impegnato molto e per parecchi anni, mi sentivo solo e questa solitudine mi si acuiva nel omento in cui stavo per decidere per il mio futuro. Proprio in quei mesi ho preso infatti le decisioni che hanno poi caratterizzato tutta al mia vita fino ad ora. Il cambiamento del lavoro dalla ricerca scientifica a quella economica e il matrimonio. In quel momento ci siamo trovati insieme; sicuramente anche lei aveva problemi da affrontare e la mia presenza la ha aiutata a trovare le soluzioni come lei è stata importante per me.

Ma allora è stato un incontro di due anime che vibravano insieme!
No proprio no. A distanza di anni devo dire che sicuramente ci sono state e ci sono ancora delle aree di reciproca fiducia e stima, ma è mancata fino dall’inizio quella comunanza di intenti, al punto che le prime vacanze passate insieme hanno prodotto una lite formidabile. Ma la necessità reciproca di aiuto ha sicuramente fatto superare quelle avvisaglie che c’era qualcosa che non avrebbe funzionato poi. Il fidanzamento è stato brevissimo; ci siamo conosciuti ne febbraio del ’70 ci siamo messi insieme del giugno dello stesso anno e ci siamo sposati alla fine del l’anno successivo. Ma già nel viaggio di nozze i primi scricchiolii dovuti proprio alla diversa visone della vita. .....allora fin dall’inizio il matrimonio è stato difficile.... no, non direi; sicuramente nei primi dieci anni i motivi che ci univano sono stati dominati. Gli obiettivi comuni che ci eravamo posti erano un legante forte. Entrambi avevamo l’università da finire, la casa nuova da costruire, io le avevo dato una vita intensa con gli amici e con tante cose che lei prima non riusciva ad avere, la sua famiglia impediva la sua vita intellettuale. Poi tre le due lauree la prima figlia. La mia carriera procedeva senza grandi problemi; l’acquisto della nostra nuova abitazione, entrambi avevamo le nostre soddisfazioni dalla vita senza sentire la divaricazione di fondo che ci separava e che avrebbe avuto il suo peso successivamente.

La divaricazione; quando e come ha mostrato i suoi segni?
Nel 76 avevo raggiunto il massimo nella carriera impiegatizia e iniziava l’avvicinamento alla dirigenza. I primi anni di quella vita sono stati sicuramente entusiasmati per entrambi; il le davo agiatezza e sicurezza, che era quello che lei cercava cercava, nello stesso tempo ero molto impegnato dal mio lavoro che mi dava molte soddisfazioni e mi teneva lontano da casa per quasi tutto il giorno.
Il momento di svolta si lega a due avvenimenti; è stata una svolta drastica che mostra il diverso percorso che le nostre vita avevano fin dall’inizio. Con gli anni ’80 il mio lavoro diventa sempre meno interessante, fatto più di battaglie per il potere che di realizzazione di “cose”.
All’inizio del 82 nasce il figlio maschio, dopo una gravidanza molto difficile. Per mia moglie li finisce la sua vita sessuale e il figlio diventa il centro della sua vita. Nello stesso anno il mio lavoro diventa insopportabile e alla fine dello stesso anno, mi trovo nelle condizioni di dover cambiare. La mia scelta sarebbe stata di assumere il ruolo di CapoCentro del centro di calcolo di una consociata nell’Emilia, ma invece mi hanno obbligato ad assumere un posto di responsabilità in “Tecnologie” della Società capofila per l’informatica. Come ho espresso in un dipinto di quell’anno “le uova si sono rotte” e io da quel momento ho cercato di cambiare tutto. Per dirla con una frase che ora ritrovo spesso nei romanzi ho deciso di “seguire il sogno”, di vivere la mia vita, non di farmi stritolare alla macchina creata dagli obblighi di fronte ad amici e parenti ., dalla ricerca di una sicurezza inesistente. Ho lasciato il lavoro, ho iniziato una improbabile attività in proprio che ha dato risultati economici disastrosi, ma molto vitali da un punto di vista intellettuale e emotivo. Questo ha segnato la rottura definitiva della vita matrimoniale. Anche se la convivenza e l’affetto non si sono esauriti. È invece mancata completamente la vita comune interiore.

Ma ora siete ancora insieme!
Si certo, ma ogni giorno che passa siamo sempre più distanti. Non c’è più alcuna vita comune se non quella dovuta al fatto che abitiamo nello stesso appartamento e che alla fine non ci sono gravi motivi di dissidio.

La domanda che sto per porre può essere indiscreta, anche se la ritengo necessaria; vi sete mai fatti le corna?
Lei non credo ed io non le ho mai fatte, anche se un anno fa qualcosa avrebbe potuto succedere. In quella occasione io ero pronto a tutto, ma la lei non ha avuto il coraggio e così la cosa si è smontata. Ora io mi trovo molto bene con le ragazze giovani con cui riesco a realizzare un pezzo del sogno, ma questo evidentemente non vuol dire che sia pensabile di trasformare il percorso che si sta realizzando insieme in una convivenza. Se in questo caso ci può essere il ‘sogno’ in comune, mancano poi tutte le altre condizioni perché possa trasformasi in qualcosa d’altro. No penso che più passano gli anni e più sarò solo, magari circondato da tanti amici.

Possiamo trarre una conclusione da tutto questo?
Si credo di si, la prima che si può vivere aiutandosi e volendosi bene, anche se non si è più legati da amorosi intenti, la seconda è che quando le cose non vanno più si deve cercare la propria vita in ogni caso, ma non si deve mettere davanti il proprio egoismo e non illudersi che gli anni non passino. Credo di poter consigliare a chi pensa di sposarsi (o convivere) di verificare molto bene se si condivide il “sogno della vita” altrimenti sarà difficile che il matrimonio regga.

Argomenti: #crisi , #famiglia , #infedeltà , #lavoro , #matrimonio , #vita

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