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 Anno I n° 12 del 08/12/2005    -   TERZA PAGINA


Per noi è la festa dei regali per i bambini
Santa Lucia viene con l'asinello, un ricordo dell'immediato dopoguerra e una riscoperta di oggi

Di Giovanni Gelmini


La festa per noi bambini iniziava il giorno prima, ma in effetti era da giorni che ci si pensava. Quella sera, prima di andare a letto, dovevo mettere sulla finestra una tazza d'acqua ed un piatto di crusca, appositamente comperata per l'asinello, e poi subito a letto, addormentarsi presto, perché Santa Lucia, quando arrivava, non voleva essere vista, era ceca gli occhi glie li avevano strappati!

Era così bella nella sua teca, sdraiata come se fosse addormentata, con i vestiti di seta bianca e i drappi rossi ed oro, i capelli biondi e gli occhi su un piattino d'oro. Il viso bello e sereno, non faceva paura, anzi veniva voglia di darle un bacio tanto era bella.

Quella volta, nei giorni precedenti, avevo perso molto tempo ad ammirare nelle vetrine i giocattoli, era la prima volta che ce ne erano così tanti e cosi belli. La guerra era finita e le vetrine erano ricche e le gente contenta. Io mi fermavo tutte le sere davanti alle stesse vetrine; mi era stato dato il permesso di "sognare". Ecco il camion ed pulman, poi là un autobotte, e in un'altra un intero zoo con le tigri i leoni e gli elefanti, gabbie ed intorno le palme. Ed io sognavo come ci avrei giocato per giorni e giorni.

Poi sul tavolo della cucina, aiutato da zia Elena, eccomi a scrivere la letterina: "Cara Santa Lucia, ......" iniziavano sempre così. Scritta la letterina , arricchita da qualche disegno, poi l'ho portata nella chiesetta, e la, davanti alla teca, a pregare e sperare.

Quella sera, come ogni sera, prima di addormentarmi una preghiera, uno sguardo alla piastrella dell'angelo custode e poi chiusi gli occhi a sognare il giorno dopo, a sognare la santa con l'asinello.

Al mattino la grande sorpresa, nello studio dello Zio Amedeo, un tavolino ricoperto di regali; quelli che avevo per giorni sognato, tra mucchi di caramelle, zuccherini con il profumo dei mandarini appena arrivati dalla Sicilia. Il profumo dei mandarini l'ho poi sempre ricollegato a santa Lucia.
Poi alla svelta la colazione ed di corsa a scuola con uno dei regali ricevuti e la festa proseguiva, quel giorno era un giorno di giuochi anziché di lezione.


Questo il ricordo della mia infanzia la prima Santa Lucia del dopoguerra, quando finalmente c’erano i giocattoli nei negozi.

Tra qualche giorno è nuovamente Santa Lucia e passando davanti alla chiesetta a lei dedicata mi è venuta voglia di entrare. Qualcosa è cambiato, la statua non ha più i capelli biondi, gli occhi non sono più sul piattino, ma al loro posto sul viso, ma ancora mucchi di “letterine” e tanti tanti bambini che accompagnati dai nonni o dai genitori lasciano il la loro missiva alla Santa e sperano, ma c’è qualche cos’altro che attira la mia attenzione, sull’altare della Santa vi sono dei giocattoli.
Cosa è successo? I bambini portano i regali alla Santa? Me lo spiega don Luigi Morino, rettore della chiesa: l’anno scorso ha pensato “perché non cogliere l’occasione di insegnare ai bambini a donare ?“- e prosegue- i bambini non hanno il senso del donare, per loro è naturale ricevere. Bisogna insegnare a donare.
Spesso i bambini sono abituati a lasciare la moneta che i genitori danno loro nella cassetta delle elemosine, ma donare è un’altra cosa, non è dare denaro, che tra le altre cose i bambini non apprezzano nel loro valore. È un’altra cosa lasciare il loro giocattolo, con cui hanno giocato perché vada a qualcun altro. Questo vuol dire dare un segno di se stessi ad un altro. Qualcosa che va oltre il valore reale dell’oggetto perché nell’oggetto viene inglobato qualcosa di loro stessi. Spesso poi i giocattoli non sono nelle condizioni di essere dati ad altri bambini perché hanno avuto la “loro vita di giocattoli”, ma quello che conta è che i bambini imparino a legare il fatto di “chiedere i regali” e “dare regali”.

Credo proprio che sarebbe bello se la gente e, non solo i bambini, imparassero a fare doni che comprendano qualcosa di se stessi che vada oltre l’esborso di denaro.



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