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 Anno I n° 12 del 08/12/2005    -   TERZA PAGINA


Anche al cinema
LABIRINTI: il fracasso del silenzio nelle spire di trame concentriche

Di Daniela Losini



FERRO 3 di Kim Ki Duk.

- Il fracasso del silenzio -

Potenza del silenzio, delle immagini e del racconto visivo per eccellenza. Un ragazzo s’intrufola nelle case degli altri, non ruba, spia le loro vite in sospeso, si appropria dei loro spazi e si nutre dei brandelli delle loro esistenze. Cucina, lava abiti, entra in contatto con l’energia delle case e delle cose, aggiusta elettrodomestici a pezzi. Senza farsi troppe domande (ma forse ponendosi l’unica domanda possibile) nell’ennesima casa vuota, scopre una giovane donna dominata dal sopruso. Con lo sguardo, con le braccia se la porta via, in sella alla sua moto.
La introduce nel suo mondo fatto di grazia e distacco, ovattato e nomade e inizia un viaggio profondo, interrotto bruscamente da una morte, da un’accusa ingiusta, dalle parole dei malvagi (il marito manesco, la polizia, i traditori) poi il registro vira e si trasforma in un percorso onirico dove la differenza tra la realtà e il sogno è un velo impalpabile di speranza e libertà allo stato puro. Domina l’assenza di rumori verbali ma è un’assenza carica di significati dove si lascia spazio alla possibilità di cogliere suggestioni, sfumature, interpretazioni. Come in un labirinto di emozioni, si ascolta col cuore.
Questo è un film che sussurra e urla al tempo stesso con la sola forza evocativa della fotografia e delle immagini. L’essenza stessa della pellicola emerge tortuosamente diretta e senza ostacoli. Accompagna le scene, il suono poetico della quiete. Quella che si prova quando i sogni rimangono sotto pelle.


DONNIE DARKO di Richard Kelly

- Trame concentriche -

Scende nel paese degli inferi, Donnie Darko, ruzzolando nella tana del Nero Coniglio diabolico. La metafora è stantia ma efficace. Qui dimora la schiettezza del racconto cinematografico: confuso, puro, ribelle, schizofrenico, in balia di se stesso esattamente come lo sono gli adolescenti. Bravo Gyllenhaal (talentuoso fratello dell'altrettanto brava Maggie) nel rendere perfettamente la doppiezza di quell'età ingrata che è la pubertà. Si argomenta sul sesso dei puffi in un divertentissimo scambio di battute, ci si fidanza con le parole, si parla per metafore allucinogene e di super eroi e ci si affranca con sacrosanta cattiveria dalle false insicurezze e dalle ipocrisie reazionarie degli adulti. Si vive in mondi immaginari costruiti a proprio piacimento per salvarsi dalla quotidianità o semplicemente perché è l'unico mondo conosciuto. Si eccede con le emozioni. Si eccede nel verbo e si sconta il peccato nel silenzio. Mancano ventotto giorni, alla fine del mondo e Frank l'Orrido coniglio annuncia l'editto a Donnie obbligandolo a compiere il proprio destino. Da questo momento le linee narrative del film s’infilano in tunnel temporali e s’incrociano in modo imprevedibile, fino a condurci al capitolo finale. Il corridoio del tempo mette in relazione passato e futuro impedendo di vivere il presente: allucinazione o realtà? Bruciano le case perfette degli adulti e si scoprono gli orrori: coincidenza o predestinazione? Ruzzola Donnie Darko nella tana del Nero Coniglio, scortato dalle proprie terribili paure: quella di non essere amato, di restare solo. Scivola fino in fondo a se stesso per ritornarvi e, forse, ricominciare.



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