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 Anno II n° 1 del 19/01/2006    -   LENTE DI INGRADIMENTO


Ricordi di viaggio
Un passo dietro l’altro...

Di Gioia Tentori


graffiti su una pietra della chiesa di sardagna
Pellegrina a Santiago, oggi, perché? In realtà non lo so: forse tutto è partito dalla curiosità per una croce graffita con mano incerta, non si sa quando, non si sa da chi, sul muro della Chiesa vecchia di Sardagna. Ancora adesso, dopo averlo vissuto, non so rispondere: posso solo dire cosa ha significato per me giorno dopo giorno.

Dall’inizio ha significato aver davanti una strada di cui non vedi la fine, e mettersi a camminare solo perché c’è, guardando sempre avanti, cercando di scoprire come cambia e cosa ti nasconde l’orizzonte, senza mai pensare neanche alla possibilità di tornare indietro (foto di panorami con strade che si perdono all’orizzonte).

In seguito ha significato essere felici vedendo comparire alla luce del tramonto i tetti di un paese, che significavano riposo e riparo dopo 37 chilometri.


Ha significato momenti di scoraggiamento quando il bianco della città compariva sì, ma lontano lontano, molto di più di quanto la nostra stanchezza sperava, oppure anche felicità di immergersi nell’infinito quando l’orizzonte si sposta sempre uguale e sempre più avanti — ma è mattina, è presto e siamo freschi e riposati e abbiamo solo voglia di andare.

Andare dove? Semplicemente avanti, scoprendo il panorama intorno a noi cambiare alla velocità dei nostri passi. Ha significato quindi fermarsi ad accarezzare i tappeti di fiori, ubriacarsi di papaveri ed essere felici di sole con le ginestre, e vivere con la luce, dimenticando le ore dell’orologio solo il colore della luce e la tua ombra misurano la giornata....
...e riscoprire l’alba, quando si parte che è ancora buio, e la magia della luce che, minuto dopo minuto, ricostruisce il paesaggio intorno a te, ridipinge la linea d’orizzonte e riaccende i fiori.

Ha significato ammirare il gioco delle nuvole che ricamano un cielo azzurro che più azzurro non si può.

Ha significato trovare nella solitudine di ore non l’uomo ma le tracce del suo lavoro, nei campi arati o nell’avvenuta fienagione...
Oppure le tracce della sua esistenza in un passato lontano lontanissimo, a volte illeggibili, a volte ancora così vive, da avvolgerti e da importi il dialogo...

Oppure ancora le tracce della sua religiosità, abitudini vecchie forse di secoli — ognuno passando inizia a costruire un “ometto” segnavia o ne aumenta uno già esistente. Forse deriva dal tempo in cui le strade erano incerte o non esistevano.

Adesso significa forse solo un “sono anch’io passato di qui” e contemporaneamente un saluto anonimo al prossimo pellegrino sconosciuto che seguirà... o recenti come questa che è nata con l’attività di una segheria nei pressi del sentiero: vedi le croci sulla grata, raccogli due frammenti da terra, li leghi assieme con una paglia e inserisci anche la tua croce nella grata.

Perché? Non lo sai esattamente.

Come non sai esattamente perché stai facendo questo cammino... Oppure le tracce della sua pazzia: la guerra civile è passata di qui. Di questa come di tante altre, a distanza di poco più di mezzo secolo ti chiedi PERCHE’? (no fue inutil su muerte fue inutil su fusilamiento -vuestra semilla no ha muerto - caidos for dios y por espana) Purtroppo il mondo non è diventato migliore come sicuramente molti di quei morti da entrambe le parti speravano.

Significa provare ad essere soli, veramente soli, per chilometri e chilometri, con l’unica compagnia della propria ombra e sentirsi bene, profondamente in pace con la sensazione che niente, niente di male ti possa accadere — che devi solo guardarti intorno e riempirti gli occhi di luce. Solo? Ma no! Le cicogne ci sono dappertutto. Forse questo viaggio ha significato anche scoprire l’incredibile capacità di adattamento delle cicogne: oltre al classico appartamento o condominio sul campanile, c’è questa funambolesca sistemazione su una non meglio precisata struttura industriale oppure... beh qua andiamo quasi sul classico, un sostegno messo dall’uomo... ma non sempre destinato a quello scopo, ma ci si può anche accontentare di un monolocale. E poi scopri la storia dell’arte: nessun testo, nessun insegnante, potrà farti capire così la differenza fra il romanico e il gotico. Mai come qui senti come la chiesta romanica sia una preghiera sussurrata nell’ombra da un uomo che si annulla nel suo Dio, denunciando tutto il suo essere piccolo e incapace, mentre la guglia gotica è un canto trionfale innalzato sì al suo Dio, ma fatto da un uomo che si sente in qualche modo vincente e orgoglioso della sua opera. Entrare in una chiesa romanica significa essere avvolti da una penombra fresca che riposa i tuoi occhi stanchi di luce e sentirsi immersi nel sacro, improvvisamente, inaspettatamente, senza difesa.



È provare l’emozione di essere nel passato: le pietre son le stesse, la stessa acqua passa sotto gli stessi ponti, uguali sono rimaste le chiese e le case, persino la rosa rampicante , sembra essere lì da sempre.

E cosa dire di questi granai pensili che tradiscono il bisogno del bello, la necessità dell’uomo, da sempre, di abbellire il quotidiano — come queste porte che non appartengono ad un palazzo di città ma a case di campagna.
Brusco e disorientante diventa il passaggio da una città: sono bastati pochi giorni nel passato dei paesi e delle campagne perché rumore, traffico e folla ci siano diventati estranei e non sempre basta la visita alle cattedrali e ai grandi palazzi a ripagarci Quando poi si incontra uno sciopero con manifestazione ....

E ancora la gente: la sua ospitalità. - In un paesino della Rioja di cui non ricordo neppure il nome c’eravamo seduti davanti a una casa a mangiare del pane fresco. E’ uscita da una porta una signora con un cesto di uva per noi (era ottobre) dicendo che il pane era buono, ma con l’uva sarebbe stato migliore. Il pellegrino è sempre accolto, nei paersi che attraversa, con un sorriso ed un augurio di “Buon cammino”.

E che dire della sua ironia? Perché solo chi ha il senso dell’ironia sa mettere nelle piazze delle grandi città, magari proprio davanti alla cattedrale, come in questo caso, (foto padre con bambino) il monumento — anche se mai la parola monumento mi è sembrata meno adatta — del padre in visita col bambino, o del gasista o delle pulitrici di peperoni ( i peperoni sono l’orgoglio nazionale nel Nord della Spagna) . .Perché solo chi ha il senso dell’ironia sa mettere vicino ad una autostrada questo bosco di alberi di ferro o decora in modo strano le sue finestre.

E dopo circa 700 chilometri ci accorgiamo che stiamo per arrivare a Santiago ..ci accorgiamo che ce l’abbiamo fatta. .è incredibile.., semplicemente un passo dietro l’altro. .scopriamo che era facile in fondo: bastava solo fare un passo dietro l’altro,.. canali, campagne, chiese diroccate, chiese fortezza e testimonianze storiche ci passavano ai lati come in un treno lentissimo che andava alla velocità dei nostri passi, che aveva il ritmo del nostro respiro, attraversando boschi e paesi spesso quasi deserti, con lo sguardo sempre rivolto ad Occidente, con la mente che via via si allontanava da tutto per mantenere l’attenzione solo ai segni del camino, alle pietre miliari che ci dicono quanta fatica manca al riposo, quanto dovremmo ancora portare lo zaino — Nella testa come una cantilena il nome del prossimo paese — e poi pensieri alla rinfusa che riempiono le ore: reggeranno le scarpe? Anche stasera devo ripararle: Ho ancora abbastanza scoch... Quando arrivo al posto tappa prima di tutto mi faccio una aranciata fresca, frizzante (e intanto bevi un sorso dalla borraccia).., un passo dietro l’altro...
Speriamo di trovare un letto basso — e poi mi cambio le scarpe e faccio subito un giro prima che chiudano le chiese — la doccia la faccio dopo, sì è meglio anche se rischio di non trovare più acqua calda — Ecco la pietra miliare, beh. .mancano solo 4 chilometri., un’ora anche meno.. — Oggi sto bene anche di più se mi fermo a fare qualche foto . .del resto vale la pena. .ma sì, sono solo le due e posso prendermela comoda. Guarda che bella quella chiesa! E’ un po’ che non vedo il segno... ah, ...eccolo là...devo attraversare lo stradone... Un passo dietro l’altro...

E così scopro di essere arrivata alla penultima tappa, mi lascio alle spalle i boschi di eucalipti che profumano l’aria — Oggi è una giornata perfetta, un vento leggero li fa ondeggiare e cambia continuamente il disegno dell’ombra sul sentiero.

Così tutta nel bosco sembra una tappa costruita per la nostalgia.

I piedi, le gambe e le spalle sono contenti di arrivare domani a Santiago, non la mia testa. Lei vorrebbe continuare ancora il gioco della scatola magica da aprire ogni mattina per scoprire ora dopo ora, chilometro dopo chilometro, cosa c’è dentro.. .un passo dietro l’altro...

A Santiago, città bellissima, mi fermo poco e fotografo ancora meno; solo un suonatore di cornamusa e un esempio di errore architettonico trasformato in capolavoro, naturalmente in una antica bellissima chiesa romanica di periferia.



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