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 Anno II n° 4 del 02/03/2006    -   IL MONDO - cronaca dei nostri tempi



Occorrono decisioni drastiche e impopolari

Di Roberto Filippini Fantoni


... Ci si accorge sempre dopo! Questa è un’asserzione pesante ma purtroppo vera. E non parliamo solo d’inquinamento, ma di molte cose che abbiamo vissuto in maniera differente sulla nostra pelle.
Entro nel vivo del problema esemplificando.
Molti anni fa, quand’ero assai più giovane, in televisione e radio si sprecava la pubblicità di un prodotto (Formitrol) che in gola liberava formaldeide, la quale distruggeva i microbi che causavano il mal di gola. Un medicinale form...idabile, ma si scoprì che di formidabile c’era la form.....aldeide: efficacissima nell’eliminare virus e microbi, ma altrettanto efficace a interferire con le cellule per trasformarle, alle volte, da sane a cancerogene. E così la formaldeide divenne lo spauracchio dell’industria tanto che le materie plastiche ottenute dalla polimerizzazione di questo prodotto furono messe sotto processo perché durante le lavorazioni in cui venivano fuse per essere formate (stampaggio o estrusione) si liberava una certa quantità di formaldeide che ormai era considerata uno spauracchio anche e sicuramente più di quello che poi fosse realmente.

Altra storia di cui ci si accorse molto tempo dopo è da ricercare nei liquidi per frigoriferi, quei cloro-fluoro derivati (Freon) che ora sono stati messi all’indice in quanto si ritiene distruggano lo strato di ozono che ci protegge dai raggi ultravioletti e dalle altre radiazioni solari. Eppure negli anni cinquanta il passaggio dai pani di ghiaccio - che venivano venduti da carrettieri che passavano di casa in casa e che servivano a tenere fresche le derrate deperibili nella ghiacciaia – al frigorifero era stato salutato con grande gioia dalle massaie e dagli imprenditori che si arricchirono sfruttando quella innovazione tecnologica. Ci vollero quasi quarant’anni per mettere i Freon al bando, anche se ci sono ancora dei dubbi sul loro effettivo potere distruttivo della fascia di ozono.
Parlando di inquinamento, scopriremo nel futuro che certe cose che oggi sono messe al bando non sono poi così pericolose; come scopriremo che altri prodotti che stiamo usando tranquillamente risulteranno dannosi.
Né ci si rende conto che le lotte per abbassare il tasso di polveri sottili o di ossido di carbonio o di prodotti solforati nell’atmosfera, alla fine si dimostreranno magari lotte del tutto inutili perché sono ben altre le soluzioni globali che si dovrebbero prendere per evitare che l’arresto della circolazione, le targhe alterne, le domeniche a piedi e tutte le altre misure anti-inquinamento non diventino qualcosa di quasi quotidiano e creino problemi enormi allo sviluppo industriale e civile. Fintanto che nessuno ha il coraggio di regolamentare in maniera drastica l’attività industriale, i riscaldamenti nelle case, e molte altre attività umane, il pianeta lentamente e quasi senza che noi ce ne accorgiamo diventerà sempre più intrinsecamente inquinato e arriverà un giorno in cui nessuna misura risulterà avere più efficacia.
Ma ditemi quale politico nel mondo occidentale può avere oggi il coraggio di prendere soluzioni che costringano le nostre industrie ad adottare misure onerose per il contenimento dei consumi energetici o per una purificazione spinta delle proprie emissioni?

Siamo in una situazione di recessione globale dell’occidente e dobbiamo batterci contro un gigante come la Cina, che risvegliatosi dopo un letargo imposto dalle politiche di Mao e ancor più dalla Banda dei Quattro - che ha preso successivamente il potere - sta ora recuperando a grandi passi il tempo perso dalla Lunga Marcia fino all’apertura verso l’Occidente, la cosiddetta politica del Ping Pong: senza grosse restrizioni ecologiche (o solo di facciata) e con politiche salariali nemmeno comparabili con le nostre, sta facendo sfracelli in tutti i paesi in cui riesce merciologicamente ad entrare.
Ma non sono solo la Cina e alcuni paesi viciniori a farci paura dal punto di vista dell’inquinamento, se dobbiamo registrare il fatto che nemmeno gli Stati Uniti hanno ratificato le decisioni del Protocollo di Kioto.
Non ci resta che chiederci come andrà a finire, sentendoci impotenti e privi d’idee. Scegliere forse il minore dei mali?

La produzione di energia con il nucleare tutto sommato, con tutti i rischi che comporta, sembra sicuramente la meno inquinante: noi italiani ci accorgiamo di quanto stupidi siamo stati a chiudere in un battibaleno le nostre centrali nucleari senza avere una valida alternativa ecologicamente corretta (energia eolica, fotovoltaica, potenziamento idroelettrico, ecc.). Non è che sia particolarmente favorevole al nucleare, ma sono favorevole a soluzioni meditate e intelligenti e non a decisioni affrettate sotto la spinta dei Verdi, secondo i quali dovremmo tornare tutti a correre in bicicletta e che, per non volere il ponte dello Stretto, lasciano che le popolazioni di Villa S. Giovanni e Messina, città dove si traghetta, siano super-inquinate a causa del traffico e delle auto che sostano in attesa di passare dall’altra parte.

Sono sfavorevole a decisioni prese dietro spinte passionali e che nulla hanno a che vedere con quelle ponderate e intelligenti.
Sarei favorevole anche a riprendere la bicicletta ma per far ciò è necessario rifondare tutta la nostra cultura di vita e penso che non sia troppo facile tornare indietro. Oltre che difficile sarebbe tremendamente impopolare e avrebbe un impatto assolutamente inimmaginabile sull’attività industriale. Stiamo con i piedi per terra e accontentiamoci del passo dopo passo.
Di sicuro possiamo dire che il correre dietro all’inquinamento del giorno dopo giorno non è certo la soluzione del problema.
Inoltre in ognuno di noi è poco chiaro cosa vuol dire inquinare e nessuno di noi pensa di esserne responsabile.
Il nostro mondo industriale va esattamente contro le regole che dovrebbero permettere di ridurre gli sprechi e nel contempo inquinare meno. Una regola fondamentale per ridurre l’inquinamento dovuto ai nostri rifiuti urbani è quella delle cosiddette 5R: riduzione, riuso, raccolta differenziata, riciclo, recupero. Se le esaminiamo una a una, ci accorgiamo che il nostro mondo industriale sta remando esattamente nella direzione opposta rispetto a queste regole. Secondo la prima dovremmo progettare per ridurre il consumo delle risorse, minimizzando le quantità di materiale per unità di prodotto, utilizzando dove possibile materiale di riciclo, riducendo il consumo di energia, la produzione degli scarti e incentivando il riciclo. Qualcosa si sta muovendo in tal senso ma è ancora troppo poco e solo le industrie dell’automobile stanno facendo sforzi in questa direzione. Ma del problema ce ne siamo accorti troppo tardi! Progettare per il riuso del prodotto è ancora argomento tabù per gli strumenti del giorno dopo giorno e, come nel caso precedente, solo l’industria automobilistica sta cercando soluzioni al problema. Progettare per il riciclo è un altro obiettivo di difficile raggiungimento anche se si stanno facendo progressi sotto questo punto di vista. È necessario prevedere manufatti costituiti da materiali identici o compatibili e non sempre è possibile, né facile. In caso di materiali differenti deve essere previsto un disassemblaggio facilitato e un riconoscimento certo dei materiali. Al di là di queste necessità industriali, ci si accorge facilmente che oggi tutto viene costruito in modo tale che sia facile sostituire pezzi interi e costi meno sostituire che riparare. Il costo del lavoro di riparazione è incompatibile con i costi del pezzo finito e prodotto in serie con sistemi che l’artigiano potrà imitare solo con perdita di molte ore di lavoro che rendono i costi delle riparazioni insostenibili. Stiamo remando contro la riduzione dell’inquinamento dei rifiuti. Ma c’è un altro fatto da tenere in considerazione e di cui normalmente nessuno si preoccupa e riguarda il fardello ecologico. Questo corrisponde alla quantità di materiali che si movimentano per ottenere ad esempio, una tonnellata di un dato materiale. Una ciotola di legno del peso di 500 grammi ha un fardello ecologico di 2 kg. Una ciotola di rame di identica forma e dimensioni ha un fardello 250 volte maggiore (500 kg). Per ricavare 10 grammi di oro è necessario estrarre 3500 kg di materiale. E gli esempi potrebbero essere molteplici. Riassumendo i concetti sin qui esposti possiamo dire che il benessere provoca inquinamento e non sembra al momento facile poter coniugare le due cose separatamente o rimediare in qualche modo alla dipendenza diretta tra alti tenori di vita e inquinamento. Quello che mi preme dire è che nessuno di noi deve sentirsi come escluso da questa equazione: anzi ognuno di noi è un fattore importante per rendere questa dipendenza qualcosa di sempre più stretto e ovviamente preoccupante. Non ci sono ricette facili e non è certo con soluzioni demagogiche che si può trovare la soluzione a un’equazione che giorno per giorno appare sempre più come se avesse due incognite e quindi per definizione irrisolvibile. Non ci resta che sperare in qualche miracolo, anche se sono certo che solo decisioni coraggiose, impopolari e pesanti potranno, quando saremo ormai alla frutta, dare una svolta definitiva a questo processo di inquinamento che sembra inarrestabile e incontrovertibile.


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