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 Anno II n° 7 del 13/04/2006    -   PRIMA PAGINA



Non giudicare, ma il quarto potere se ne dimentica...

Di Nicoletta Consumi


Titoli in prima pagina, talk show, telegiornali interi, recentemente i “topic” di punta sono stati: l’uccisione del piccolo Tommaso, gli scontri televisivi in puro stile statunitense tra i leader della fantapolitica nostrana e l’influenza aviaria e il suo fantomatico vaccino, ponendo in secondo piano fatti molto più importanti e seri.

Cogne, in quest’ultimo mese, con grande dispiacere dell’avvocato Taormina, è stato sostituito da Parma, ci si chiede ancora per quanto tempo le telecamere rimarranno accese su Casalbaroncolo e sul dolore della famiglia Onofri, strazio strumentalizzato dai mass media per creare una nuova “catarsi collettiva popolare”.

Ci si chiede inoltre quanta carta stampata verrà scritta ancora e soprattutto per quanto tempo il Vespa nazionale potrà battere il suo precedente record preparando almeno quaranta puntate sulla triste quanto aberrante uccisione di un innocente, spaccando l’Italia in due tra colpevolisti agguerriti e cristiani cattolici pronti al perdono.

La televisione è uno strumento del potere, potere sui sentimenti, sui pensieri, sui desideri, sulla volontà e sulla mente di tutti, assistiamo da anni a deliri mediatici dettati da una cattiva informazione che si basa sullo scoop, sulla sensazionalità della notizia. La tv e l’informazione, a partire dalla ben nota agonia di Alfredino Rampi, morto in seguito alla caduta in un pozzo, si è trasformata negli anni in un “reality show impositivo” teso ad inglobare in sé tutto.

Un reality, i cui protagonisti sono persone normali ed il tema dominante è il loro dolore, che fa divenire attori persino gli assassini che davanti ad una telecamera si sentono in diritto di recitare una parte, sicuri di essere portatori della loro “verità”.

Oramai da troppo tempo, ci si dimentica che l’informazione (di qualsiasi tipo essa sia), utilizzata come mezzo, anche inconscio, di intimidazione o pressione può essere un’arma a tutti i livelli: locali, nazionali, internazionali. Ai potenti mezzi di comunicazione odierni si deve senza dubbio l’annullamento delle distanze e l’azzeramento dei tempi di diffusione delle notizie grazie al lavoro dei giornalisti, ma chi appartiene a questa categoria dovrebbe soffermarsi a valutare l’impatto sociologico dell’informazione, ponendo l’accento sul ruolo primario dell’etica nell’informazione e sulla importanza della deontologia nell’esercizio di questa nobile professione.
Analizzando la televisione odierna ed i suoi giornalisti, assistiamo ormai da tempo ad un eccesso di informazione da cui siamo inesorabilmente condizionati, questo genera una sorta di giungla informativa in cui è sempre più difficile mantenere il senso della realtà ed in cui è facile perdersi.



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