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 Anno II n° 8 del 27/04/2006    -   IL MONDO - cronaca dei nostri tempi



Il petrolio è alle stelle e l’economia italiana così va a picco!
Qual è la responsabilità dei politici?
Di Giovanni Gelmini


Il prezzo del petrolio raggiungerà 100$. Questo è ormai opinione comune e ovviamente tutti ora a preoccuparsi e a parlare facendo quasi degli sproloqui in Tv. Eppure questo lo si sapeva e la causa non è tanto l’instabilità del Medio Oriente, quanto la crescita fortissima della domanda dei paesi in rapido sviluppo come la Cina e, perché no, l’Europa orientale. Lo si sapeva già da quasi 40 anni, e anche da queste pagine l’abbiamo più volte ripetuto: l’Era del petrolio è finita e lo sviluppo di queste nuove economie rende più veloce la sua fine.

Per caso ho sentito un intervento di Brunetta, economista sicuramente intelligente, ma che mi ha esterrefatto per la sua conclusione esatta, ma assolutamente generica. Alla domanda dell’intervistatore su cosa succederà all’economia con il petrolio a queste cifre, la sua risposta perfettamente corretta, è stata che l’economia mondiale si assesterà e alla fine proseguirà nella sua espansione. Si, su questo punto sono perfettamente convinto anch’io, ma questa è una risposta generica e valida solo per l’economia mondiale, non affatto valida per i singoli paesi, in particolare per l’Italia, che invece ne subirà gravi danni.

Dei paesi sviluppati è solo l’Italia a non aver avviato le necessarie politiche di risparmio energetico e di attivazione delle energie alternative, così resterà col cerino in mano in mezzo a tutti gli altri che, nel frattempo, avranno già ridotto drasticamente la dipendenza dal petrolio. Non è mia abitudine cercare le colpe, a me interessa molto di più conoscere gli errori per evitarli nel futuro, ma in questo caso è inevitabile attribuire le colpe, perché chi le ha oggi è ancora li a dettare legge sulle politiche energetiche.

La prima è da attribuire sicuramente ai “nuclearisti”, che continuano ad insistere su un processo che è costoso più del petrolio a 100$ al barile e sicuramente lascia a moltissimi dubbi sulla sicurezza, specialmente in un territorio come il nostro ad alta attività sismica e con problemi di dissesto idrogeologico diffuso.
Subito dopo non dobbiamo non mettere gli ambientalisti, che impediscono sistematicamente qualunque intervento atto a migliorare l’efficienza energetica, dal rifare centrali con processi molto più efficienti, ai nuovi impianti di energie alternative come idroelettrica, eolica e solare.

Ovviamente i politici sono la terza classe di colpevoli e, secondo me, sono anche quelli che hanno le colpe più gravi. Infatti è loro preciso compito mediare fra le varie posizioni e adottare quelle iniziative che risultino “possibili”; invece, da bravi politici italiani nulla facenti, si sono riempiti la bocca di parole e non hanno fatto un bel nulla. Ci hanno riempito la testa con “l’idrogeno” quando non può essere questa la soluzione; per produrre idrogeno occorre tantissima energia e dove andiamo a prenderla? Ancora dal petrolio, o più probabilmente qualcuno ha pensato al nucleare; infatti stranamente l’idrogeno è stato sostenuto dai “nuclearisti”, seguiti a ruota dai politici ignoranti o in malafede.

Ma cosa doveva essere fatto e dovrà essere fatto velocemente?

La primissima cosa, facile ed aggredibile è il risparmio energetico. Questo può arrivare al 20-30% della “bolletta” e non è certamente poco, ma molto poco è stato fatto specialmente sui consumi delle famiglie e del terziario (commercio essenzialmente).

Poi abbiamo il rilancio del trasporto collettivo, in particolare quello su ferro in cui le Ferrovie dello Stato sono passate da uno stato di inefficienza comatoso ad un disastro a prezzi carissimi per l’utenza. C’è da recuperare efficienza, qualità e competitività e qui sarà molto difficile e lungo. Infine ci sono da rilanciare le fonti energetiche alternative, in particolare le rinnovabili.
Anche qui la confusione regna sovrana. Ad esempio le bio-masse sono interessanti economicamente solo nel caso del riutilizzo di prodotti di scarto, in altro caso hanno il solo vantaggio di essere rinnovabili, ma non certo economiche.
Le forme energetiche piu interessanti per l’Italia restano in prima posizione l’idroelettrico e il geotermico. Tra l’altro pochi sanno che negli anni ‘50 la quasi totalità dell’energia elettrica era prodotta da questa via. Oggi sembra impossibile costruire nuovi bacini idroelettrici, eppure ne abbiamo bisogno, non solo per produrre energia, ma anche per la regolazione delle acque per l’irrigazione ed evitare i disastri dovuti alle piene dei fiumi. Però, nelle zone di vecchia industrializzazione, ci sono già numerosissimi salti d’acqua, una volta usati per piccole centrali elettriche o per far funzionare mulini; questi oggi potrebbero essere riutilizzati per piccoli impianti di produzione elettrica non presidiata. Si, è poca cosa, ma sono tante e tante gocce che fanno il mare. Infine il solare: in tutta Italia è valido come fotovoltaico; come termico c’è convenienza ovunque, anche se ovviamente è minore al nord.

In conclusione voglio portare due esempi pratici di quello che si può fare. Il primo è una forma di finanziamento studiato dal Credito Cooperativo di Treviglio per i suoi clienti: l’Istituto di Credito finanzia l’installazione di pannelli fotovoltaici e il finanziamento è ripagato da una parte degli introiti dell’energia prodotta dagli impianti. L’altro è di questi giorni: il Comune di Bergamo ha annunciato che il regolamento edilizio in fase di adozione prescriverà che gli edifici nuovi e da ristrutturare dovranno dotarsi di pannelli fotovoltaici. Ecco, quando si vuole si fa.



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