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 Anno II n° 10 del 25/05/2006    -   PRIMA PAGINA


Lo sbuffo
“Codice Da Vinci”: 40.000 copie vendute, ma dov'è lo scandalo?

Di Giovanni Gelmini


“Codice da Vinci” un mix ben studiato di mistero, trasgressione e pubblicità. Dalle critiche lette, si lette mi rifiuto di leggere una simile cosa, questo mi sembra essere la definizione che meglio si adatta a libro e film. Per quello che ho capito il libro è ben scritto ed avvincente, ma certo non è un qualcosa che possa ipotizzare scissioni religiose ed ancor meno lo può essere il film.

Ma allora perché tanto scandalo? Si potrebbe quasi leggere che lo “scandalo della chiesa” iniziato dalla omelia del frate francescano Raniero Cantalemessa, predicatore della Casa Pontificia, pronunciata durante la celebrazione della Passione nella basilica di San Pietro alla presenza del santo Padre, sicuramente contro quello che si prometteva il bravo frate, sia un ennesima forma di pubblicità a questa che non appare alla fine come un capolavoro immortale dell’arte.

Io credo che invece questa dovrebbe essere una occasione per fare un poco di chiarezza tra quanto contenuto nel Vangelo, la Fede, il comportamento delle gerarchi ecclesiastiche e la libertà e l’etica di ognuno.

Se qualcuno si metteresse a rileggere il Vangelo, probabilmente dimenticato dalla Cresima, scoprirebbe che è una grande miniera di indicazione per una vita più “libera e umana”.
Il principio fondamentale dell’amore espresso nel Vangelo, trova la sintesi in ”ama il tuo prossimo come te stesso”. La sua dizione può anche essere invertita senza che cambi il suo significato in “ama te stesso come il tuo prossimo”, perché sancisce un modo per “vivere bene”, non in contrasto con se stessi e con gli altri, quello di affrontare tutti con l’attenzione dell’amore verso.
Certamente il Vangelo è in grado di dare tutto a quelli che cercano e scavano per cercare lo “scopo della propria vita”, ma queste persone perché allora si buttano invece in altre “predicazioni”, a volte mistiche, a volte sataniche, a volte solo folli?

Ecco che il mio sbuffo si indirizza alle colpe degli ecclesiastici, che a volte in buona fede hanno complicato la semplicità della predicazione di Gesù con problemi filosofici che non interessano le persone comuni, nè portano benefici alla comunità. Ma non si possono dimenticare le tante imposizioni, che nulla hanno a vedere con la Fede ed il Vangelo (ad esempio il divieto al matrimonio dei sacerdoti); queste regole molte volte sono state introdotte per problemi di “potere” e spesso oggi sono superate e mal vissute dai fedeli.

È questo potere che irrita la maggior parte delle persone e che allontana i cristiani dalla Chiesa Cattolica, che rende poco credibili e spesso irritanti gli interventi anche del Papa. Non è la mancanza della Fede, ma il dubbio che quelli contro cui Gesù si è scagliato i Farisei ed i Mercanti, siedano ancora su troppi scranni delle gerarchie ecclesiastiche e ne condizionino l’insegnamento orale e di esempio.

Ma non potrebbe essere questo il vero scandalo? Dallo IOR troppo spesso mescolato a interessi loschi e riprodotto in piccolo nella gestione degli interessi terreni della chiesa nelle parrocchie e nelle diocesi, ai comportamenti non esemplari da parte di Vescovi e semplici preti, sempre coperti dal potere. Diventa difficile accettare a questo punto insegnamenti e nel subconscio c’è certamente la ricerca di credere in cose vere e non contaminate.



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