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 Anno II n° 14 del 20/07/2006    -   PRIMA PAGINA


Accordo quasi unanime, USA in minoranza
G8: nuove tensioni e vecchie problematiche
Il Libano fa passare in secondo piano il problema energetico
Di Paolo Russu


L’annuale riunione dei personaggi che nel bene o nel male hanno potere di fare qualcosa per il mondo si è data appuntamento a San Pietroburgo, la più europea delle città russe, già ex Pietrogrado e Leningrado e quindi di buon grado pronta ad ospitare il main event degli otto paesi più “forti” (poi bisogna vedere in che cosa) del mondo.

I temi da discutere, in un pianeta affollato di eventi come il nostro non mancano di certo, ed ecco che allora gli otto capi di governo di USA, Giappone, Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Canada più Russia si trovano a dover fare i conti con istanze globali che un po’ da ogni angolo del mondo dettano l’agenda politica internazionale.

Ma a non molta distanza, in quel Medio Oriente che di “medio” ormai pare aver perso tutto, risucchiato com’è in una spirale estrema di violenza, i razzi di Hezbollah su Israele e la forte tensione venutasi a creare al confine col Libano hanno decisamente fatto cambiar rotta al vertice in terra sovietica.

Il tema Israele-Palestina era (ed è) uno dei temi fissi, purtroppo, degli ultimi summit tenutisi in questi anni, ma l’escalation che ha coinvolto Libano e Israele in questi ultimi giorni getta nuove ombre sul difficile tentativo di ricondurre alla pace la fascia mediorientale.

Al G8 si doveva parlare di questione energetica: con la Russia in primo piano come secondo paese fornitore di gas in Europa dopo l’Arabia Saudita, con tentazioni autarchiche sul fronte della concorrenza interna ed espansionistiche all’esterno; di un commercio migliore per un mondo migliore, coinvolgendo anche quei paesi che oggi risultano a margine del processo produttivo, sfruttati solamente per il possesso delle materie prime, senza coinvolgimento nel mercato “che conta”; ed anche di surriscaldamento globale del pianeta, che cresce in rapporto inversamente proporzionale con le decisioni prese per arginarlo.

Tutti temi che richiedono risposte chiare e precise, non meno però di quelle che devono pervenire nei vari teatri di guerra, attivi più che mai in questo fragile periodo di pace in bilico.
Bush e Putin, leader di due diverse visioni del mondo a confronto, hanno discusso della situazione in Medio Oriente: «Condividiamo le stesse apprensioni», «siamo preoccupati per la violenza, e angosciati per le perdite di vite innocenti» ha affermato il presidente americano. Putin a sua volta a dichiarato di voler anch'egli un «dialogo pacifico» nella regione. L’Italia con Prodi si dice pronta a contribuire con una forza di pace sotto l’egida dell’Onu, che tenta di risorgere ad ogni summit per riacquisire un ruolo degno del motivo della sua istituzione.

Quello che si è chiuso è stato probabilmente uno dei vertici più importanti, segnato com’era dalla triste concomitanza di un riaccendersi delle ostilità in Medio Oriente, che poteva e doveva servire per imprimere una volta per tutte una linea politica globale e concreta di intervento di questo” gigante” che pare muoversi con grosso affanno tra le questioni internazionali. Sembra ormai accantonato un progetto di global governance che doveva rispondere ai temi caldi sopra ricordati, come accantonato risulta anche da questo summit il ruolo dell’Onu, relegata com’è ormai agli interventi “didascalici” di Kofi Annan.

Il cerimoniale si ripete stancamente, e ad ogni riunione le strette di mano cordiali con sorriso fioccano, segno che si può star tranquilli, che la situazione è sotto controllo, o forse più probabilmente che ogni anno che passa le questioni sul tappeto crescono come una valanga, e di risposte certe, all’orizzonte, non se ne vedono. E non si capisce da dove possano saltar fuori: non di certo da uno strumento di “rappresentanza internazionale” come il G8, che rispecchia poco le contrapposte prese di posizione in politica estera dei paesi che vi partecipano. Non di sicuro dai paesi esclusi, che in quanto esclusi faticano a far sentire la loro voce, e negli ultimi tempi preferiscono contribuire al surriscaldamento del pianeta... a modo loro.



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