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 Anno II n° 16 del 21/09/2006    -   IL MONDO - cronaca dei nostri tempi



Chi ha paura del lupo cattivo?

Di Annamaria Gengaro



«Ormai è giunto il tempo di non poter più rinviare una scelta coraggiosa e serena a proposito del nucleare. Non possiamo, infatti, permetterci il lusso di considerarlo un problema tabù...» scriveva Tullio Regge nell’aprile del 2003.
Ormai sono passati tre anni, e la situazione ha assunto le connotazioni dell’urgenza. Ormai non si parla più di tempo, perchè è indispensabile ed urgente prendere in considerazione la scelta di un piano energetico che coinvolga anche il nucleare.

Nucleare... il lupo cattivo... Ma è poi così cattiva questa tecnologia?

«Non chieder mai all’oste se il suo vino è buono» dicono i saggi, così, usando le mie scarse conoscenze nel campo specifico, e la mia indiscutibile logica di “vecchia signora”(e non signora vecchia), ho tentato di dare una risposta alla domanda fatta, basandomi su alcune considerazioni:

- L’Italia compera elettricità da centrali nucleari situate al di là delle Alpi (la Francia ne ha 60) e questo vuol dire che corriamo tutti i rischi senza averne i vantaggi, particolarmente nei costi, e, soprattutto, che non ne controlliamo le condizioni di manutenzione in sicurezza;

- Le fonti rinnovabili di tecnologia attualmente disponibile non sono adatte alla produzione in larga scala di energia.

Fotovoltaico,
è un’energia prodotta dalla luce solare per trasformazione diretta in elettricità tramite pannelli (come quelli delle calcolatrici senza pile). Per interesse personale ho fatto una ricerca sul costo di un impianto che mi garantisse la maggior parte dell’energia necessaria alla mia banale esistenza di pensionata (non ho produzione aziendale se non di chiacchiere!), ed ho scoperto che, oltre alla necessità di coprire una superficie sensibilmente estesa con i pannelli, il costo sarebbe stato ammortizzato in “soli” venti e passa anni, anche se oggi sono fiduciosa che i costi siano destinati a diminuire grazie all’aumento della richiesta e a nuove soluzioni tecnologiche recentemente studiate (non ho fiducia invece nell’intervento dei governi..).

Il pannello solare,
ha una tecnologia diversa dal fotovoltaico, ma che sfrutta sempre il sole, presenta gli stessi problemi e, per entrambi, è essenziale l’esposizione della zona ed il numero medio di giornate di sole. Ok, pur coprendo tutti i tetti di pannelli si può solo diminuire la richiesta energetica, ed abbassare il costo familiare del Kw/h, ma non soddisfare tutte le necessità;

L’eolico?
Penso sia poco adatto alla struttura geologica italiana, e, esteticamente parlando, non mi piace. Pali alti svariati metri su cui girano enormi pale bianche che incorniciano meravigliose scogliere, o alti sopra gli ulivi o le vigne, o prati coperti dagli stessi fiori che rinnoverebbero il paesaggio di un’Italia millenariamente bella, ... forse in qualche zona, ma non più di tanto.

In ogni caso, pur sfruttando queste fonti ai limiti del possibile, non sarebbe possibile soddisfare che una piccola parte delle necessità energetiche.


Il geotermico,
del quale non ho che poche e superficiali informazioni in merito alla tecnologia,ed al rendimento. Per ora l’energia viene prodotta da centrali idroelettriche, a carbone o ad idrocarburi (petrolio, suoi derivati, o gas che sia).

Le centrali idroelettriche
la pianura padana soffre ormai da anni di crisi di siccità, dovute alla captazione delle acque da parte dei consorzi di produzione di energia idroelettrica, cioè, detto in parole semplici, a monte ci si impadronisce dell’acqua per riempire il più possibile i bacini idrici, così da aver sempre la materia prima per la produzione, ed a valle arriva solo quello che viene fuori dalle turbine, cioè il necessario per ricordare che certi rivoli erano fiumi. Per di più il clima sta cambiando, l’acqua sta divenendo sempre più preziosa e, comunque, non sarebbe sufficiente a soddisfare la richiesta del paese.

Le centrali termoelettriche
Non considerando il fatto che il carbone non è inesauribile (si sostiene comunque che ce ne sia abbastanza) la sua combustione finisce in biossido di carbonio (che contribuisce ad aumentare l’effetto serra), biossidi di zolfo (che poi, con l’acqua e l’ossigeno atmosferico aumentano il grado di acidità delle piogge, problema che oggi è possibile, con tecnologie apposite, risolvere, abbassando il tenore di zolfo nel carbone, naturalmente con un aumento del costo d’impianto), e di ossidi di azoto che danno lo stesso problema di quelli di zolfo (anche per queste centrali lo smaltimento delle scorie mi risulta essere un problema).

Idrocarburi
A partire dal metano tutti gli idrocarburi sono formati di carbonio, idrogeno ed in parte, da zolfo, azoto ed ossigeno, e questo vuol dire che durante la combustione danno gli stessi prodotti delle centrali a carbone, naturalmente in percentuali diverse a seconda del combustibile e della purezza dello stesso. Nota rilevante da sottolineare è che per gli idrocarburi c’è l’estrazione, il trasporto, la trasformazione, ed anche la dipendenza da situazioni socio-politiche a dir poco preoccupanti, che incide sui costi e sulla sicurezza degli approvvigionamenti.

Eccoci quindi giunti al “Lupo Cattivo”, che spaventa per i suoi passati disastri: il nucleare
Già! Cernobyl, Three Mile Island… L’industria ha imparato la lezione e, lavorando sulla sicurezza e sul rendimento, ha ormai perfezionato i reattori di IV° Generazione (a partire dai prototipi di I° Generazione, migliorando le caratteristiche di sicurezza e di rendimento, si arriva alla IV° generazione).
Mi sono impegnata nella decifrazione di articoli scientifici che descrivono le nuove tecnologie, e ne sono rimasta affascinata, sia per la “genialità” delle innovazioni, che per la semplicità di alcune soluzioni, nel campo della sicurezza.

Nei reattori attualmente in funzione, il combustibile nucleare è fatto da barre, formate da pastiglie, del diametro di una monetina, di ossido di uranio debolmente arricchito, rivestite di una lega di zirconio. Nel nocciolo del reattore ci sono circa 200 elementi, separati da barre di controllo estraibili, costituite da materiale che modera la reazione per assorbimento. Il raffreddamento è ad acqua pressurizzata a contatto con il nocciolo.

Un reattore di IV° Generazione, prendo ad esempio quello a “letto di sfere”, ha il combustibile d’uranio arricchito, del diametro di un seme di papavero, racchiuso in una “biglia” multistrato, che è a sua volta contenuta, con molte altre, come i semi di un fico d’india, in una sfera di grafite delle dimensioni di una palla di biliardo, e queste palle, in cilindri immersi in un letto di sfere di grafite, son racchiuse in un contenitore fatto di materiali refrattari ad alta resistenza.

Il combustibile nella biglia multistrato è a contatto diretto con uno strato di carbonio poroso, un secondo di carbonio pirolitico (ad alta densità) un rivestimento di carburo di silicio ad alta resistenza, che ha la funzione di trattenere i prodotti di fissione in caso di innalzamento accidentale della temperatura uno strato finale, sempre di carbonio pirolitico.


Il raffreddamento avviene per mezzo di un gas inerte, l’Elio, naturalmente sotto pressione, e con un circuito studiato in modo che non venga a contatto con l’esterno.
Il rendimento calorico è migliore, l’ingombro è decisamente minore, (centrali più piccole) e la produzione di scorie decisamente inferiore. Questo abbatte anche i costi d’impianto.
Ci sono poi anche nuove tecnologie per il riciclaggio del combustibile, che garantirebbero una diminuzione della quantità di materiale da stoccare.


Devo dire, a questo punto che, come tutti i “lupi”, se adeguatamente rispettato, anche questo non è poi così cattivo come sembra. Infatti il problema che io vedo è proprio nel rispetto delle norme di sicurezza. L’acqua non è pericolosa, ma il disastro del Vajont è avvenuto per errore umano di sottovalutazione dei rischi. E l’effetto serra, legato alla somma di incendi boschivi, scarichi industriali, scarichi domestici, scarichi dei mezzi di trasporto ed altro, è arrivato a limiti preoccupanti per la sottovalutazione dei rischi a lungo termine.


Allora, mi devo fidare di più degli stranieri o dei miei compatrioti? Quale scelta è adeguata dunque? Una corretta politica di eliminazione egli sprechi potrebbe certo aiutare, ma non risolvere il problema dovuto all’aumento di dipendenza dalla corrente.

Pur non essendo un’economista, so che se voglio far fruttare i miei miseri risparmi senza correre troppi rischi, non devo metterli tutti nello stesso campo, ma devo differenziare gli acquisti, così da bilanciare eventuali errori di valutazione del prodotto. Questo penso si debba fare anche nel campo della produzione energetica, cioè differenziare, senza abbandonare alcuna fonte, nucleare compreso. Perché, ripeto, il nostro futuro è sempre più legato alla richiesta energetica e, sfruttando il più possibile le fonti rinnovabili per l’uso civile, con qualche “lupo debitamente addestrato” posizionato in luoghi scelti da un’accurata strategia che gli affianchi fonti rinnovabili, sono convinta che si potrebbe avere un futuro tranquillo, senza ricatti ed in sicurezza.



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