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 Anno III n° 3 MARZO 2007    -   IL MONDO - cronaca dei nostri tempi



C’è finanza e finanza: quella positiva e quella da sanzionare

Di Giacomo Nigro


Bertold Brecht si chiedeva “è più criminale chi rapina una banca o chi la fonda?”. E' un paradosso dettato dalle posizioni ideologiche del commediografo tedesco. Esistono però banche e fondi comuni di investimento che lavorano secondo principi etici molto rigidi e girano parte dei loro guadagni a progetti nei paesi in via di sviluppo o che hanno tra le loro linee guida i principi di sviluppo sostenibile o del commercio equo e solidale.

Per capire cos’è la finanza etica si può accennare alla Grameen Bank che opera in Bangladesh, E’ stata fondata da Muhammad Yunus, un professore universitario che, dopo aver conseguito una laurea in economia negli Stati Uniti, è tornato nel suo Paese ed ha iniziato a lavorare per trovare una soluzione finanziaria adatta ad alleviare la condizione di sottosviluppo in cui versava la locale popolazione rurale. I piccoli contadini non riuscivano ad accedere al credito bancario in quanto non avevano la possibilità di garantire i prestiti ricevuti.

Egli escogitò un sistema solidale, ecco il funzionamento: un gruppo di cinque persone si presenta per richiedere un prestito, questo viene concesso al più bisognoso del gruppo di richiedenti. Alla restituzione, il denaro viene girato al secondo e così via. Si crea in questo modo una sorta di garanzia collettiva che ha riscosso successo se si tiene conto che i prestiti della Grameen Bank ammontano a 500 milioni USD e i suoi sportelli sono presenti in 35.000 dei 68.000 villaggi del Bangladesh

Nel mondo esistono banche o fondi comuni che destinano i profitti a favore di enti non profit per finanziare progetti esecutivi nei paesi in via di sviluppo oppure a progetti di commercio equo e solidale. Altre banche o fondi comuni investono i capitali raccolti in imprese che rispettano criteri eticamente corretti: per esempio non sfruttano il lavoro minorile oppure non svolgono attività che danneggino l’ambiente o, ancora, non producono armamenti o merci affini.

L’interesse verso la banca etica è crescente anche presso i risparmiatori italiani ma il peso della finanza etica non ammonta a più dello 0,05% del totale della ricchezza delle famiglie. La Banca Etica adotta un regolamento rigido per la concessione del credito essa è una banca cooperativa che nell’agosto 2000 contava 15.000 soci ed aveva un capitale sociale di circa 19 miliardi di lire. L’iniziativa è assai interessante perché si rivolge non solo ad enti non profit ma anche alle normali imprese le quali siano impegnate nel rispetto dell’ambiente e dell’uomo. Tali imprese debbono redigere un bilancio sociale che esponga le ricadute sociali dell’attività economica svolta in termini di posti di lavoro creati, di benessere indotto, servizi collaterali (es. mense e scuole), salvaguardia dell'ambiente, ecc.

A fronte di queste lodevoli iniziative si continua ad assistere, in Italia, al teatro della grande finanza e così, ad esempio, nei giorni scorsi abbiamo appreso che la Consob con notevole tempestività (si fa per dire) ha sanzionato, il top management di Ifi, Ifil e Giovanni Agnelli e C. Sapa, per la vicenda Fiat Exor del 2005. Multe per complessivi 16 milioni di euro e sospensione di sei mesi per il presidente dell'Ifil Gianluigi Gambetti che è stato anche multato per un totale di 5 milioni di euro, egli non potrà assumere incarichi per quattro mesi. Il consulente legale e consigliere di amministrazione Franzo Grande Stevens è stato a sua volta multato per complessivi 3 milioni di euro, mentre resterà congelato per due mesi l'amministratore delegato di Ifi Virgilio Marrone che dovrà sborsare anche 500 mila euro.
Le due finanziarie di casa Agnelli, come ha evidenziato La Stampa in prima pagina, annunciano ricorso e per voce di John Elkann riconfermano (naturalmente) la propria piena fiducia nei manager coinvolti.

Il provvedimento e' stato preso per la vicenda dell'equity swap, lo strumento finanziario con cui Ifil, la finanziaria degli Agnelli, mantenne il controllo di Fiat. Non è escluso che il provvedimento della Consob investa Intesa Sanpaolo attualmente alle prese con una megafusione dai contorni non proprio chiari e ben definiti dal punto di vista della ricaduta occupazionale e dirigenziale.

In Borsa (naturalmente) i titoli del gruppo torinese hanno retto bene. D'altra parte la multa non era certamente inattesa anzi il timore più grande era potesse essere imposta un'OPA obbligatoria su Fiat. Stupefacente, la Fiat passa, nel giro di pochi mesi, dal rischio di essere “mangiata” dalle grandi banche creditrici o addirittura dal gruppo finanziario dell’allora capo del governo a uno di quei momenti di gloria senza vergogna che ha permesso l’altro giorno al gran capo Montezemolo, anfitrione confindustriale del viaggio in India del nostro premier Prodi, di paragonarsi al defunto Avvocato Agnelli che difese la Fiat da una crisi alleandosi con aziende statunitensi: la nuova frontiera è oggi l’India del Gruppo Tata.

India e Bangladesh due facce di una medaglia, quasi sempre opaca quella della grande finanza internazionale.



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