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 Anno III n° 5 MAGGIO 2007    -   FATTI & OPINIONI


Il commento sulla settimana
Troppe parole e pochi fatti
La vuota ed incomprensibile bufera sulla “famiglia” e le parole del Papa devono far riflettere su strumentalizzazioni e mancanza di visione delle realtà e le azioni conseguenti di chi gestisce il potere sia religioso che politico
Di Giovanni Gelmini


Questa è stata una settimana caratterizzata da troppe parole dette e fatti nulli, almeno su quello che è passato sotto i riflettori della stampa. Se qualcuna tra le presone che “sono ascoltate” provasse a riascoltare quello che ha detto forse chiederebbe a un chirurgo di cucigli la bocca o di far tagliare le mani a chi scrive le cose per lui.

Il summit lo si è ottenuto con le doppie manifestazioni dico/famiglia, in cui la strumentalizzazione della religione, a fini non certo etici e religiosi, è stata grande, anzi insopportabile.
Quando si diceva che la posizione della CEI non era accettabile in quanto, tra le altre cose, dava appoggio a partiti ben precisi, invece di occuparsi giustamente dell’etica cattolica (e solo cattolica non di quella cristiana!), oggi ne abbiamo la riprova. Berlusconi, con la sua solita finezza politica, ha affermato che i cattolici sono solo di destra, eppure le parole del Santo Padre lo smentiscono quando giustamente ricorda che la Chiesa critica tanto il capitalismo quanto il marxismo e afferma “Il sistema marxista ha lasciato una triste eredità di distruzioni economiche ed ecologiche e una dolorosa distruzione degli spiriti. Lo stesso all'Ovest, dove cresce costantemente la distanza tra poveri e ricchi e si produce un'inquietante degradazione della dignità personale con ingannevoli miraggi della felicità”.

E così si scatena un’altra bufera di parole inutili e dannose per l’immagine dei politici che abboccano a queste provocazioni.
Lo dico e lo ripeto: chi è CRISTIANO deve accettare l’imperativo contenuto nel Vangelo, la Chiesa non deve mescolarsi alle cose di CESARE, se non per difendere i suoi diritti di evangelizzare in piena libertà, ma nel rispetto delle altrui idee. Ma lo dice anche il Papa che fare politica “non è competenza della Chiesa”, ma rispetta la "sana laicità" e non si "identifica coi politici né con gli interessi di partito", ma suggerisce "i grandi criteri e i valori inderogabili" da seguire.
Se fosse così anche per l’Italia sarebbe una grande cosa.
Chi definisce il suo come “Partito Cattolico”, a mio avviso, non sa cosa sia il Vangelo e se proviamo a vedere il curriculum personale della maggior parte dei sedicenti politici cattolici ci accorgiamo che troppi di questi non seguono nel loro comportamenti i dettami della predicazione di Cristo.
È veramente una lotta indegna, una perdita di tempo e una scocciatura per tutti. “Basta con le lotte tra Guelfi e Ghibellini”, tuona Prodi e ha ben ragione.

Ma passiamo a cose più importanti.
Uno dei momenti di grande attenzione della stampa è oggi dato al viaggio di Benedetto XVI in Brasile. Ma un dubbio mi sovviene.
È mai possibile che un Papa in visita pastorale a un paese dall’altra parte del globo e che rappresenta la metà dei cattolici nel mondo parli a quel popolo, come fa apparire la stampa, dei problemi dell’Italia?
Io credo che l’interpretazione delle sue parole, magari indirizzata anche da commentatori della curia Romana, non dovrebbe portare a configurare il Papa come un provinciale prete, ma come un padre universale e quindi queste parole devono essere lette nel contesto in cui sono dette.

Mi sembra significativo quanto detto dal papa in un incontro con tossicodipendenti: "gli spacciatori ricordino che Dio chiederà conto di ciò che fanno - e successivamante - Quanti diffondono la droga per denaro riflettano sul male che stanno facendo a una moltitudine di giovani e di adulti di tutti gli strati sociali".

C'è chi non può condividere questa posizione, ma c’è da chiedersi perché questi “portatori di morte” non siano equiparati dalla Chiesa Cattolica a tutti gli altri e scomunicati come il diritto canonico indica di fare verso coloro che si fanno artefici della cultura della morte nelle altre maniere.

Il commercio di droga è una emergenza attuale per le dimensioni del problema, il coinvolgimento di adolescenti e il danno sociale. Inoltre vi è un forte legame con altri punti gravi per una società di etica cristiana quali: l’usura, la guerra, la prostituzione, la “schiavitù” di persone soggette a pressioni illecite.

Perché non si prendono posizioni concrete contro questa piaga del creato?
Forse perché forse va a toccare i “paladini della chiesa”: i mafiosi? Cioè i potentati, quelli che hanno i soldi?

Ma la gente aspetta queste posizioni dure contro che fa del male all’umanità, non posizioni dure contro chi ha solo bisogno di essere aiutato a vivere, che ha bisogno dell’amore e del perdono che è la parola portante del Vangelo che è la grande novità della predicazione di Cristo, ma che è troppo assente nelle chiese di pietra.



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