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 Anno III n° 6 GIUGNO 2007    -   FATTI & OPINIONI


Critica della settimana
Dopo Montezemolo il diluvio?
Ma cosa ha detto di così strano? Perché Prodi è “grigio”? il “Cordero” scenderà davvero in politica?
Di Giovanni Gelmini


Se Montezemolo ha messo il dito nella piaga, non è che l’abbia affondato in essa.
Le cose che ha detto e le accuse che ha rivolto alla politica sono cose note e già ampiamente dibattute, anche noi ne abbiamo parlato proprio di recente e si può solo dire che, forse perché parlava dal pulpito confindustriale, non ha detto tutto quello che doveva dire.

Si invoca la qualità e l’innovazione, ma questo non lo si ottiene con sbarbatelli o con il lavoro interinale, non lo si ottiene con i contratti atipici. Per fare qualità si devono conoscere i processi, si deve essere ben integrati in una struttura aziendale e si deve avere esperienza e certezza, non essere pagati a cottimo o lavorare oltre le capacità di lucidità della mente (in genere circa 6 ore al giorno non di più), ma una tendenza schiavista del nuovo capitalismo pretende le 12 ore di lavoro, brucia le persone e, quando sono esaurite, le getta senza preoccuparsi del fatto che il principale capitale di un’azienda è quello umano.

È ancora quello umano che permette l’innovazione. Per innovare positivamente si devono conoscere profondamente le strutture dell’azienda, i clienti ed i fornitori, le “conoscenze”, che albergano essenzialmente nella testa delle persone che lavorano nell’azienda, sono il fattore che permette o nega l’innovazione. Se ho teste dure, aggrappate al cadreghino difficilmente innovo, se ho persone che sono solo interessate alla carriera ed al risultato a breve, difficilmente innovo. Innovare vuol dire credere in un futuro di lungo periodo e essere una mente di qualità, flessibile che accetta il nuovo.

Tutto questo Montezemolo lo sa, altrimenti non sarebbe stato l’artefice del rilancio della FIAT, una azienda che sembrava ormai decotta e da smantellare. Perché non ne ha parlato?

Perché la Confindustria è fatta da pochi veri industriali, ma da tanti ex artigiani, da tanti uomini del “business”, affari e non strategie industriali. Uomini che attendono i benefici che devono arrivare dalle persone politiche che hanno sostenuto, compromessi con lo sfacelo della politica, per questo credo che Montezemolo non abbia avuto la possibilità di dire tutto il suo pensiero.

Adesso la domanda è: questa è una dichiarazione di guerra? Un manifesto che premette alla sua scesa in campo?
Non credo che il presidente di Confindustria sia così sciocco da pensare di fare la stessa cosa di Berlusconi, non ne ha bisogno. Non deve scendere a difendere i suoi interessi, li difende benissimo non mescolandosi al pantano dei partiti ed infatti a stretto giro di posta arriva sul Sole24ore la smentita di Montezemolo: ”Se vuole glielo metto anche per iscritto: non entro e non entrerò mai in politica...

Ma allora a chi e per cosa ha parlato? Riprendiamo ancora le sue parole: “... Avevo l'esigenza di ridare un messaggio di coesione ai miei associati. Dovevo ridar loro l'orgoglio di sentirsi classe dirigente, e di rappresentare una categoria che in questi anni non è stata chiusa nei salotti, come pensa qualcuno, ma si è rimboccata le maniche e ha lavorato sodo per far ripartire la crescita in questo Paese.”

Ma le affermazioni del presidente della Confindustria hanno creato scompiglio e agitazione nel modo politico.
Prodi è ingrigito ed è stato zitto, ma, dall’altra parte, Berlusconi ha affermato che non c’è bisogno di Montezemolo, lui può fare tutto, infatti Montezemolo non ama Berlusconi, anzi le sue frecciate sembrano dimostrare che non lo stima affatto. Sempre al Sole24ore ha detto: “ E non è a me che devono spiegare la diversità tra l'essere imprenditore e fare il leader di partito. Quella differenza la conosco bene, io...”, lasciando ben intendere che la persona a cui si riferisce che non ne conosce la differenza.

Ma perché, se le cose dette sono le stesse più volte segnalate dalla stampa, delle inchieste televisive, quali quelle di Reporter, hanno creato tanto subbuglio nel modo politico?

Sicuramente il fatto che Montezemolo possa interessarsi direttamente o indirettamente alla politica è un problema e spero che questo sblocchi finalmente la legge sul conflitto di interessi. Ma c’è dell’altro. Prodi è teso verso il suo “Partito Democratico”, che non sembra essere apprezzato dagli elettori. Questo partito nasce con tutti i “padrini” della vecchia politica e quindi anche con la loro inaccettabile eredità. Così come si presenta è solo come una riorganizzazione dello schieramento dell’Ulivo, con una perdita di forze a sinistra ed un conseguente compattamento dei gruppi che ancora fanno riferimento al nome “comunista” e una probabile perdita di ex DC verso la mitica nuova “balena bianca”. Nulla di nuovo se non una semplificazione ed nuova organizzazione.

L’ipotesi politica “Montezemolo” di un partito che finalmente dimentichi il passato proveniente dalla Guerra fredda, e ignori la anacronistica divisione in destra e sinistra, ma che raggruppi tutti quelli che vedono la necessità di cambiare e riformare lo Stato, scompagina sicuramente chi detiene il potere nei partiti.
L’unico uomo politico di rilievo che ha apprezzato Montezemolo è Fassino e questo è comprensibile, infatti entrambi dicono le stesse cose. Poi ci sono Casini e Alemanno, che dichiarano di condividere le posizioni del Presidente di Confindustria; gli altri prendono le distanze, ma cercano di sfruttare la scia per i propri tornaconto, specialmente quelli della CDL.

E adesso, se effettivamente uomini nuovi (o poco usati) creassero quel tanto desiderato partito di centro, credibile e moderatamente riformista chiesto dagli elettori, cosa succederebbe ai re della politica attuale? Forse è questo che li fa stizzire.



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