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 Anno III n° 6 GIUGNO 2007    -   IL MONDO - cronaca dei nostri tempi



Il caso “Luna Rossa”
La barca, che ha dato una stupenda prova di sé, è nata tra le “Selle Alpine” e non in riva la mare. Cosa è cambiato nel mondo industriale?
Di Giovanni Gelmini


Luna Rossa avvince, e quasi vince... anche se non entra nell’Amercans Cup. Ma già così è una grande emozione. La possibilità di arrivare in quelle posizioni però non è solo legata alla capacità dell’equipaggio nel gestire la navigazione, fatto di evidente importanza, ma anche da come lo scafo risponde, dalle vele e dalle attrezzature usate.

Ebbene, lo scafo è certamente uno degli elementi di base per l’equipaggio al fine di esprimere tutte le sue capacità, come lo sono l’auto e il suo motore per un campione di Formula Uno.
C’è una cosa strana, lo scafo di Luna Rossa è stato realizzato in un “cantiere” lontano dal mare, tra i monti della Valle Seriana, dove se si sa nuotare è solo perché da pochi decenni sono state costruite le piscine.

Questo non è casuale, è un fatto noto agli economisti industriali, ma poco noto a tutti gli altri: non è più la “vocazione” del territorio a pilotare le capacità di realizzare, ma la disponibilità di conoscenze di applicazione delle tecnologie multidisciplinari. Questo rivoluziona i concetti base del come mantenere il livello di reddito della popolazioni di un territorio.
La risposta alla domanda: cosa occorre per fare una corretta politica economica territoriale, va automaticamente contro tutte quelle pressioni, proprie ed improprie, che le lobby fanno.

Le prime cose da considerare sono i valori intrinsechi del territorio.
Questi devono essere visti come una risorsa che dà un plus e non un qualcosa da sottomettere ad altri interessi. Così non è da pensare di realizzare industrie che muovono molte merci di basso valore in località di difficile accesso come le valli montane, come non si può pensare di sviluppare “turismo sciistico” dove c’è poca neve, ma questo purtroppo è una folle idea sostenuta da immobiliaristi e politici.

La seconda è che l’industria ha bisogno di capacità di applicare la tecnologia e va dove c’è, la tradizione conta poco se non è accompagnata da capacità operative aggiornate in continuazione. Questo mette in difficoltà una della basi culturali dell’economia territoriale: i “Distretti Industriali”. Chi oggi parla di Distretti Industriali probabilmente sta chiedendo soldi a supporto di attività obsolete che non sono in grado di stare sul mercato.

I distretti industriali sono stati una aberrazione francese, sposata subito dalle lobby imprenditoriali. Si basavano sulla concentrazione di imprese di una certo tipo in un territorio. Questo aveva una logica minima nelle produzioni semplici e di massa degli anni ’50 e ’60, non ha più un senso oggi che le produzioni hanno bisogno di un'ampia gamma di conoscenze tecnologiche.
Oggi un “distretto industriale” si può caratterizzare solo dalla capacità di dare risposta a tutte le esigenze di applicazione delle tecnologie. Non c’è più la conoscenza mono-disciplinare, ma occorre quella multidisciplinare e quindi un territorio, per qualificarsi come “industriale”, deve avere come caratteristica moltissime conoscenze di tecnologie e settori diversi.

Per chiarirci, una azienda tessile ha bisogno sicuramente di esperti tessili, ma per produrre occorrono chimici, elettronici, esperti di organizzazione, informatici, stilisti, ecc... ma quegli esperti possono lavorare anche per altri tipi di imprese. Anzi il passaggio di esperienze da settori diversi provoca altre innovazioni.
Un esempio? Le piastrelle ceramiche di monocottura della Marrazzi vengono dall’esperienza dell’industria delle lastre di vetro in continuo. Oggi è proprio la capacità di spostare le soluzioni sviluppate in altri settori che produce innovazione.
Quindi è la presenza di “conoscenza” che si incrocia e che genera una fertilizzazione multipla a dare vantaggio al territorio, non la mono-disciplinarietà spinta all’eccesso.

È così che “Luna Rossa” viene costruita tra i monti e non in riva la mare. Un fatto che deve far riflettere chi sostiene economie statiche e legate esclusivamente alla tradizione.



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