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 Anno III n° 7 LUGLIO 2007    -   FATTI & OPINIONI


Sono indignato
No al Doping? E chi ci crede!
Le “dichiarazioni di principio” sono parole false e vuote; il doping serpeggia nello sport perché è voluto
Di Silvano Filippini


Sono indignato perché il doping continua ad imperversare nonostante la costante lotta per debellarlo e tutti i roboanti proclami fatti dalle varie associazioni sportive.

L’ambiente più affetto da questa epidemia è quello del ciclismo.
Innanzitutto mi sembra del tutto demagogico il sistema di far firmare la dichiarazione antidoping a tutti i partecipanti alle gare. Mi ricorda tanto quella che i pensionati firmano quando presentano la ricetta per evitare il ticket sugli esami clinici richiesti tramite ASL. Tutti firmano anche se il loro reddito famigliare è ampiamente superiore a quello consentito! Tanto i controlli sono rari e la possibilità di venire individuati è bassa.
Per il momento i professionisti che hanno firmato sono solo 211 di cui 31 italiani. Segno evidente che in troppi hanno qualcosa da nascondere!

Allo stesso modo mi pare del tutto aleatorio il patto etico firmato dalle società: se non c’è la convinzione dei dirigenti ad opporsi al doping appare inutile, tanto più che i controlli interni sono all’acqua di rose.
Per non parlare dell’esuberante numero di certificati in deroga dovuti a presunte affezioni respiratorie che obbligano all’uso di medicinali contenenti sostanze dopanti. Sembra ormai che la maggior parte dei ciclisti siano affetti da malattie respiratorie. E allora perché continuano a correre? Sarebbe più logico che si fermassero per curarsi.

A questo punto è indispensabile stabilire regole ben più restrittive e controlli per evitare che medici compiacenti rilascino certificati “facili”. Se si vanno a controllare i parametri del sangue della maggior parte dei corridori italiani, risultano livelli di ematocrito al limite del consentito, quando è risaputo che gli atleti fondisti dovrebbero essere dei potenziali anemici e, quindi, con valori opposti. È sin troppo evidente che la chimica ha un’ingente influenza su quei valori. Infatti quando qualcuno sbaglia le dosi rischia di superare i limiti e farsi pescare positivo. Come sempre più spesso si verifica. Ciò nonostante tutti si dichiarano innocenti o parlano di complotti nei loro confronti. Se questa non è ipocrisia...

Innanzitutto è indispensabile aumentare ancor più i controlli a sorpresa, anche se quest’anno negli ultimi due mesi ne sono stati effettuati almeno 160, contro i 34 del medesimo periodo dell’anno precedente. Ma non basta! Tutti gli organizzatori di gare ciclistiche dovrebbero comportarsi come i francesi che si rifiutano di accettare le iscrizioni alla “grande boucle” di tutti coloro che sono solamente sospettati di doping.

Ora è in subbuglio anche il mondo dell’atletica dopo le dichiarazioni di Gibilisco, il più famoso saltatore con l’asta italiano. Sono proprio curioso di vedere se anche la regina degli sport farà la stessa fine del mondo a due ruote!



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