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 Anno III n° 9 SETTEMBRE 2007    -   FATTI & OPINIONI


Viva la libertà
Nessuno vuole “La casa delle libertà”?
Ancora una volta Silvio è contestato dai suoi alleati, ma...
Di Giacomo Nigro


Michela Vittoria Brambilla ha depositato presso un notaio per conto di Silvio Berlusconi il simbolo del Partito della libertà. Il simbolo, non molto originale per la verità, oltre al nome contiene una sorta di arcobaleno con i colori della bandiera italiana che, date le accoglienze ricevute all’interno della Casa delle libertà, pare un poco azzardato; forse attualmente un fascio di fulmini e saette sarebbe più rappresentativo della realtà.

Pare, infatti, che lasciare le libertà plurali della Casa per passare alla libertà del partito unico non sia gradito agli alleati di AN e soprattutto della Lega che sono quelli che hanno reagito con la maggior vivacità negativa. All’interno della stessa Forza Italia molti uomini di primo piano hanno dato segni d’insofferenza verso la Brambilla che prende quota.

A dire del Cavaliere, però, il ruolo di M.V. Brambilla continuerà ad essere solamente quello attuale: presidente dei Circoli della libertà, visto che questi ultimi non si trasformeranno in un partito continuando la loro azione. La registrazione del marchio, inoltre, è stata determinata dal voler evitare che qualcuno si impadronisse di questo nome compiendo una specie di appropriazione indebita. Curioso che qualcuno voglia appropriarsi di qualcosa che non c’è ma tant’é.

Insomma Berlusconi minimizza ma intanto ha ottenuto, al solito, l’attenzione massima dei mass media e di tutto il mondo politico con un’azione che pare di disturbo alla creazione del nuovo Partito Democratico che avverrà a Ottobre e di forzatura verso gli alleati che non sembrano disposti a fronteggiare quest’ultimo con le stesse manovre aggregative di forze diverse.

La costituzione del Partito Democratico formalmente appare molto distante dal semplice deposito di un simbolo ma nella sostanza è molto simile all’azione del Cavaliere, in entrambi i casi si tratta di decisioni calate dall’alto sull’attonita base che invece di questi giochetti di prestigio si attende una legge elettorale che permetta di esercitare una reale azione di scelta politica democratica.



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