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 Anno III n° 11 NOVEMBRE 2007    -   IL MONDO - cronaca dei nostri tempi


Quando la macroeconomia ci tocca da vicino
Euro forte, inflazione, domanda debole, caro petrolio... cosa sta succedendo?
La situazione è sicuramente poco chiara a chi non riesce a vedere le interconnessioni dei fenomeni e come le decisioni degli enti di governo spostino i vantaggi
Di Giovanni Gelmini


Euro forte, inflazione, domanda debole, caro petrolio... la gente capisce poco di tutte queste chiacchiere, ma sa che non si sta bene. I motivi di questa sensazione sono tanti che si sommano, da quelli emotivi: insicurezza, pubblicità che espande i desideri, difficoltà di relazioni interpersonali, lavoro... a quelli più tangibili come la difficoltà a far quadrare il bilancio.

Vorrei con voi fare qui una breve analisi dei fenomeni macroeconomici che oggi ci investono nella realtà e nella continua tempesta di parole dei mass-madia.

Partiamo dal caro del Dollaro e dal rafforzamento fuori misura dell’Euro.
La crisi del Dollaro è stata la reazione evidente al taglio dei tassi effettuati dalla FED, l’organismo che corrisponde alla nostra Banca Centrale Europea (BCE), per far fronte, così dicono, alla crisi dei fondi speculativi. Questo ha fatto crollare le borse legate a Wall Streed e messo in agitazione tutte le borse mondiali. Come seconda conseguenza l’altra moneta di riferimento internazionale, l’Euro, si è rafforzata, anche per la politica monetaria di continuo aumento dei tassi seguita della BCE.

Ma questo cambiamento radicale nelle valutazione delle due monete non è solo causato dal gioco dei tassi di interesse. La realtà è che l’economia americana è stremata da anni di guerre perse e da politiche poco attente alla realtà interna. Questo porta ad una situazione di incertezza nel mercato interno e, malgrado gli Stati Uniti siano il paese che dispone delle più avanzate tecnologie, le prospettive di sviluppo si sono fatte incerte. A questo contribuisce sicuramente anche la crescita continua ed esponenziale delle economie della Cina e dell’India, che spostano in prospettiva l’asse del controllo del Mondo, quello che, dopo la caduta del muro di Berlino, sembrava fosse ormai solo sotto il controllo USA ad una situazione multipolare in cui si riaffaccia anche l’URSS rinvigorita dalla vendita di gas e petrolio.

Cosa vuol dire questo per noi? Forse poco o forse tanto, dipende molto dalla capacità dei governi europei di fare una politica estera comune coesa, sostenuta da posizioni meno suddite delle richieste americane, da una forte ripresa della ricerca e dal sostegno agli investimenti nelle imprese.

Ma tradotto in soldoni questo cosa vuol dire?
Per prima cosa cambiare la politica monetaria della BCE. Il sostengo dell’Euro può ammazzare l’economia europea.
Questo ci riporta al problema della BCE e della politica economica troppo legata ai giuochi monetaristici. L’innalzamento del tasso di sconto rafforza l’Euro perché attira capitali esteri, ma questi capitali non si traducono in genere in investimenti industriali, ma solo in investimenti finanziari pronti a dirigersi verso altri lidi appena il vento cambierà.

L’operazione viene giustificata come un modo per evitare l’inflazione, ma questo non è completamente vero, questo meccanismo si può usare solo in presenza di un eccesso di domanda, ma qui invece sentiamo che la domanda è debole, lo stanno dicendo tutti. In questo caso tassi elevati si traducono in inflazione per la quota in cui superano la crescita del Pil, come ha ben spiegato il Keynes, ma i monetaristi questo lo ignorano sistematicamente, forse perché guardano troppo alla borsa e al girotondo di investimenti fasulli ad essa legata.

Certo che si deve controllare il flusso monetario, ma forse sarebbe anche opportuno fare in modo che tassi alti al credito a breve vadano a finanziare incentivi per quelli di lungo periodo cioè per gli investimenti nell’industria e alle famiglie per l’acquisto della propria abitazione, invece questo innalzamento dei tassi sembra essenzialmente avvantaggiare le Banche che continuano ad aprire sportelli ovunque e tralasciano di agire per aumentare l’efficienza e ridurre i loro costi di produzione e quindi il costo del denaro alla clientela.

Legata alla bufera monetaria c’è la continua crescita del prezzo del petrolio.
Solo in parte questa è dovuta al fatto che il petrolio viene trattato in dollari. In effetti c’è anche un’altra componente: il petrolio si sta esaurendo. Le fonti di approvvigionamento diventano più costose e la qualità è peggiore, quindi è più costoso ottenere da esso prodotti utilizzabili per produrre energia.
In questa “bufera” energetica noi siamo sempre nel fanalino di coda nella diversificazione delle fonti energetiche. Il solare è molto diffuso in Germania e nel centro Europa, mentre, in Italia, la terra del sole, è praticamente inesistente. Ma, invece di spingere verso questa fonte inesauribile e a disposizione di tutti, i nuclearisti rialzano la testa e propongono centrali nucleari, come se quelle non inquinassero e non fossero costose.

Sull’innalzamento del costo del petrolio prontamente i monetaristi rispondono: ecco vedete con l’euro forte noi ci guadagniamo, ma nascondono la realtà delle cose: se è vero che paghiamo meno il petrolio degli americani è altrettanto vero che i vituperati prodotti cinesi diventano ancora più convenienti e concorrenziali rispetto ai nostri, ma non solo: anche di quelli anche quelli made in USA. Per fronteggiare questi prodotti a basso costo non abbiamo né il basso costo del lavoro, come la Cina, né le tecnologie più avanzate, come gli Stati Uniti, infatti, grazie al basso valore del dollaro, in questo periodo gli USA stanno risanando la loro bilancia commerciale con un forte aumento delle esportazioni.
Nello stesso momento la produttività del nostro sistema è e resta bassa e così l’economia perde colpi e gli investimenti languono, ma “la borsa regge” potrà dire chi, invece di giocare al Superenalotto, si diletta a questo gioco d’azzardo! Per quanto ancora reggerà?

Ora non è il caso di esagerare, forse il quadro descritto è eccessivo anche perché vi sono meccanismi di aggiustamento che rendono le cose meno drammatiche, ma è opportuno che si capiscano i grandi rischi in cui i banchieri, i finanzieri da strapazzo e la BCE ci mettono.



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