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 Anno V n° 1 GENNAIO 2009    -   TERZA PAGINA


Una rivoluzione che non è solo di stile
Art Deco Fashion, dal 1910 al 1930
Il cambiamento dello stile nella moda è lo specchio di nuove esigenze e del nuovo assetto del secolo
Di Cricio



Le differenze tra i canoni della Belle Epoque e quelli dell’Art Déco balzano sicuramente all’occhio di chiunque se sono viste attraverso il nuovo stile della moda. Nel periodo a cavallo della prima guerra mondiale la donna cambia, perché cambia la società. La donna è meno casalinga e trascorre parte del suo tempo fuori di casa.
Le attività all'aria aperta richiedono indumenti più duttili: pertanto, la crinolina scompare del tutto, anche se il corsetto resta in uso per alcune occasioni. L’equitazione, la caccia, passatempi diffusi nelle classi agiate, ma anche le passeggiate a piedi diffuse in ogni ambiente, entrano nell'ambito del socialmente accettabile anche per le donne. Queste attività, seguite presto dal nuoto, dal tennis e dalla guida dell'automobile, modificano profondamente le esigenze dell’abbigliamento.

 

 Léon Bakst, figurino per "l'uccello di fuoco" 1910

Ma come nasce lo stile di questa moda?
L’origine è nell’opera di un sarto: Paul Poiret, forse il più brillante della storia della moda che idea la “costruzione verticale” degli abiti. Questo modo di concepire l’abito mette in risalto la flessuosità del corpo anziché le forme. Oltre allo stile introdotto da Poiret influenzano il gusto di quel periodo anche i figurini dal cromatismo violento, preparati negli anni 1910 e 1914 da Léon Bakst, un pittore famoso all’epoca, per i costumi del Ballets Russes, in particolare quelli della Schéhérazade di Rimskij-Korsakov, creati nel 1910.

La rivoluzione dello stile invade in tempi rapidi tutti i paesi; ciò è reso possibile perché Parigi in quel periodo è la capitale mondiale della moda, grazie alla presenza di notevoli risorse nel campo sartoriale, sostenute dalla capacità dell’industria tessile nella produzione di tessuti di lusso,; e ad essa fanno riferimento i sarti del resto d'Europa e dell'America del Nord. Le riviste di moda francesi, grazie anche alla facilità di stampare con le rotative, inventate solo da qualche decennio, rendono fruibile lo stile di Parigi in ogni angolo del modo.

Lo sviluppo delle nuove tecnologie, rese possibili dalla disponibilità di acciaio ed energia elettrica a basso prezzo, portano anche ad una grande novità: la produzione industriale di massa di capi d'abbigliamento, rendendo la “moda” accessibile per ogni classe, anche per quelle con meno disponibilità economica.

Un ruolo fondamentale nel cambiamento lo ha la Prima Guerra Mondiale, che modifica profondamente le strutture sociali preesistenti: forse per la prima volta, per sostituire gli uomini impegnati al fronte, le donne sono costrette a praticare professioni considerate per tradizione maschili e un abbigliamento comodo e pratico divenne una necessità.

 
 ALDO BRUNO, 1925, per la ”Unione Cooperativa – Provvidenza del consumatore”. Raccolta Bertarelli
L’immagine della donna nella seconda decade del ‘900 diventa, come già anticipato. dritta e sottile, la vita e il seno vengono nascosti in tuniche tubolari, decorate da disegni geometrici e abbellite da qualche applicazione, dalla cintura ed eventualmente da una sciarpa. Attorno al 1910 la gonna lascia scoperte le caviglie solo nel 1920 arriva a metà polpaccio.

La moda si modifica evidentemente nel tempo; negli anni venti, si comincia ad accentuare la forma degli abiti nel punto sottostante al busto e successivamente si evidenzia con drappeggio o altro la zona dei fianchi, la lunghezza della gonna cambia in continuazione: di nuovo alla caviglia nel ’23, nel ‘24 si rialza al polpaccio e nel ‘25 può al massimo coprire il ginocchio. Una caratteristica invece stabile è l’appiattimento del seno, quasi per nascondere la femminilità ed essere alla moda “donna.garçon”:dinamica e sportiva. Gli abiti si arricchiscono di ricami, introdotti da Chanel.

È ovvio che il fisico femminile ideale si modifica insieme alla silhouette. Le curve rotonde e voluttuose divennero out e furono sostituite da una figura filiforme con seni piccoli e fianchi poco pronunciati, un look quindi più androgeno. I capelli si portavano “alla maschietta”, taglio squadrato corto appena sotto l'orecchio. Un’immagine quindi di donna magra e “sportiva”, senza quelle che sono considerate le prerogative femminili del corpo.

Le nuove linee dell’abito delineano geometrie con i tessuti di produzione industriale e i disegni del tessuto vengono accortamente aggiustati sul corpo dal sarto attraverso un attento taglio e con cuciture tali da non interromperlo; anzi, il tessuto viene tagliato e cucito in modo che i taglio stesso crei motivi geometrici.

Ma la donna resta donna: non può rinunciare alla seduzione. Ecco che la semplicità dell’abito viene arricchita da gioielli di serie, belli quanto rigorosamente falsi, bigiotteria, appunto. Dove prima erano boccoli e posticci compare un baschetto geometrico comme les garçons. Tra le labbra, ed è forse uno dei pochi accessori che la “nuova voga” conferma, un bocchino. Anche lo sguardo continua ad essere ammiccante, attraverso l’uso di cosmetici per migliorare il proprio aspetto: truccarsi diviene di moda e non più prerogativa delle “cortigiane”.

Importante diventa l’uso degli accessori, che di solito sono coordinati con l'abbigliamento dal punto d vista del colore e del materiale impiegato. L’abbigliamento era integrato da cuffiette, cappelli asimmetrici o berretti: si confezionano sciarpe e foulard di tessuti semitrasparenti o di diversi tipi di pelliccia.

Negli anni Venti si affermano le case di Haute Couture che producono anche il pret-à-porter. Oggi di quelle case però se ne è perso il ricordo; solo Coco Chanel e Madeleine Vionnet sono sopravvissuti fino all'epoca attuale. Voglio ricordare però tra questi “scomparsi” Lucien Lelong, che fu uno degli stilisti più innovativi degli anni Trenta e Quaranta: ai suoi modelli si ispira Christian Dior per creare il suo famoso 'New Look'.

Ancora è forse opportuno citare Jean Patou. Se da un punto di vista stilistico fu famoso per la sua linea di abbigliamento sportivo, ispirata al cubismo e all’architettura Déco, con maglie, gonne e camicette comode e leggere, la sua grande innovazione però fu legata al marketing; fu infatti il primo stilista a organizzare sfilate delle sue collezioni alla stampa e fu il primo ad applicare il marchio “J.P.” alle sue creazioni. La Maison Patou, prosegui dopo la morte del fondatore, avvenuta nel 1936, e divenne famosa anche per i profumi. Nel settembre 2001 è acquistata dalla americana Procter & Gamble Company.

La moda cambia e proprio al culmine dell’Art Déco, nella Expo parigina del 1925, che sarà presa come emblema di questo stile, il padiglione della moda mostra nuove tendenze che rompono con lo stile precedente. La “donna-garçon” viene superata e si ritrova la femminilità tradizionale, dalla sessualità raffinata, ma non ambigua.

Mi permetto di notare alcune cose.
La moda tra il 1910 ed il 1930 ha introdotto delle modifiche sostanziali nel modo di vestire che arrivano fino ai giorni nostri:

  • ha fatto sparire le crinoline e i busti, ha introdotto abili facili da portare e tali da poter essere prodotti dall’industria;
  • i cambiamenti sono stati l’interpretazione, da parte degli stilisti, dell’epoca di una realtà sociale introdotta dall’evoluzione della struttura industriale indotta dalle nuove tecnologie e materiali disponibili;
  • la moda si evolve grazie anche alla possibilità di disporre di nuovi tessuti e la possibilità di realizzare capi con produzioni industriali a minor costo e quindi allargando la clientela.

In conclusione, se il risultato degli stilisti è frutto della loro creatività, il loro successo è dovuto ai cambiamenti introdotti dall’evoluzione delle tecnologie disponibili.



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