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 Anno V n° 2 FEBBRAIO 2009    -   TERZA PAGINA


“Nigra sum sed formosa” Sacro e bellezza dell’Etiopia cristiana
Lalibela, la Gerusalemme d’Africa
Per illustrarla, in Mostra, anche le preziose incisioni di Bianchi Barriviera



La piccola città santa di Lalibela, situata nel centro dell’Etiopia, a un'altitudine di 2700 m s.l.m., è conosciuta come la “Gerusalemme d’Africa” ed è indubbiamente un luogo unico al mondo per suggestione e fascino.

Fu la capitale della dinastia Zaguè, salita al trono nel XII secolo, e rovesciata dalla restaurazione dei Salomonidi nel 1270. Si chiamava prima Roha, e deve il nuovo nome al re Lalibela (c. 1185-1225), che si dedicò alla costruzione di questa nuova Gerusalemme tra i monti del Lasta, a imitazione degli edifici e della topografia sacra dell’antica, che aveva visitato per via miracolosa.

 

 Chiesa rupestre a Lalibela Foto di Vincent Long (Australia)

Colpisce la realizzazione degli undici edifici rupestri di Lalibela, attualmente tutti chiese, ma in origine anche palazzi: sono scavati nella roccia tufacea, costruiti senza muratura, pietre o legname, e collegati fra loro da cunicoli.
L’impresa architettonica, frutto di successivi interventi e aggiunte pur su un organico disegno, fu iniziata dal re Lalibela, secondo la leggenda, nel XII secolo, dopo la presa di Gerusalemme da parte del Saladino.
Per favorire i pellegrinaggi, ormai impraticabili in Terra Santa, egli decise di fondare appunto una seconda Gerusalemme nella sua capitale, Roha, che divenne centro di attrazione per tutta l’Etiopia.
Nel sito, e nelle architetture, di straordinaria perizia tecnica ed eloquenza visiva, è manifesta e storicamente documentata l'influenza del più antico stile aksumita.

In mostra si espongono alcune delle straordinarie vedute, con le relative piante e prospetti, eseguite all’acquaforte fra il 1939 e il 1949 dall’artista trevigiano Lino Bianchi Barriviera sulla base di appunti e disegni schizzati durante il suo viaggio del 1938-39 al seguito della spedizione scientifica a Lalibela, guidata dal barone Alessandro Augusto Monti della Corte. Si tratta di 9 tavole: nel suo genere, una delle maggiori imprese illustrative del Novecento italiano.



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