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 Anno V n° 2 FEBBRAIO 2009    -   PRIMA PAGINA


La crisi della politica del PD è evidente
Per vincere si deve convincere

Di Giovanni Gelmini



Per vincere si deve convincere e sicuramente chi perde clamorosamente è perché proprio non sa convincere.

Le elezioni in Sardegna credo che abbiano messo in chiaro una cosa: il PD non ha il credito degli elettori; questo non è il primo segnale che l’elettorato ha dato. Partendo dalle elezioni politiche, dove Veltroni ha fatto il pieno rubando consensi per disperazione, per evitare una scontata vittoria di Berlusconi, e ,di seguito, tutti gli altri confronti elettorali hanno dimostrato che il PD non riesce a convincere gli italiani di poter essere una forza in grado di governare.

Inutile dare la colpa a Veltroni: lui è la precisa espressione del PD. Anche se lo si sostituisce con qualcun altro, ad esempio Rutelli o D’Alema, il risultato non cambia. È la compagine che va cambiata, partendo dai quadri locali e finendo a quelli nazionali. La “compagine” è ancora quella che ha fatto cadere Prodi, il candidato scelto dagli elettori per governare, due volte e la seconda ha regalato l’Italia a Berlusconi.
L’analisi del passato permette di capire perché al PD, così come è, non potrà mai vincere. Cosa chiedevano gli italiani quando hanno eletto Prodi? Poche cose semplici: eliminare le pessime leggi “ad personam”, ripristinare la democrazia, risolvere il “conflitto di interessi”, sistemare il bilancio e riportare ad equità fiscale il sistema statale, investire nelle infrastrutture, e in fine avere un governo sicuro nella sua azione.

Cosa hanno avuto? Tranne il referendum che, grazie al popolo, ha cancellato la riforma costituzionale, echeggiante il modo di governare fascista, voluta da Berlusconi, quasi nulla! Prodi ha rilanciato il bilancio, ha rilanciato le infrastrutture con Di Pietro, ha combattuto l’evasione con Visco, ha cercato di togliere i vincoli monopolistici con Bersani, ha sistemato il bilancio con Padoa Schioppa, ma ha perso con i politici che lo sostenevano che non gli hanno permesso di cancellare le leggi “ad personam” e la riforma elettorale che da alle segreterie di partito il potere di nominare i deputati. Non contenti, i partiti della maggioranza hanno fatto una continua rissa verbale, dalla quasi destra di Mastella e Dini alla sinistra di Rifondazione Comunista. e gli elettori non sono scemi.

La comparsa di Velroni che apre una trattativa improvvida con Berlusconi, ha lasciato tutti perplessi, ma moltissimi si sono tappati il naso e lo hanno votato, pur di non dare in mano l’Italia a Berlusconi, altri hanno ritenuto inutile questo esercizio e non sono andati a votare.

I fatti, purtroppo, hanno dato ragione a chi non ha ottemperato al diritto/dovere del voto: il Pd non solo ha dimostrato di non fare opposizione, ma ha più volte dimostrato di non gradire l’opposizione dura di Di Pietro, senza però fornire alcuna alternativa politica alla sua azione. Il comportamento del partito leader dell’opposizione è stato forse troppo legato all’idea assurda di ricostituire l’ex DC. Questo progetto, forse, politicamente avrebbe un senso solo se fosse svincolato dai legami con la CEI, legami che la stragrande maggioranza degli italiani non vuole, come i casi dei Dico prima e di Eluana poi hanno ampiamente dimostrato.

Quello che gli elettori leggono è che i politici del PD non possono contrastare i poteri forti, lo hanno dimostrato nel Napoletano, col problema delle immondizie e l’hanno dimostrato in Sardegna quando hanno bocciato l’azione di Soru contro la speculazione immobiliare, e l’hanno costretto alle dimissioni.

Gli elettori non sono sciocchi, ed hanno giudicato chi era affidabile: Soru ha avuto un buon consenso, ma non il PD. Diciamo che più di prima alcuni hanno pensato che nessuno era affidabile e non hanno votato. Questo credo sia la realtà indotta dei nostri politici, troppo attenti ai poteri forti, se non collusi, e troppo poco attenti agli elettori.

Il Pd può cambiare il suo segretario, ma non cambierà nulla se non cambia il suo atteggiamento verso i poteri forti e l’elettorato.



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