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 Anno V n° 3 MARZO 2009    -   IL MONDO - cronaca dei nostri tempi



È pace in Europa?
Sembra che certi conflitti non finiscano mai! Oggi registriamo la ripresa del terrorismo nell’Irlanda del Nord, ma c’è un conflitto di cui nessuno parla tra Slovenia e Croazia che dovrebbe invece preoccuparci
Di Il Nibbio



Nell’Irlanda del Nord riappare l’IRA; è una cosa di questi giorni: due attentati che hanno fatto tre morti tra i poliziotti, dopo 10 anni di pace. I gruppi che hanno rivendicato gli attentati sono diversi come nome “Real Ira” e “Continuity Ira”, ma le modalità sono simili e quindi è presumibile che siano gruppi strettamente collegati, sono comunque quei gruppi che non hanno a suo tempo accettato l’accordo del “venerdì santo” del 1998.

Ma perché proprio adesso?

Difficile dire le motivazioni perché ovviamente non ci sono elementi per giungere a vere ipotesi, ma credo che possa essere evidente che nei momenti di che nei momenti, in cui vi verificano le difficoltà economiche, è più facile raccogliere i consensi alla protesta e fomentare lo spirito isolazionista e volere barriere contro il diverso.

Questo è un rischio che coinvolge direttamene anche noi, lo sappiamo bene.
Purtroppo aumentano le persone che hanno paura del diverso e attribuiscono, a chi non parla la nostra lingua, a chi ha il colore dalla pelle diverso, tutte le colpe dei nostri problemi. Per ora però l’Italia non sembra avere particolari conflitti con i paesi vicini; anche con la Libia i problemi sembrano appianarsi e il secessionismo dell’Alto Adige non segna surriscaldamenti... per fortuna.

Ma c’è un conflitto latente a pochi chilometri dal nostro confine che potrebbe avere delle ripercussioni anche sulla nostra pace olimpica.

Il centro del contendere è il golfo di Pirano, a pochi chilometri appunto da Trieste.
Quale è il problema?
La ripartizione del golfo per quanto riguarda la definizione delle acque internazionali. Il golfo di Pirano dà accesso al mare sia alla Slovenia, con l’attività del porto di Capo d’Istria, che alla Croazia. I Croati vorrebbero che il golfo venisse diviso a metà, ma questa soluzione ridurrebbe il corridoio che serve d’accesso al porto di Capodistria.

Da venti anni c’è questo conflitto, ma ora ha subito un’accelerazione.
Il 18 febbraio scorso, il Parlamento di Lubiana ha rivendicato la propria sovranità sull’intero Golfo di Pirano e ha accusato la Croazia di aver fatto una modifica illecita del confine.
Ovviamente Zagabria si è difesa; ha definito tale posizione come “giuridicamente infondata” e ha chiesto di coinvolgere la Corte Internazionale dell’Aja.
Fin qui nulla di grave, se non fossero intervenuti anche due gruppi nazionalisti extraparlamentari sloveni, che vogliono un referendum per impedire l’ammissione della Croazia alla Nato, ammissione che dovrebbe essere approvata dal Consiglio dell’Alleanza Atlantica nell’aprile prossimo.


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Perchè il referendum si possa tenere è necessario che si raccolgano 40mila firme entro il 26 marzo, ma il problema è che la stessa richiesta di referendum mette in difficoltà il governo sloveno. Il 23 marzo infatti dovrebbe approvare il documento, gia approvato da tutti gli altri membri, che permette alla Nato di entrare nei Balcani.
Se la raccolta delle firme procede è impensabile che il parlamento sloveno possa ratificare il trattato.

Nello stesso tempo il presidente croato Stipe Mesic non è stato a guardare e in un discorso alla nazione ha accusato gli sloveni di “mancanza di senso di responsabilità, coerenza e spirito europeo”. La ragione del contendere non è solo il golfo di Pirano, ma anche il veto espresso dalla Slovenia all’ingresso della Croazia nella UE, ingresso che sarebbe previsto entro il 2009.

Gli altri paesi dell’UE vedono di buon occhio l’allargamento, ma evidentemente questo non fa piacere ai cugini sloveni.
La cosa più grave è che non c’è dialogo tra i due contendenti, che non tovano accordo nemmeno su chi debba essere mediatore: per la Slovenia il fillandese Martti Oiva Kalevi Ahtisaari, premio nobel 2008 per la pace, la Corte internazionale di giustizia per la Croazia.

Ora non è certo facile ragionare sul ruolo che potrebbe avere l’Italia nell’appianare questo conflitto, ma credo che a molti venga in mente che anche noi abbiamo un porto importante a fianco del golfo di Pirano: Trieste. Un forte rilancio dell’attività commerciale marittima su tutta la zona dell’Istria, verso i paesi dell’Europa centrale, potrebbe essere un’opportunità per tutti e tre i paesi, mentre un duro scontro, anche solo diplomatico, tra Slovenia e Croazia danneggerebbe inevitabilmente anche noi.



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