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 Anno V n° 3 MARZO 2009    -   PRIMA PAGINA


Lo sbuffo... allungato
L’eredità di Eluana Englaro
Dalla Religione allo Stato, quanto avvenuto ha lasciato tracce profonde e preoccupanti
Di Giovanni Gelmini



Eluana Englaro ha terminato la sua lunga sofferenza, ma ci ha lasciato, sicuramente contro la sua volontà, una triste eredità, questo solo per la stoltezza di chi ha il potere e di chi gestisce la comunicazione.

Il suo caso è diventato un motivo di scontro duro e ingiustificato fra molte parti, che evidentemente non hanno il rispetto umano come principio di vita.
La prima violazione evidente è stata l’inframmettenza dei mass-media che, in troppi casi, sono andati oltre il diritto-dovere di cronaca, per addentrarsi nella perversione della comunicazione shock, del far leva sui sentimenti di pietà per ottenere audience: qualcuno ha fatto anche presente che non c’era nemmeno la giustificazione dell’eccezionalità e della speranza, come invece si è verificato nel tristissimo caso, pietra nera del giornalismo televisivo, della diretta di Vermicino.

Immediatamente dopo viene l’inframmettenza della Curia Romana. I Signori Vescovi, non tutti per fortuna, credono di poter imporre il loro pensiero, non solo ai loro adepti (N.d.R. o fedeli come li chiamano loro), ma anche a tutti gli altri, a quelli che non si sentono vincolati alle loro imposizioni, che non sono cattolici o che ritengono che per l’uomo la sua coscienza sia alla base dell’etica del comportamento.
Sono passati più di due secoli dalla rivoluzione francese e un secolo e mezzo dalla caduta del potere temporale, ma loro credono ancora di poter dettare legge a tutto il mondo e non si accorgono invece di perdere sempre più credibilità con il loro modo di imporre. La gente non ritrova nelle loro parole quell’amore verso il prossimo, quel “perdonare” la fragilità umana, quel rispetto verso l’uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio, di cui è pervaso il Vangelo e che si chiama Speranza.

Non si vuole negare la necessità e l’opportunità di discutere sul valore della vita e sulla morte, su quale possa essere il limite tra lasciare alla natura di compiere la sua strada e l’omicidio volontario. Queste discussioni sono opportune ed è bene che il Santo Padre indichi la posizione della chiesa Cattolica, ma non possiamo dimenticare che la scienza è molto incerta in questa materia, mentre politici e prelati sembrano certi. Quindi a noi sembra necessario che questa discussione non interferisca sulla legislazione dello Stato, che ha altri scopi rispetto al raggiungimento del premio dopo la morte.

È necessario ricordare che solo negli stati integralisti e teocratici, quelli che noi additiamo come antidemocratici, come l’Iran o come l’Europa dell’Inquisizione, quella per cui Papa Wojtyla ha chiesto perdono al mondo, le prescrizioni religiose sono applicate per legge e gli “atei” vengono messi in prigione o addirittura al rogo. Quel periodo credevamo di averlo lasciato alle spalle da due secoli, ma oggi sembra ritornare.

Che alcuni prelati possano aver voglia di imporre il loro pensiero, non è però così strano. Anche quel difetto è alla fine un difetto umano. La cosa che ha lasciato perplesso è il comportamento del nostro premier, che nel giro di qualche ora ha cambiato la propria opinione sull’argomento: da non intromettersi, alla decretazione d’urgenza. È strano perché, anche se rispettoso del volere del Clero, non è certo un fervido credente, visto che è “scomunicato” in quanto divorziato e risposato e che nella sua famiglia è stato praticato l’aborto.

Cosa gli avrà fatto cambiare idea? Forse qualcuno gli ha segnalato l’importanza del business delle persone in coma irreversibile, parecchie migliaia di persone che, ricoverate in cliniche private, molte di proprietà del Clero, generano un mercato di molte centinaia di milioni di euro all’anno?

Se ci sono di mezzo i soldi, appare spiegabile l’accanimento con cui, da alcuni, è stato affrontato un argomento che è controverso e quindi non può essere imposto, ma solo regolamentato per evitare abusi. Si spiega forse così perché, malgrado il problema sia da anni nell’agenda politica, si sia arrivati a pensare alla decretazione d’urgenza: altro che difesa dell’etica!

Così si può capire forse anche l’improvviso cambio di opinione del nostro beneamato premier, che, seguendo il motto “voglio, posso, comando” passato all’altra sponda decide di varare immediatamente un Decreto Legge, malgrado l’esplicito “no” del Presidente della Repubblica. Si crea così pure uno scontro istituzionale senza precedenti.
Vista l’impossibilità di procedere per quella via, il Decreto Legge diventa Disegno di Legge del Governo e viene avviato al Senato con una procedura quanto mai inconsueta e con l’impegno di farlo diventare legge in pochi giorni. La procedura d’urgenza parte e effettivamente avrebbe raggiunto lo scopo nei tempi previsti se, la povera Englaro non avesse tolto il disturbo.

Ma l’azione del Governo non si è limitata a questo, oltre a dichiarazioni sconcertanti sul ruolo della Magistratura rilasciate da vari membri, ha inviato a raffica ispezioni e controlli; mancava solo che intervenisse anche l’anti-terrorismo. Ispezioni che non hanno potuto fare altro che verificare che tutto si è svolto nella massima correttezza, secondo quanto stabilito dai giudici, quindi nella piena legalità.

Tutto questo ci porta a riflettere su quale sia lo stato della nostra democrazia.
Da decenni si dice che il Parlamento è troppo lento nel procedere e che per questo si deve cambiare la costituzione, ma il caso “Englaro” ha inopinatamente dimostrato che questo mostro plantigrado può essere anche scattante, quando c’è l’ordine di correre. Ma se è così, allora il problema non è cambiare Costituzione, anche se togliere un poco di ruggine magari è necessario, ma cambiare i comportamenti della classe politica, che sono allucinanti. Come possono funzionare le commissioni se, come capita per la Commissione Giustizia della Camera, il presidente Giulia Bongiorno è seriamente impegnata nel processo “Meredith” di Perugia?

Ecco uno dei problemi principe: la presenza dei parlamentari, la loro attenzione alle pratiche del parlamento, senza dimenticare la burocrazia inutile, le tante carte che vengono prodotte nelle quali gli stessi parlamentari perdono la conoscenza dell’iter delle leggi.
Abbiamo già segnalato come forse nessuno al momento del voto sa, in vero, chi siano i firmatari degli emendamenti e che cosa contengono: quanto votano, votano solo su ordine di scuderia, quando sono presenti, e, quando qualcuno vota per loro, non sanno neppure quello che hanno votato. Questo è il nostro Parlamento; per cambiarlo non c’è bisogno di cambiare la Costituzione, è sufficiente cambiare i regolamenti e le prassi acquisite nel tempo.

Se il Parlamento è così, ha ben ragione Silvio Berlusconi di proporre il voto delegato ai Capi Gruppo, tanto gli altri sono inutili, e a maggior ragione la risposta di Franceschini: invece di 4 o 5 campanelli per il voto, mettiamone uno solo nella stanza del Premier, così si risparmia... e, aggiungo io, convochiamo il Parlamento solo una volta all’anno alla vigilia di Natale per gli Auguri di Buone Feste! Quanto tempo risparmiato e quanti soldi in meno! I parlamentari si potranno accontentare, invece dei lauti stipendi, di una foto di Berlusconi con smagliante sorriso, con dedica autografa personalizzata, pacca sulla spalla e ripresa con video camera da diffondere nella TV locale e mostrare ad amici e parenti.

La realtà è ben diversa da queste sciocchezze.
È evidente un desiderio di Berlusconi di “dare capacità operativa al Governo”, desiderio che sarebbe più che legittimo, se questo non dovesse essere ottenuto eliminando i controlli che il Presidente della Repubblica e le Camere sono chiamati a fare
. La riforma, che aveva fatto approvare nella legislatura passata e che è stata fortunatamente cancellata dal referendum popolare, lo dimostra; infatti eliminava dalla Costituzione tutti quei meccanismi che erano stati introdotti per superare i limiti dello Statuto Albertino, limiti che hanno permesso a Mussolini di instaurare un regime dittatoriale, senza modificare la costituzione: credo fatto unico nella storia.

È quindi evidente che l’obiettivo è quello di permettere il ritorno di un potere personale, centralista ed antidemocratico, con un apparente democraticità “federale”. Nella realtà è solo moltiplicazione di occasioni per fedeli scudieri.

Signori sapete che questo è quello che gli italiani hanno votato e quello che i partiti dell’opposizione hanno voluto.



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