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 Anno V n° 4 APRILE 2009    -   PRIMA PAGINA


Lo sbuffo
Terremoto: quei morti si potevano evitare!
È un dramma: un terremoto, troppi morti, troppe cose losche. A nudo un paese, non solo l’Aquila, ma l’Italia intera
Di Il Nibbio


È quasi impossibile non parlare del terremoto dell’Aquila. Troppi sono i lati oscuri messi in luce da questo sisma.
Subito dopo la prima scossa, che ha distrutto la Città, si è aperta una polemica: il terremoto era stato previsto. Come la cosa è stata presentata sembrava mostrare che tale previsione non fosse praticamente utilizzabile, perché mancavano “data, ora e luogo” e quindi non si poteva sgomberare sine die la città, ma nessuno ha sottolineato che la terra tremava sinistramente già da mesi e molti si erano già allontanati dalle case motu proprio per timore della scossa, che poi è arrivata. Non solo, nella “Casa delle Studente”, divenuta poi tomba di tanti giovani, c’erano già vistose crepe nei muri, ritenute innocue, e gli studenti erano già stati allontanati per pericolo, ma poi erano stati fatti rientrare.

Inoltre scopriamo poi che gli edifici crollati non sono vecchi edifici instabili, sono recenti, ma costruiti in barba alle norme antisismiche.

Ma allora è vero: quei morti si potevano evitare!

Giuste sono le parole del Presidente della Repubblica Napolitano: “deve esserci un esame di coscienza che non conosce assolutamente coloriture e discriminanti politiche: qui non si tratta di vedere chi ha avuto ragione e chi ha avuto torto, chi ha delle responsabilità e chi non ne ha. Ho sentito un esponente dell’opposizione, che di solito non è molto incline a fare affermazioni del genere, dire: “Nessuno è senza colpa”. Credo che, in questo caso, avesse ragione.

Un disastro del genere, per un sisma non considerato “grave”, ha precise responsabilità e non possono certo ascriversi a poche persone. Sono coinvolti un po’ tutti: da chi è stato zitto, a chi ha omesso atti e precauzioni, a chi non ha esercitato il dovere di controllo sui fabbricati realizzati e su quelli esistenti, per finire a quelli che hanno frodato i committenti, realizzando cose non sicure per “risparmiare”.

Le responsabilità salgono dal basso verso l’alto, fino a raggiungere tutti i vertici, sia tecnici, sia politici.

Qualcuno ha segnalato da tempo che la normativa sugli appalti, prevista dalla legge 11 febbraio 1994, n. 109 "Legge quadro in materia di lavori pubblici", non funziona perché impone una valutazione praticamente solo sullo “sconto” rispetto alla base d’asta e non permette di avere garanzie sulla “qualità” del prodotto che nascerà. Ma questo è ancora poco.

Se per partecipare ad un appalto le imprese devono produrre un sacco di documenti bollati, poi i controlli sull’eseguito lasciano decisamente a desiderare e così nascono tutte le frodi, già emerse negli ultimi mesi anche in altre opere pubbliche, frodi che sono facilitate dal ricorso a subappalti. E strano però che tutto giri intorno ad un asse costituito da alcuni costruttori edili, non piccoli, anzi primari, quelli che vincono tutti i principali appalti.

Ma allora c’è qualcosa che non va a livello del sistema politico; penso che questo sospetto sia venuto a tutti, anzi è forse qualcosa più di un sospetto. E a tutti è venuto certamente in mente che la ricostruzione sarà oggetto di particolari attenzione da parte della criminalità organizzata.

Torniamo ai fatti dopo il terremoto.
L’intervento della protezione civile e del volontariato è stato immediato ed incisivo, anche se ogni giorno emergono disservizi, che probamente in altri casi sono stati ben peggiori; ma che prima del sisma la protezione civile locale abbia mancato è altrettanto cosa evidente: non c’era il piano di emergenza, non erano state fatte le esercitazioni, i volontari arrivati hanno avuto difficoltà ad iniziare ad operare per la mancanza di coordinamento.
Poi tutto si è avviato, ma è ingiusto che si accusi Santoro, che non amo, di aver fatto disfattismo. È invece giusto mettere in evidenza i problemi e in questo caso mi sembra molto giusto invocare la libertà di stampa.

Credo che tutti gli italiani si pongano un altra domanda: ma non ci sono troppi giornalisti tra gli sfollati?
E poi: cosa ci fanno tutti quei politici e le autorità varie, con la loro inutile presenza e il loro codazzo di giornalisti e di guardie del corpo, ogni giorno a dar fastidio alla gente che soffre e che lavora? Giusta la visita del Presidente della Repubblica e del Capo del Governo e dei ministri direttamente impegnati dal disastro, come Maroni, ma che ci fanno gli altri? Per esempio, la Gelmini che ci va a fare? Fini e Schifani non potevano accompagnare il Presidente Napolitano o Berlusconi? No, ordine è che ogni giorno abbia la sua autorità, processione inutile, fastidiosa, ma forse ritenuta utile per le prossime elezioni.

Per fortuna che la popolazione abruzzese è pragmatica. Non si sono viste le scene di pianto, a cui ci avevano abituato altri eventi calamitosi, ma un dolore composto e costruttivo.
La popolazione, dopo aver seppellito i propri morti, già pensa alla ripresa della vita. Sembra accettare come inevitabili i disagi e mi sembra che stia facendo di tutto, come è successo nel Friuli, per far riprende l’attività produttiva, quella che permette poi di risolvere i problemi.

Due sono i modelli di riferimento nella ricostruzione: quello che si è verificato nel Belice, in cui la ricostruzione ha mangiato ingenti capitali senza rilanciare la vita civile e quello del succitato Friuli, dove per prima cosa sono state ricostruite le fabbriche, poi le case e poi le chiese. Da quell’evento il Friuli è passato da “terra di confine disagiata” ed economia ad alto sviluppo e trainante per l’intero Nord Est.

Spero che anche per l’Abruzzo avvenga così, ma è assolutamente necessario che siano loro a ricostruire, secondo il loro raziocinio e non con piani imposti dall’alto.
Il presidente del Consiglio, invece di proporre un progetto “Aquila-2”, si preoccupi di tutto quello che non funziona nelle leggi e nell’organizzazione burocratica. Sono sotto accusa le leggi volute dal lui e Lunardi, il funzionamento e i ruoli degli uffici tecnici, del Catasto, della Asl, del Genio Civile. Troppi enti, troppa burocrazia e irresponsabilità dilagante sono la base su cui si innesta come la ciliegina sulla torta, la criminalità organizzata.

Anche per quella si potrebbe fare qualcosa di immediato: confisca dei beni delle imprese coinvolte, l’invalidazione delle lauree ai tecnici che hanno firmato il falso o alterato i progetti e controlli attenti sui cantieri e sulla gestione degli appalti, ma qui si torna alla riforma degli enti, cosa che è assolutamente primaria, non solo per superare anche questa emergenza.

Molte cose hanno funzionato, ma il dubbio che non si voglia far funzionare il sistema di controllo delle opere pubbliche è troppo evidente e... intanto aspettiamo il “Ponte di Messina” che risolverà tutto.



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