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 Anno V n° 5 MAGGIO 2009    -   PRIMA PAGINA


Lo sbuffo... lungo
Non è più la religione l’oppio dei popoli
Lo show dei politici in televisione impedisce il dibattito sui problemi reali del paese
Di Giovanni Gelmini



Se Carlo Marx vivesse oggi in Italia si accorgerebbe che la religione ha perso completamente la sua capacità di irretire e di nascondere la realtà agli occhi della gente. Le ultime vicissitudini delle scontro tra la CEI e gli italiani hanno visto questa decisamente in minoranza, praticamente le sue indicazioni sono state rifiutate dai cittadini in una percentuale che si aggira attorno al 70%.

Se qui la possibilità di avere una coscienza libera si sta affermando, non altrettanto avviene nella politica, dove, invece, i fatti importanti vengono nascosti da un denso fumo fatto da “presenze personali” su cose che ben poco hanno a che vedere con il problema di gestione dello Stato, caso mai hanno a che vedere con la figura degli uomini che ci governano.

Il culmine l’abbiamo avuto con la questione del “divorzio” del Premier, fatto assolutamente personale, di cui molte tastate si sono limitate da darne la notizia. È ovvio che lo dovessero fare, ma è stato proprio il Premier che ha voluto farlo diventare problema dell’Italia andando a fare un intervento a Porta a Porta, e scatenando, ovviamente, la dovuta reazione.
Forse invece di parlare di quel caso squallido (ma il nostro Premier ci ha abituato a ben peggio) si sarebbe dovuto parlare di tante altre cose.

La prima cosa che sembra sparita è la crisi economica. Non è assolutamente vero che sia superata, anzi tutti ormai sono convinti che per tutto il 2010 non ci saranno miglioramenti significativi. Oggi l’economia ha solo rallentato la discesa e non è detto che nei prossimi mesi non appaiano nuovi contraccolpi. Il governo non ha preso provvedimenti veri, ha dato un aiuto a pioggia alle banche e al settore auto. Ma nulla ha fatto per eliminare i veri problemi dell’economia italiana, primo tra tutti l’inefficienza e l’elevato costo dei servizi forniti dallo Stato.

Questo è un problema cardine che tocca tutti, dalle imprese alle famiglie. Non bastano quattro decreti e qualche disposizione ministeriale per modificare il disastro della pubblica amministrazione. Ci vuole una profonda riforma, che dia ai dirigenti un'assoluta responsabilità, sia civile che penale; bisogna ridurre drasticamente enti e numero di dirigenti, in modo da pagare giusti stipendi per le responsabilità che questi devono assumere, eliminare le consulenze inutili dando spazio alle risorse interne, semplificare la burocrazia vietando la richiesta di atti e certificati che sono già disponibili nel circuito pubblico.

Tocchiamo ora un problema gravissimo: il terremoto dell’Aquila. Questo appare come un doppio terremoto perché, oltre ai danni del sisma, stanno emergendo gravi responsabilità di chi ha curato alcuni interventi edilizi e sembra che ci siano anche omissione dei controlli che avrebbero dovuto essere fatti. Ma lasciamo alla giustizia fare il suo corso.

Dobbiamo però rilevare il tentativo fatto da Berlusconi di fermare ancora una volta l’iter della giustizia, e una cosa veramente vomitevole: l’Aquila è diventata la passerella per i politici. In compenso gli stanziamenti per avviare il post-emergenza sono ridicoli, solo parole!
Portare il G8 all’Aquila può sembrare una bella idea, ma non lo è se si pensa che questo viene ad essere un intralcio a chi deve a lavorare e per gli sfollati può anche apparire come una mancanza di rispetto a loro che non hanno più una casa.
Intanto quello che è stato predisposto alla Maddalena dovrà essere pagato da qualcuno. Gli imprenditori che sono stati invitati caldamente a fare investimenti, adesso chi li ripaga?

Ma per i nostri politici l’importante e farsi vedere, essere nel video del TG o nei sempre più numerosi talk-show che ci propinano, sempre pagati da noi. C’è da domandarsi come fanno a essere sempre presenti, quando pensano a come governare? È forse questa la causa delle pessime leggi che escono dal parlamento? O forse la causa è da ricercare nel fatto che rispondono più che altro alle indicazioni dei sondaggi?

Ecco un bell’esempio, che si spera non diventi legge: la proposta si Salvini a Milano.
Istituire vetture o scompartimenti riservate ai milanesi sulle linee dell’ATM è evidentemente una proposta assurda, non solo perché va contro la Costituzione Italiana, ma anche perché è irrealizzabile nella pratica. Eppure questa proposta è sicuramente molto apprezzata da una notevole parte degli elettori milanesi e questo raggiunge di certo l’obbiettivo di Salvini: farsi appezzare, guadagnare voti nella continua bagarre elettorale che non ha mai termine.

Un altro problema grave è che nella pratica la democrazia in Italia viene scavalcata.
Il Parlamento è esautorato. Il ricorso alla fiducia e alla decretazione d’urgenza impedisce di fatto quella necessaria verifica delle proposte legislative e il loro miglioramento per adeguarle alle necessità del paese.

L’ultimo esempio di ciò è il “decreto sicurezza” che introduce cose pericolose, oltre che inutili come le “ronde”.
Scusate, ma se continuiamo a lamentarci che ci sono troppi corpi di polizia che a volte si intralciano e che mancano i fondi per il loro funzionamento, ne creiamo un’altro che usa fondi pubblici e che non ha competenze specifiche?
Non sarà per caso un “corpo di polizia politico” al servizio di qualche “ras” locale, cioè una nuova “Milizia”? E per far passare il tutto si deve porre la “fiducia” altrimenti sarebbe bocciato sonoramente, anche dagli esponenti della maggioranza.

Infine il problema dei “respingimenti”, problema molto complesso perché coinvolge molti aspetti e non li risolve, se non in piccola parte.

Che quei viaggi siano assurdi e da fermare credo sia una cosa evidente e il respingere chi arriva in questo modo potrebbe in realtà diventare un ostacolo per la criminalità che li organizza e che poi sfrutta quelle persone, come se fossero schiavi. Non possiamo infatti ignorare che la maggior parte di questi “migranti” non rientra in “patria”, ma viene utilizzata dagli sfruttatori per lavoro nero, praticamente non pagato o per azioni criminali.
Detto questo c’è da chiedersi: perché queste persone affrontano viaggi così pericolosi e difficili pagando anche?
Cieca un terzo ottiene l’asilo politico, ma tutti arrivano qui perché hanno fame! C’è anche da dire che solo il 20% dei clandestini sceglie quella via di ingresso (vedi Fatti & Opinioni Sicurezza: Manganelli fa un quadro inquietante, ma non inatteso, n°21 del 1/6/2008).

Allora perché il “respingimento” posa avere un senso, deve essere accompagnato da molte cose. Per prima una profonda revisione della Bossi-Fini che permetta di rendere disponibili i posti esistenti nella realtà e che attui meccanismi facili di accesso: meno burocratici, più veloci, ma più incisivi sui controlli su quanto non funziona.
Poi è necessario realizzare una presenza capillare di delegazioni nostre (o meglio dell’Europa) in grado di intercettare i casi di asilo politico prima che entrino come clandestini e con barconi pericolosi o nascosti nei container. Esiste gia una rete dell’ UNHCR, l’ Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che è presente anche in Libia, ma occorre sviluppare di più questo tipo di attività per evitare i viaggi della speranza.

Infine si deve affrontare nella realtà il problema della “fame”, quindi non sfruttare le “colonie”, ma fare scambi economici con pari dignità e ridurre gli spechi degli enti internazionali come la FAO.
Se qualcuno si chiedesse come mai la Cina sta invadendo l’Africa capirebbe gli enormi errori che abbiamo fatto e che stiamo facendo tuttora.

Ma discutere di tutto questo in Italia non si può, si deve parlare del divorzio del Premier e di altre scemenze legate “all’apparenza” dei nostri politici.



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