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 Anno V n° 6 GIUGNO 2009    -   PRIMA PAGINA


Lo sbuffo
Il problema dell’etica rimaneggiata

Di Giovanni Gelmini


Cosa è l’etica, cosa vuol dire avere un comportamento etico?
Mi è venuto un dubbio ed ho cercato sull’inseparabile Zingarelli; prima sul mio vecchio di 50 anni, poi su quello più recente ed ho scoperto che l’etica non è un comportamento “morale”, ma un comportamento accettato dalla società. La definizione, quella delle varie che riporta il vocabolario e che mi sembra sia vicina al ragionamento che voglio fare, è: “insieme delle norme di condotta pubblica e privata seguita da una persona o da un gruppo di persone.

Se nella cultura imperante di oggi è importante essere belli, risulta etico che una madre regali alla figlia, che ha superato gli esami di 3° media, un intervento di rimodellamento del seno e magari anche delle cosce, perché per lei è importante che la figlia appaia fornita, in giusta misura, di tutto quello che piace a gli uomini ed anche alle donne. Se poi consiglia alla figlia di essere “cortese” con qualche vegliardo potente e ben fornito di denari, è etico anche questo, perché avvia la figlia alla giusta via per diventare qualcuno.

No c’è niente da fare, da un punto di vista “etico” la madre e la figlia hanno perfettamente ragione di usare il loro corpo per migliorare la loro posizione sociale: questo è qualcosa più che accettato dalla società di oggi pertanto è “etico”. Di conseguenza se quel vegliardo si accompagna con una minorenne è anche questo un comportamento etico che deve essere accettato dalla società, perché, alla fine, va solo incontro al desiderio di miglioramento della ragazzina e della madre, magari anche del padre e questo infine potrà magri portare vantaggi a tutta la famiglia.

Se tutto questo è diventato etico lo dobbiamo solo ad una cosa: abbiamo anteposto l’apparire e l’avere, all’essere. Per essere eleganti non serve avere più il gusto, ma si deve comprare cose firmate, magari taroccate; per essere importanti non serve essere affidabili, mantenere le promesse, ma si deve essere potenti, avere i soldi. Nelle competizioni, non è importante partecipare e confrontarsi in modo corretto con gli altri e magari stringere amicizie, è importante vincere ad ogni costo, anche falsificando tutto quello che si può falsificare e gli avversari sono persone odiose perché vogliono rubarti il successo che dovrebbe essere tuo.

Così al lavoro si deve fare di tutto per avanzare, appropriarsi dei meriti di altri e scaricare le colpe sempre sul vicino e, possibilmente, metterlo in cattiva luce. Infine il Capo deve evitare di avere sotto di se persone capaci, perché potrebbero fregagli la poltrona: solo le persone mediocri non sono pericolose.

So che qualcuno potrebbe commentare: ma questa non è vita! Sono il primo a rifiutare questo schema, ma, anche se qui è ovviamente portato al limite, è questo il modello di successo che oggi ci viene proposto e da molti accettato per vero.

Ci si dimentica di rispettare per prima cosa il proprio essere e poi il dettato evangelico “ama il prossimo tuo come te stesso”; ci si dimentica che il tempo passa e che certi risultati raggiunti non durano, mentre le emozioni raccolte nella vita, anche le più semplici come lo sbocciare di un fiore che hai coltivato, il sorriso di un bambino che ti vuole bene, gli occhi luccicanti di una persona che hai aiutato, non li perderai mai e scalderanno il cuore anche nei momenti più bui.

A un certo punto per tutti viene il momento di fare un bilancio della propria vita e i depositi bancari, i brillanti e le onorificenze non contano più, conta solo quello che hai nel profondo del cuore e l’amore cha hai dato.



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