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 Anno V n° 6 GIUGNO 2009    -   IL MONDO - cronaca dei nostri tempi



Nucleare: si torna al passato!
Dove collocare le centrali? E le scorie radioattive? L’unico studio fatto dal CNEN negli anni ’70 è superato dall’evoluzione del clima
Di Giacomo Nigro



Il solo smantellamento di una centrale nucleare, alla fine della sua vita operativa, produce una quantità di scorie superiore di circa tre volte a quella prodotta durante 40 anni di attività. Si tenga conto che la radioattività della porzione meno pericolosa delle scorie è attiva per 300 anni mentre, arriva a 250.000 anni, la vitalità di una piccola parte di esse.

Credo che ciò non sia niente male, quale fonte di cautela. Nella maggior parte dei casi le scorie sono state stoccate all'interno di depositi di superficie, costituiti da trincee, tumuli, silos e sarcofaghi di calcestruzzo; più raramente si sono utilizzate alla bisogna cavità sotterranee e depositi geologici profondi.

Il monte Yucca, che sorge nel Nevada meridionale circa 160 km. a nord ovest di Las Vegas, in una zona collocata all'interno dell'Area 51, notoriamente sede di test nucleari superficiali e sotterranei, è stato scelto dagli USA come sito di quella che può essere definita l'opera di smaltimento rifiuti nucleari più costosa e complessa che mai sia stata progettata.

Il progetto dovrà superare difficoltà quanto mai ostiche, quali la decontaminazione di aree vastissime (grandi quasi quanto la Valle D'Aosta) trovare un sistema di trasporto sicuro che consenta di trasferire per migliaia di chilometri le scorie più pericolose e individuare una sistemazione che possa restare sicura per molte decine di migliaia di anni.

A fronte delle preoccupazioni di chi ha già un passato e un presente nucleare, noi ci prepariamo ad affrontare il previsto futuro con un ritorno al passato.
Infatti, negli anni '70 il CNEN (Comitato Nazionale per l'Energia Nucleare), poi ENEA, elaborò una mappa per la localizzazione dei siti possibile sede d'impianto. Le aree individuate oggi risultano più o meno le stesse, quelle cioè identificate in Sardegna, Piemonte, basso Salento, in Basilicata e, sopratutto, in diverse aree costiere, tra cui l'alto Lazio (dove poi furono localizzati due reattori a Montalto di Castro), la Toscana e il delta del Po. Qualche area è identificata anche nella Sicilia meridionale che, come è noto, presenta una delle più elevate sismicità del Paese.

Rispetto agli anni '70, i cambiamenti del clima e della piovosità pongono la questione della presenza di sufficiente acqua, ragion per cui l'area del Po appare (specie in estate) meno adeguata. Bisognerebbe dunque guardare alle aree costiere e, tra queste, il sito di Montalto di Castro ospita ancora le fondamenta dei due reattori BWR che erano in costruzione e che furono bloccati dal referendum del 1987.

Il cambiamento del clima però non porta solo a un declino della portata dei fiumi - oltre che a più frequenti fenomeni alluvionali anche nell'asta del Po - ma solleva la questione del livello del mare. Nella carta del CNEN molte aree di possibile localizzazione sono costiere, mentre alcune aree sono identificate nell'area del Po. Il rapporto dell'ENEA sulla vulnerabilità delle coste (Dossier Enea per lo studio dei cambiamenti climatici e dei loro effetti, 2007), mette in rilievo quali coste sono a maggiore rischio per l'innalzamento del livello del mare.

In attesa di conoscere i criteri, che verranno stabiliti dal governo per la localizzazione degli impianti, la pericolosità sismica del territorio italiano, com'è noto, risulta minima solo in alcune aree: la Sardegna, una fascia tra Piemonte e Lombardia, un'area nel Salento brindisino.

Se questo criterio fosse incluso, questo potrebbe portare a valutare con particolare attenzione queste aree:
Piemonte: Provincia di Vercelli: tutta la zona intorno al Po, da Trino Vercellese fino alla zona a nord di Chivasso.
Lombardia (Provincia di Pavia): la zona dell'Oltrepò Pavese a nord di Voghera.
Toscana: L'isola di Pianosa (recentemente identificata da uno studio dell'Università di Pisa)
Sardegna. Ogliastra: la zona costiera in corrispondenza del fiume Riu Mannu e della località di Torre di Bari.
Provincia di Nuoro, la zona costiera a sud della località di Santa Lucia e in corrispondenza dell'isola Ruja.
Provincia di Cagliari: la zona costiera tra Pula e Santa Margherita di Pula.

Le aree dunque maggiormente indiziate, per minimizzare il rischio sismico, sono proprio poche; altre valutazioni andranno fatte su queste aree. Una valutazione di fattibilità porterebbe l'attenzione su Montalto di Castro, dove esiste un'area già disponibile accanto alla centrale a gas dell'ENEL. E' a basso rischio climatico anche se la pericolosità sismica della zona non è tra quelle minime in Italia.

E le scorie dove le mettiamo? Boh!





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