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Boldini nella Parigi degli impressionisti

Ferrara, Palazzo dei Diamanti, dal 20 settembre 2009 al 10 gennaio 2010



 

Giovanni Boldini: Cléo de Mérode, 1901,
Olio su tela, cm 97,8 x 88,9. Collezione privata

Nell’autunno del 2009 Palazzo dei Diamanti ospiterà una mostra dedicata a Giovanni Boldini.

A differenza dalle precedenti rassegne dedicate all’artista, tutte antologiche, questa volta sarà studiato un solo fondamentale capitolo della sua carriera: quello del primo periodo parigino, dal 1871 al 1886. La mostra indagherà l’evoluzione della sua pittura in quegli anni decisivi e getterà nuova luce su una fase per lui determinante, ma ancora oggi poco studiata.

Prima di diventare il ritrattista del bel mondo parigino, Boldini fu soprattutto pittore di Parigi. In quei primi e cruciali quindi anni che vi trascorse e che coincise con l’esplosione della rivoluzione impressionista, egli ne ritrasse ogni angolo, ogni palpito di vita, traducendo l’energia della metropoli e le sue atmosfere in pennellate scattanti, nervose, talvolta travolgenti. Autore di quadri di ogni tipo – dalle scene di genere alle vedute di città, dai paesaggi agli interni d’atelier, dai nudi ai ritratti – Boldini fu un artista poliedrico che, al pari dei colleghi impressionisti, ma con uno stile diverso e personalissimo, seppe restituire la vita pulsante della ville lumière.

La mostra, organizzata da Ferrara Arte e dal Clark Art Institute di Williamstown, che la ospiterà dopo il debutto a Palazzo dei Diamanti, sarà l’occasione per presentare per la prima volta l’artista ferrarese in un museo statunitense di grande prestigio. Dalla rassegna emergerà la complessità della personalità boldiniana in quella fase che lo condusse dall’esperienza macchiaiola all’acquisizione della maniera larga e veloce, che caratterizza i grandi ritratti della piena maturità.

 
 

Giovanni Boldini: La cantante mondana, c. 1884 Olio su tela, cm 61 x 46. Collezione Fondazione Carife, in deposito presso le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara

Ordinate in sezioni tematiche, circa un centinaio di opere, provenienti dalle più prestigiose collezioni pubbliche e private d’Europa e d’America, illustreranno la varietà di generi e soggetti trattati da Boldini in questi anni di intensa sperimentazione. Opere che certo devono molto agli incontri avuti con gli artisti che vivevano e lavoravano a Parigi – giganti come Degas, Manet e Renoir, ma anche maestri allora più affermati e alla moda come Fortuny e Meissonier, o gli stranieri Whistler e Sargent – ma che sono soprattutto frutto di una straordinaria capacità di osservare, indagare e restituire, con uno stile via via sempre più personale e inconfondibile, la brulicante vita della città moderna.

Ad accogliere il visitatore sarà un breve prologo dedicato all’attività degli anni fiorentini, un’esperienza fondamentale per la formazione di Boldini, non priva di conseguenze anche negli anni a venire.

 

Giovanni Boldini: Giorni tranquilli, 1871, Olio su tela, cm 36,1 x 27,4. Williamstown, © Sterling and Francine Clark Art Institute, foto Michael Agee

Si entra poi nel cuore della rassegna con i quadri di genere dei primi anni Settanta, che fecero la fortuna del pittore fra i ricchi collezionisti del tempo, soprattutto in America.Protagoniste saranno le piccole e preziose tavolette caratterizzate dallo stile ricercato e dal colore scintillante che, ispirate talvolta ad un galante Settecento, talvolta a fantasie esotiche spagnoleggianti o ancora a scene di vita contemporanea all’aperto, lasciano intuire il gusto dell’artista per la rievocazione storica e, ad un tempo, l’interesse per la trascrizione del dato naturale e atmosferico.

Accanto alla produzione di genere Boldini realizzò, a partire dalla metà degli anni Settanta, una serie di vedute di città, che colpirono i contemporanei e con le quali l’artista diede una sua personale interpretazione della pittura della vita moderna, praticata anche dagli impressionisti. In queste opere, cui verrà dedicata un’ampia sezione, Boldini registra, come un cronista dotato di un’eccellente capacità analitica, la vita che scorre nelle vie affollate e nelle piazze dove passano veloci o sostano le carrozze e gli omnibus a cavalli. Sono dipinti di un “realismo” singolare, in cui il pittore ferrarese dimostra di governare sia il piccolo che il grande formato, basando ogni sua creazione sullo studio attento, talvolta ostinato, del modello naturale.

 

Giovanni Boldini: La grande strada a Combes-la-Ville, 1873 Olio su tela, cm 69,2 x 101,4 Philadelphia Museum of Art, the George W. Elkins Collection, 1924 © Philadelphia Museum of Art, foto Graydon W

Anche il mondo del teatro e dei caffè concerto richiamò la sua attenzione. Boldini frequentò questi ambienti e studiò i personaggi che li animavano al pari del suo amico Degas, come se volesse misurarsi con lui: ballerine, cantanti, musicisti, direttori d’orchestra, platee di spettatori sono gli attori di questo scenario i cui gesti e le cui movenze vengono fermate sulla tela dall’artista. Ma Boldini non registrò soltanto la realtà urbana. Si spinse nelle campagne, lungo la Senna o sulla Manica, lavorando a vedute e paesaggi con figure che costituiscono una personale interpretazione della pittura en plein air, dipinti di grande fascino, caratterizzati da una luce cristallina e da quella capacità, che tanto colpì Diego Martelli, di “scoprire minuzie impossibili di colore e di forma a tre miglia di distanza”.

 

Giovanni Boldini, Ritratto di Madame Charles Max, 1896, Olio su tela, cm 205 x 100, Parigi, Musée d’Orsay, Parigi, © RMN, foto Hervé Lewandowski

Al tema tutto boldiniano degli interni d’atelier, un soggetto che non trova eguali nella pittura coeva, verrà dedicata un’interessante sezione, che mostrerà come l’artista abbia creato una sorta di originale “diario per immagini” della sua vita e della sua opera, mentre in un’altra sezione si presenterà la sua interpretazione del tema della donna ritratta nella sua intimità. Un ricco capitolo della mostra approfondirà, infine, l’evoluzione del suo stile nel genere del ritratto, dalle effigi, che ritraggono amici e colleghi, a quelle ufficiali.

Il modo in cui l’artista, alla metà degli anni Ottanta, giunse ad esplorare questa molteplicità di temi e di generi rivela un’indipendenza stilistica rispetto al panorama figurativo coevo e testimonia l’acquisizione di quella maniera che caratterizzerà lo stile della sua piena maturità. È proprio con opere di questa fase che si conclude il percorso espositivo, in particolare con alcuni tra i più celebri ritratti realizzati nell’ultimo decennio dell’Ottocento, momento in cui Boldini si afferma sul palcoscenico internazionale come uno dei più contesi pittori dell’alta società del vecchio e del nuovo continente, capolavori magistrali che testimoniano come l’artista sia stato, oltre che un indiscusso innovatore di questo genere pittorico, uno straordinario testimone del proprio tempo.


BOLDINI NELLA PARIGI DEGLI IMPRESSIONISTI
Dal 20 settembre 2009 al 10 gennaio 2010
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
Mostra a cura di Sarah Lees, organizzata da Ferrara Arte in collaborazione con lo Sterling & Francine Clark Art Institute di Williamstown
Orario: aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso, dalle 9.00 alle 19.00 Aperto anche 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio

Ingresso: intero € 10.00, ridotto € 8.00, scuole € 4.00
Catalogo edito da Ferrara Arte Editore con testi di Sarah Lees, Richard Kendall e Barbara Guidi.
Call Center Ferrara Mostre e Musei: tel. 0532.244949, fax 0532.203064, e-mail
: diamanti@comune.fe.it , www.palazzodiamanti.it



Argomenti: #arte , #arte moderna , #ferrara , #mostra
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