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 Anno V n° 11 NOVEMBRE 2009    -   FATTI & OPINIONI



L'Italia secondo l'OCSE è al top per la crescita economica, ma...
La cautela è raccomandata anche dallo stesso istituto e guardando la realtà che vediamo ogni giorno, non sembra che possa essere così. Economisti rispolverate il chilometro-coda per fare le previsioni!
Di Il Nibbio


Notizia bomba battuta dalle agenzie: “Il super indice che l'Ocse elabora per i 30 paesi industrializzati ha fatto in settembre un balzo in avanti +1,3% sul mese precedente (+ 3,4% sull'anno) e per l'Italia +1,3% sul mese d’Agosto, ma ben +10,9 su settembre dell'anno precedente ed è così la prima della classe.

Silvio Berlusconi, in base a ciò afferma: “C’è un diffuso ottimismo, ci sono forti segnali di ripresa. C'è effettivamente una sensazione, anzi segnali concreti di una ripresa con il peggio della crisi alle spalle”, ma l'OCSE invita alla cautela nelle interpretazioni, perché "l'atteso miglioramento dell'attività, relativo ai potenziali di lungo termine, può essere in parte attribuito ad un calo degli stessi potenziali di crescita e non solamente ad un miglioramento della stessa attività economica".

Bisogna stare molto attenti all'uso di questi indici e non lasciarsi andare a “previsioni” sulla base solo di questi; lo so molto bene avendo esercitato il “mestiere” di prevedere il futuro economico per ben 13 anni. Voglio raccontarvi un piccolo segreto. Ogni tre mesi mi trovavo con i colleghi dell'analisi congiunturale, per stilare le previsioni a breve. Loro arrivavano con grandi ragionamenti, sui cambi, sul livello delle scorte, sull'andamento degli ordinativi, registrati dalle indagini delle Camere di Commercio, e, forti di quelle informazioni, preparavano la loro previsione. Il mio modo di lavorare non era quello; mi occupavo di matrici intersettoriali e le previsioni le facevo sulla base d'investimenti, consumi, commercio estero, ma non certo a breve, ma a lungo periodo. Per non essere inutile avevo approntato un sistema super empirico, che però stranamente imbroccava la giusta tendenza: il chilometro coda. Strumento semplicissimo: per alcune mattine, quando arrivavo al casello di Agrate sull'A4, prima di entrare a Milano, controllavo la lunghezza e la composizione della coda dei mezzi in uscita. Più lunga era e più le merci si muovevano, i rappresentanti andavano a procurarsi affari e, pertanto, più l'attività economica era elevata. Se non se non ci sono code, l'attività langue.

Anche qui credo sarebbe opportuno applicare qualcosa di simile. Come si fa a pensare che tutto sia risolto e che noi siamo i primi per della classe, se la disoccupazione aumenta, e di conseguenza i consumi sono fermi o diminuiscono? Le aziende stanno chiudendo perché non hanno soldi: i clienti non pagano. La paura di fallimento serpeggia ovunque e questo non invoglia a spendere se non per cose irrinunciabili; anche chi ha liquidi non li spende e se li tene per sicurezza. Oggi non ci sono “code”, quindi l'attività economica non è in ripresa.

Certo che qualche segnale da leggere in positivo c'è: forse abbiamo toccato il fondo, ma la cautela ci deve imporre di non cadere in futili e pericolosi ottimismi. Purtroppo non vi sono i segnali di cambiamento di rotta nel modo di spendere dello Stato: questo sarebbe certamente un segnale che porterebbe un motivato ottimismo.



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