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 Anno V n° 11 NOVEMBRE 2009    -   TERZA PAGINA



La terra nella storia delle religioni
Per “I colori del Sacro. Terra!” Rassegna internazionale di illustrazione. Quinta edizione 2009 - 2010 Padova, Museo Diocesano, 28 novembre 2009 – 11 aprile 2010



Di tutta la natura, nei suoi tre regni minerale, vegetale ed animale, la Terra è considerata da molte tradizioni il più sacro e divino tra gli elementi. Fertile e creativa, nutriente e rigogliosa, essa racchiude in sé sia le caratteristiche più poetiche di grembo accogliente e materno che riceve la vita e la nutre, sia quelle più “pratiche” della costanza, la pazienza, la forza. La Terra è al tempo stesso materna e nutriente, ma anche pratica, concreta, solida e potente.

 

Donata Dal Molin, Terra Madre

È giunto fino a noi un numero rilevante di credenze, miti e rituali attinenti alla terra, alle sue divinità, alla “Grande Madre”. Formando in un certo senso il fondamento stesso del Cosmo, la terra è dotata di multivalenze religiose. Fu adorata perché “era”, perché si mostrava, perché rendeva, fruttificava e riceveva. La terra è da sempre considerata viva e attiva, popolata di forza e satura di sacro. In questa prospettiva, essa è il Cosmo che contiene forze sacre diffuse.

 
Artem Kostyukevich, Il mondo primitivo
EssLa terra si contrappone simbolicamente al cielo, come l’aspetto femminile a quello maschile della creazione. Tutti gli esseri ricevono da lei la vita, perché la Terra è donna e madre, ma essa è completamente sottomessa al principio attivo del cielo.

La Terra è la sostanza universale, il caos primordiale.
a simboleggia la funzione materna: dà e si riprende la vita, dopo la morte. Nella religione vedica, simboleggia anche la madre, sorgente di vita, protettrice contro tutte le forze di distruzione. Secondo i riti vedici della sepoltura, nel momento in cui l’urna funeraria contenente le ceneri del defunto viene sepolta in terra, vengono recitate delle strofe poetiche:

Va’ sotto questa Terra, tua madre, […] ricevilo, Terra, accoglilo! Còprilo col tuo manto, come una madre protegge suo figlio. (Rig Véda, Grhyasutra 4,1)

Alcune tribù africane usano mangiare la terra come simbolo d’identificazione. Ne mangia colui che pratica i sacrifici, e anche la donna incinta; dalla terra ingoiata nasce il fuoco, il calore della vita; usano dire allora che “il ventre s’illumina”.

Esistono degli interramenti simbolici, analoghi all’immersione battesimale, sia per guarire sia per fortificare, sia per soddisfare alcuni riti di iniziazione. L’idea di fondo è sempre la stessa: rigenerare attraverso il contatto diretto con le forze della terra. In rapporto alla Acque che pre-esistono anch’esse rispetto alla nascita di tutte le cose, la Terra si distingue in quanto le Acque rappresentano la massa di ciò che non è differenziato, mentre la Terra ha i germi delle differenziazioni.

 

Miro Pogran, La Terra e le sue creature

Con la comparsa dell’agricoltura, la struttura cosmica della ierofania (= manifestazione del sacro) della terra è sostituita dalla struttura propriamente tellurica.
Una delle prime teofanie (= manifestazioni divine) della terra in quanto tale, fu la sua “maternità”: la Terra è Madre, genera le forme viventi traendole dalla propria sostanza. La Terra è viva anzitutto perché è fertile. Tutto quel che esce da essa è dotato di vita e quel che a essa torna è nuovamente fornito di vita (cf il binomio homo-humus). Se le acque precedono ogni creazione e forma, la terra produce forme viventi. Destino della terra è quello di stare al principio e al termine di qualsiasi forma biologica, o appartenente alla storia locale.
La Grande Madre è una divinità femminile primordiale, presente in quasi tutte le mitologie note, in cui si manifestano la terra, la generatività, il femminile come mediatore tra l'umano e il divino. Il culto della Grande Madre risale al Neolitico e forse addirittura al Paleolitico.

Secondo le culture di stampo matriarcale, essa è il principio femminile per eccellenza, la Grande Madre aperta all’intervento fecondo del cielo. Nelle sue viscere infatti, essa accoglie e trasforma il seme del dio, seme al quale la Madre dà potenza. Essa stessa è quindi dotata di potenza magica. Materia contrapposta allo spirito, ma contemporaneamente indispensabile all’equilibrio dell’universo stesso.

Nelle società agricole, inoltre, torna il legame tra la donna e la terra, il solco arato e il lavoro agricolo, la donna e l’atto generatore.
La Terra e la donna-madre sono spesso assimilate: i solchi seminati spesso sono simboli della penetrazione sessuale. La terra è quindi simbolo di fecondità e di rigenerazione. Essa “partorisce” tutti gli esseri, li nutre e poi li riceve nuovamente dopo la morte, cosicché il germe fecondo si rinnovi. Secondo la teogonia di Esiodo (v. 126 e ss.), Gaia, la Terra, partorisce anche il Cielo (Urano), che successivamente la avvolge per generare tutti gli dei.
In Africa e in Asia, secondo alcune credenze, la donna sterile rischia di rendere sterile anche la terra dove vive, spesso l’unica forma di sostentamento dell’intera famiglia, e per questo motivo il marito ha la facoltà di ripudiarla. Quindi, alla luce di tali credenze, se è una donna incinta a seminare, il raccolto sarà più cospicuo, in quanto frutto del lavoro di una “sorgente” di fecondità. Le vostre donne, dice il Corano, sono per voi come i campi (11, 223). È in un solco seminato che Giasone si unisce a Demetra (Odissea, V, 125).

 
Federica Pagnucco, La Terra, la Luna, i semi
Poiché il ciclo naturale delle messi implica la morte del seme, perché esso possa risorgere nella nuova stagione, la grande dea è connessa anche a culti legati al ciclo morte - rinascita e alla Luna, che da sempre lo rappresenta.
Ad esempio, nelle feste e nei misteri in onore del gruppo Demetra / Cerere - Persefone / Proserpina, il suo culto segna il volgere delle stagioni, ma anche la domanda dell'uomo di rinascere come il seme rinasce dalla terra.

La cultura sciamanica ha sempre tenuto in grande considerazione la Madre Terra, nutrendo per essa un profondo amore e rispetto e beneficiando dei suoi frutti e dei suoi spiriti. Come in ogni cultura antica di stampo naturale, l’uomo è sempre stato ritenuto un elemento facente parte di questo universo, uno dei figli della terra stessa, una particella inserita in un contesto più ampio. L’uomo vedico troverebbe incompatibile qualunque tentativo di dominare o soggiogare la terra. La terra è un oggetto di culto e non di sfruttamento, un qualcosa a cui rivolgere timore reverenziale. Il culto rivolto alla terra è la venerazione del valore più alto nella gerarchia dell’esistenza.

Nuocere alla terra significa nuocere all’uomo stesso, perché egli viene dalla terra ed è parte di essa. Con l’avvento delle culture antropocentriche, la Natura è stata depredata e ferita nella sua sacralità: l’uomo è diventato il dominatore di tutte le cose, e animali, boschi, alberi, acque e la terra stessa, ne hanno fatto le gravi conseguenze, con effetti che inevitabilmente si riflettono sull’uomo stesso. L’uomo invece dovrebbe semplicemente fruire delle benedizioni della terra, perché essa è la sua casa, la sua famiglia, il suo corpo.



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