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 Anno V n° 11 NOVEMBRE 2009    -   FATTI & OPINIONI


Dichiarazioni di voto - Camera dei Deputati Resoconto stenografico Seduta n. 249 di mercoledì 18 novembre 2009
Intervento di Mario Tassone (UdC)
Disegno di legge di conversione, con modificazioni, del decreto-legge n. 135 del 2009: Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee (Approvato dal Senato) (A.C. 2997)



Signor Presidente, signori Ministri, onorevoli colleghi, mi hanno procurato dei disagi le motivazioni addotte dal Ministro Vito al momento della posizione dell'ennesima questione di fiducia, così come ha rilevato ieri l'onorevole Vietti, come se adempisse a un rituale scontato.

L'avvicinarsi della scadenza del decreto-legge, anche se comporta adempimenti che il nostro Paese non può eludere, non può giustificare l'ennesimo atto di prevaricazione nei confronti della Camera, soprattutto se si vuole addossare a quest'Assemblea colpe che non le sono attribuibili.

Il fatto che questo decreto-legge sia stato trattenuto dal Senato per tre quarti del tempo utile per la sua conversione e che in quella sede si sia intervenuti pesantemente sul merito del provvedimento, accrescendone oltremodo l'eterogeneità e introducendo addirittura ex novo intere materie, ha prodotto, in buona sostanza, uno squilibrio fra i due rami del Parlamento, mettendoci oggi di fronte a un inaccettabile aut aut senza altre a alternative se non quella del voto contrario alla questione di fiducia.

Abbiamo sostenuto con forza la presenza di diversi vulnus di costituzionalità, come ha dichiarato ieri l'onorevole Ria, che non possono essere taciuti, specie quando surrettiziamente si inseriscono norme che, evidentemente, non hanno potuto trovare applicazione nella legge finanziaria, con la grave differenza, rispetto ad essa, di fare entrare subito in vigore le norme all'atto dell'emanazione del decreto-legge.

Il Governo sta, quindi, affinando le sue tattiche, i suoi escamotage e i suoi cavalli di Troia in virtù di una palese e autentica insofferenza nei confronti del Parlamento, ritenendo la nostra funzione un inutile appesantimento, peraltro duplicato attraverso le critiche ormai diffuse al bicameralismo perfetto. Non solo rappresentiamo un appesantimento del lavoro del Governo, ma il nostro appesantimento viene addirittura distribuito su due Camere.

Che il provvedimento contenesse molte norme estranee agli obblighi comunitari, se non fosse nella formulazione della rubrica, lo dimostra il fatto che la discussione si è incentrata proprio sull'articolo e su una materia che non era e non è interessata da procedure di infrazione da parte dell'Unione europea. Mi riferisco, ovviamente, al tema della liberalizzazione dei servizi pubblici contenuto nell'articolo 15, più volte richiamato in quest'Aula.

Rispetto a questo tema è nota la posizione del mio gruppo, ma non sono mancate nostre critiche sul modo in cui si è introdotta nel testo. Certamente, è stato fatto un passo avanti importante rispetto alla versione contenuta nell'articolo 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112. Ma è anche vero che in materie delicate e complesse, come quella in esame, ci si dovrebbe il più possibile astenere da interventi frammentari e rabberciati. L'esperienza mostra che nella gran parte dei casi è stato poi necessario tornare indietro, determinando una grave incertezza negli enti locali e nei privati.

Era necessaria una riflessione più approfondita e su questo ci eravamo trovati d'accordo anche con molti colleghi proprio sul tema dei servizi pubblici locali, facendo notare, ad esempio, che l'articolo 15 si applica a servizi diversi, ciascuno dei quali ha le proprie specificità delle quali sarebbe opportuno tenere conto e che la norma esclude un settore importante come quello dell'energia. Sarebbe stato opportuna e necessaria, inoltre, una riflessione complessiva che sfociasse in un testo unico dei servizi pubblici locali individuando, una volta per tutte, i servizi che devono qualificarsi come tali.

Siamo consapevoli che occorre passare dal regime di monopolio alla concorrenza, ma questo obiettivo non si raggiunge con l'intervento previsto dal Governo in questo provvedimento che mantiene, comunque, un regime di monopolio.

Non basta la separazione tra le reti - che devono essere pubbliche - e la gestione - che deve essere curata da privati in concorrenza - ma occorre che l'affidamento della gestione avvenga mediante gara ad evidenza pubblica. Solo così ci si può avviare ad un percorso di vera liberalizzazione, mentre il ricorso a società miste, previste dall'articolo, non è una soluzione, perché mantiene la gestione al soggetto pubblico in regime di monopolio con un danno per il cittadino-utente. In definitiva, altro è privatizzare, altro è, invece, liberalizzare. Per ottenere concorrenza occorre liberalizzare un settore e non basta privatizzare le società che vi operano.

In tema di privatizzazione un altro tema importante è stato quello delle risorse idriche. Vi è una grande attenzione in queste ore nel Paese e anche fra i colleghi che sono intervenuti. Nessuno nega che l'accesso all'acqua sia un diritto non negoziabile né trattabile, ma occorre anche affrontare il problema di come tutelare questo bene, a fronte di un sistema che viveva di inefficienze e sprechi.

Pertanto, si pone il problema di come e di chi possa organizzare al meglio le risorse idriche, visti gli insuccessi degli attuali gestori. Non si può, cioè, rimanere inermi quando più di un terzo dell'acqua captata dagli acquedotti viene perduta. Servono più investimenti e meno assunzioni nonché una maggiore razionalizzazione del servizio che oggi manca. Quello che lamentiamo - e che abbiamo segnalato con una proposta emendativa - è la mancanza nel testo di un organismo di regolazione del settore che riorganizzi la materia soprattutto in tema di tariffe, un'Authority sul modello di quella per l'energia. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, non ci è stato permesso di apportare un qualsiasi contributo costruttivo, se non durante la fase di dibattito. Si è impedito ai parlamentari, quindi, di intervenire su materie fondamentali che diventano fatti compiuti. Abbiamo detto del merito di questo provvedimento che nulla o poco ha a che fare con gli obblighi comunitari. Ma nell'esprimere il nostro voto contrario vogliamo ribadire la nostra condanna per l'ennesimo esproprio che ha subito questo ramo del Parlamento.

Non so se è proprio una confisca, Signor Presidente, delle sue facoltà, per il fatto che ai parlamentari sia stato impedito di intervenire nel merito di procedimenti normativi che incidono su questioni di straordinaria rilevanza ed importanza per il Paese. Questi sono aspetti certamente preoccupanti, signor Presidente. Se c'era una materia che non doveva essere oggetto di fiducia o di blindatura era proprio questa. Il Governo lo ha fatto ed ecco perché la nostra opposizione è veramente sentita e avvertita con grande senso di responsabilità e di preoccupazione (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro e Italia dei Valori - Congratulazioni).



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