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Obama in Asia fa tappa a Pechino

La visita di Obama in Cina ha segnato un nuovo forte livello di intesa, di profondità di dialogo e di trasparenza, un cambiamento dei rapporti che non era scontato. Uno spiraglio per l’UE?

Di Giacomo Nigro

Prima di trasferirsi nella Corea del Sud, ultima tappa del suo viaggio in Asia, il Presidente Barack Obama ha calato gli assi con la Cina ribadendo la sua visione sui diritti umani, che "sono valori universali", chiedendo a Hu Jintao di riprendere il dialogo con i rappresentati del Dalai Lama e riconfermando la politica Usa di "una sola Cina" per quanto riguarda Taiwan.

Sul fronte economico Obama ha ribadito la necessità di un nuovo modello di crescita "sostenibile", sottolineando la necessità di aggiustare il valore dello yuan alla realtà del mercato. Sappiamo infatti che la Cina si avvantaggia per le sue esportazioni, approfittando della debolezza del cambio della propria moneta.

Il Presidente cinese Hu Jintao, ha risposto a colori, dicendo che bisogna respingere "il protezionismo commerciale in ogni sua forma". Uno a uno, palla al centro.

I due presidenti hanno ammonito l'Iran che "vi saranno conseguenze" se non dimostrerà che il suo programma nucleare ha unicamente scopi energetici e fini civili, mentre hanno concordato che, per quanto riguarda la Corea del Nord, la strada da perseguire "é la ripresa del dialogo a sei".
Hanno inoltre concordato sul fatto che occorre evitare il fallimento della conferenza sul clima di Copenaghen che, anche se, purtroppo, non legalmente vincolante, sarà operativa e politicamente vincolante. Un passo avanti rispetto a quanto annunciato al vertice Apec (Asia-Pacifico) di Singapore.

Obama e Hu si sono resi conto di aver umiliato un po' troppo l'Unione Europea; inoltre Obama era in difficoltà anche con l'ala sinistra del suo partito e il movimento ambientalista, dopo che il siluramento di Singapore aveva avuto una grande risonanza sui mass media americani.

A proposito di U.E. vediamo cosa chiede: le proposte che Rasmussen a Singapore hanno segnato specifiche direttive operative in cinque punti: 1) assistenza finanziaria per i paesi in via di sviluppo, 2) promozione di sviluppo tecnologico, 3) attenzione particolare ai bisogni dei paesi più poveri, che debbono adattarsi ai cambiamenti climatici, 4) iniziative per la protezione delle foreste, 5) aiuti di tipo finanziario e tecnologico per ridurre le emissioni.
Tuttavia finché non esiste un accordo legalmente vincolante, non può nascere il nuovo trattato del dopo Kyoto; si tratta quindi di grandi manovre che vengono fatte e disfatte sempre all'interno del G2 cino-americano, con l'Europa che le viene a sapere dai mass media.
Infatti "senza gli sforzi congiunti di Stati Uniti e Cina, i due maggiori consumatori e produttori di energia, non può essere raggiunta una soluzione al problema del riscaldamento del pianeta", ha detto Obama, aggiungendo "non vogliamo un accordo parziale o una semplice dichiarazione politica, ma piuttosto un accordo che copra tutti i punti dei negoziati e che possa avere effetti immediati".

Cina e Stati Uniti non hanno motivo per essere avversari e, anzi, le relazioni positive fra i due Paesi aprono nuove possibilità per risolvere i problemi globali economici e di sicurezza, portando "pace e prosperità": è la sintesi del pensiero del Presidente Obama. Infatti sono pochi i problemi globali che possono essere risolti senza che vi sia un accordo fra Washington e Pechino.

Mi pare si possa concludere che la visita di Obama in Cina abbia segnato un nuovo forte livello di intesa, di profondità di dialogo e di trasparenza.

Argomenti: #cina , #corea , #europa , #iran , #obama , #politica , #politica estera , #usa

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