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 Anno V n° 12 DICEMBRE 2009    -   PRIMA PAGINA


Lo sbuffo
Il processo in piazza
La giustizia dei tribunali opera in modo diverso da quella della pubblica opinione; è bene ricordarlo
Di Cricio



Qualche giorno fa si è concluso a Perugia il processo di primo grado per l'omicidio di Meredith Kercher con la condanna in primo grado di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Questo processo è stato molto seguito dalla stampa. Ha messo in luce un ambiente particolare: quello dei giovani studenti fuori sede. Un ambiente che spesso è portato a fare della trasgressione il modo di vita abituale. Le prove non erano certe e per questo forse l'attenzione dei mass-media è stata superiore al normale.

La sentenza ha risposto alle aspettative della pubblica opinione, ma certo nessuno ha notato un comportamento anti-americano, quello che invece ha rilevato a senatrice democratica Maria Cantwell, che ha portato una petizione al Segretario di Stato statunitense Hillary Clinton. La cosa mi ha indotto ad una serie di riflessioni su Giustizia, mass-media e opinione pubblica. Che cerco qui di sintetizzare.

La prima cosa è che certamente la Giustizia non è infallibile; il numero di processi sbagliati non è un piccolo numero, anche se probabilmente è difficile ridurlo perché alla fine l'errore fa parte della natura dell'uomo. Cito solo uno dei processi sbagliati in modo eclatante: quello a Enzo Tortora. Questo introduce immediatamente il secondo punto: il giudizio che la gente si fa del processo in genere.

La gente pensa sempre alla giustizia come a un vendicatore: far pagare il fio sembrerebbe essere il suo compito, ma non è così. La giustizia ha come compito principale quello di applicare le leggi e con questo deve quindi proteggere la comunità, ma anche deve cercare di portare l'eventuale condannato a poter essere reinserito nella società.

Per condannare, un giudice (o un collegio giudicante, o una giuria popolare) deve avera la certezza della colpa, se esistono dubbi non si può condannare, cosa che non fa la stampa o la gente. La seconda è che si devono considerare tutte le concause, la eventuali aggravanti e le attenuanti. In definitiva il giudice non deve mai dimenticare di avere davanti un uomo e che è meglio un condannato in meno che condannare un innocente; infatti succede che una persona, anche se è solamente indagata ingiustamente, per l'opinione pubblica ,questa resterà una persona di cui dubitare.

La gente invece non ha questi problemi etici: si fa una sua idea, non sulla base di fatti dimostrati, ma su quanto legge sui giornali o sente alla TV, su fattori di simpatia o antipatia, il tutto condito dall'esperienza personale, che nella maggior parte dei case è un'inesperienza. I mass-media in questa formazione di un'opinione assumono un ruolo determinate.

Purtroppo il metodo, che viene usato nel divulgare le notizie, porta inevitabilmente ad una distorsione delle stesse. Per prima cosa nella decisione di pubblicare o non pubblicare v'è certamente la componente dell'interesse che questa potrà suscitare nei lettori, poi il giornalista ,anche il più attento ad essere corretto nella comunicazione, resta influenzato dall'opinione che si è fatta, ma non solo, non potrà mai riportare tutto, ma si concentrerà sulle cose che ritiene più significative. Nel fare questo spesso è trascinato da fatti, magari irrilevanti nel processo, che danno “colore”, che suscitano sentimenti di pena, di sdegno, di simpatia o di ribrezzo. Ecco che la realtà processuale non è quella del “processo in piazza”.

Anche per questo possiamo portare un esempio recente: la testimonianza Spatuzza al processo Dell'Utri. La stampa aveva creato un clima di notevole attesa; Spatuzza ha descritto una sequenza di fatti costruiti in modo verosimigliante, ma comunque riportati “per sentito dire” e senza alcuna prova tangibile. Le persone chiamate in causa, non hanno confermato. I giornali hanno dato ampio rilievo alla testimonianza di Filippo Graviano, che smentisce nettamente, ma hanno passato in seconda linea quella del fratello Giuseppe Graviano, che non ha smentito né confermato, ma si è limitato ad avvalersi della facoltà di non rispondere ed i motivi di ciò non sono stati rivelati dal giudice, ma dobbiamo credere a quanto ha affermato l'avvocato difensore del Giuseppe Graviano.

Che quello detto da Spatuzza sia vero o falso quindi non è dato saperlo, non è confermato. L'aspettativa generata da quanto scritto nei giornali e nelle TV ha certamente formato opinioni contrastanti della gente: c'è sicuramente gente che le ritiene vere, c'è chi dubita e chi le ritiene falsità e montate ad arte; ognuno crede fermamente che quello che pensa sia vero.

Ecco che allora i mass-media diventano un vero elemento di “ingiustizia”.



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