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 Anno VI n° 1 GENNAIO 2010    -   FATTI & OPINIONI



Sergio Marchionne, principe di Detroit

Di Giacomo Nigro



“Il nuovo principe di Detroit”: così il Financial Times ha definito, l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne. Le possibilità di successo per Marchionne, secondo l’autorevole testata giornalistica, dipendono dagli obiettivi che egli vuole raggiungere. “Se l'obiettivo è quello di stabilizzare Chrysler, rinnovarne la linea, ripagare i sette miliardi di dollari di finanziamento del governo Usa e riportarla in Borsa nel 2011, probabilmente ce la farà”.

Un titolo, quello di principe, che non gli è stato attribuito a caso, ma che gli arriva dopo aver citato una frase tratta da “Il Principe” di Niccolò Macchiavelli: “Nella cosa pubblica il ritorno ai valori fondanti della democrazia è spesso merito di un uomo solo”. E in quell'uomo Marchionne dice di aver riconosciuto se stesso.

Insomma la scommessa, che Luca di Montezemolo e i vertici Fiat fecero nel giugno 2004, si è dimostrata vincente per la multinazionale torinese. “Credo nella squadra di Fiat e sono sicuro che riuscirà a tornare ai livelli eccellenti che gli competono.” dichiarò allora Marchionne che, con il suo concetto di lavoro di squadra, ha lavorato in questi anni dimostrando con i fatti che aveva ragione. La Fiat è ora un’azienda multinazionale che, a fronte di un settore auto in crisi globale, è consapevole che quel che ne resta sarà in mano a pochi grandi gruppi e ha perciò deciso di giocarsi le sue carte a tutto campo. Marchionne ha previsto che il processo di consolidamento del settore auto, che già ha portato alle alleanze Fiat-Chrysler e Volkswagen-Suzuki, porterà a sei grandi colossi automobilistici mondiali.

Diamo un’occhiata ai risultati della cura Marchionne: la Fiat archivia il 2009 con una crescita del 6,3% delle auto nuove vendute in Europa con 1.254.829 unità; si tratta di un risultato eccezionale ottenuto non soltanto in Italia - dove Fiat Group Automobiles ha raggiunto nel 2009 una quota del 32,8 per cento, con una crescita di ben 4,8 punti percentuali dal 2005, ma anche nei principali mercati europei. In Germania, con 180 mila immatricolazioni (+79 per cento rispetto all’anno precedente) e una quota del 4,7 per cento, il gruppo auto di Torino ha, infatti, conseguito la migliore performance degli ultimi venti anni. Crescite a doppia cifra anche in Francia (+12 per cento con quasi 100 mila immatricolazioni per una quota del 4,4 per cento, miglior risultato dal 2001) e nel Regno Unito (+14,2 per cento con 72 mila immatricolazioni e quota 3,6 per cento, miglior risultato dal 2002).

Negli ultimi giorni con le sue nette dichiarazioni sul futuro dello stabilimento di Termini Imerese egli è stato ancora una volta protagonista della scena economica italiana. Marchionne ha detto a chiare lettere che sarebbe “da pazzi” insistere sullo stabilimento siciliano, che “non è uno stabilimento competitivo”, il cui destino appare, quindi, segnato. Ovviamente i rappresentati dei lavoratori non la pensano così.

Intanto si ha la sensazione che il governo dia per scontato l'abbandono del Lingotto e si stia adoperando, in collaborazione con la Regione Siciliana, per cercare di mantenere in vita il polo produttivo di Termini nel settore auto. A tal proposito nelle ultime settimane sono circolate diverse voci relative al possibile interessamento di investitori cinesi e cordate italiane, ma per il momento siamo al nulla di fatto.

Quindi Termini Imerese è diventato ormai un caso politico. E Marchionne in questo periodo sta provando sulla propria pelle quanto l’Italia sia distante dagli Stati Uniti, quanto il dialogo con i sindacati sia profondamente diverso tra le due sponde dell’Atlantico, e come all’interno del suo Paese la Fiat continui a essere guardata con sospetto.

Anche se in questo caso il solito ritornello: “sono anni che il gruppo che fa capo alla famiglia Agnelli succhia risorse dallo Stato, tra cassa integrazione, incentivi e favori vari” avrà un suono diverso, non più aiuto diretto alla Fiat, che si ritira, ma aiuto al territorio che ospita lo stabilimento.

Quindi, al di là della naturale contrapposizione tra il padrone e il sindacalista, i rappresentanti dei lavoratori italiani si trovano di fronte una persona non legata a doppio filo con i palazzi, ma a una logica di finalizzazione economica stringente. Marchionne ragiona con la sua testa e non accetta imposizioni o compromessi. “La Fiat è un’azienda e ha le responsabilità di un’azienda. Siamo il maggiore investitore in Italia, ma non abbiamo la responsabilità di governare il Paese. È un imperativo di ogni società assicurare che i bisogni umani siano soddisfatti, ma non si possono forzare le industrie a farlo”. È il messaggio secco e chiaro di un uomo che ragiona in termini globali.

Marchionne, insomma, non è il solito interlocutore, sia per sindacati, sia per chi governa il Paese. Quindi, un osso duro. Tra i tanti ritratti sul suo conto, in uno il capo della Fiat viene descritto un “marziano”. Non siamo così distanti dalla realtà, ma il “borghese che mi interessa”, come ne parlò Fausto Bertinotti, o “il modo corretto di interpretare la funzione di dirigente industriale”, come disse di lui il leader della Cgil, Epifani, paiono giudizi di un’altra epoca.

Eppure in Italia se ne parla poco e si fa finta di non capire che a Fiat della produzione italiana non interessa assolutamente nulla. Termini Imerese nelle strategie di Fiat è un problema locale di un’azienda che ha lo sguardo rivolto al mondo. Anzi è costretta a rivolgere lo sguardo al mondo a causa delle stesse dinamiche di un sistema economico, quello italiano, assurdo e che inizia a presentare il conto.

Il governo dovrebbe giocare ora un ruolo fondamentale nel promuovere innovazione ed efficienza in un'industria che ha fortemente bisogno di entrambe. Si dovrebbe consentire alle aziende di ridurre la capacità di produzione in eccesso chiudendo alcune fabbriche riservando eventuali incentivi ai veicoli più piccoli ed ecologici, prodotti sul suolo nazionale, e di evitare che la produzione si sposti definitivamente verso Asia e America Latina.



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