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 Anno VI n° 2 FEBBRAIO 2010    -   FATTI & OPINIONI


Dal Resoconto stenografico della Seduta della Camera dei deputati n. 277 di mercoledì 3 febbraio 2010
Bruno Tabacci (API)- Dichiarazione di voto finale
Dibattito sulla legge "Modifica all'articolo 420-ter del codice di procedura penale in materia di impedimento a comparire"



Signor Presidente, onorevoli colleghi, fuori di qui, nel Paese, vi è grande preoccupazione per la durezza della crisi, che mette a repentaglio posti di lavoro, talvolta senza alcuna forma di ammortizzazione sociale. Fuori di qui, nel Paese, vi può essere preoccupazione per una giustizia che funziona male per i cittadini, e non solo quella penale, ma anche quella civile, amministrativa e fallimentare, le quali richiederebbero una riforma organica della giustizia, fatta esclusivamente nell'interesse dei cittadini.
Qui dentro, nel palazzo, da anni si pensa solo alle questioni giudiziarie del Presidente del Consiglio, che probabilmente continua ad accumularne in relazione alla molteplicità dei suoi interessi: non si tratta quasi mai di questioni legate all'attività di Governo, per le quali uno scudo potrebbe essere ragionevole, ma di fatti connessi ai suoi interessi privati. E allora lo si vuole porre sopra la legge.
Perché i cittadini italiani lo hanno votato e continuano a riconoscergli un ampio consenso, lui non li ricambia essendo al di sopra di ogni sospetto nel rispetto della legge, ma cambia la legge, incurante dell'equilibrio tra i poteri e del giuramento costituzionale. È questa una visione malata della democrazia. Il risveglio, per i nostri concittadini e per il nostro Paese, sarà molto amaro: non si può dare l'esempio di stracciare la regola della convivenza civile e poi meravigliarsi che la gente sia tentata di seguirlo. Ma un Paese senza spessore civico, senza l'orgoglio di una cultura etica, finisce fuori strada e voi gli fornite un esempio negativo.
Stamani qualcuno ha scritto che l'opposizione può scegliere: un nuovo lodo costituzionale per Berlusconi o una nuova immunità per tutta la casta, una sorta di chiamata di correità, uno scudo per tutti i parlamentari. Ma non basta la tutela per le opinione espresse e per i voti dati in quest'Aula? Il buon legislatore, che opera nell'interesse generale, ne dovrebbe avere più che a sufficienza, non avrebbe bisogno di ulteriori sostegni. Chi, invece, pensa di curvare il corpo delle leggi nell'esclusiva difesa di interessi particolari, richiede uno scudo totale, penale, fiscale ed economico.
Cosa può pensare il cittadino, alle prese con una crisi che ne mette in discussione il lavoro e la sicurezza? Pensa che il Parlamento, più che servire il Paese, vuole servire se stesso! Che la politica, più che un esercizio di alto servizio civile, è una modalità di affermazione dell'arroganza del potere: esattamente il contrario di quello che noi dovremmo testimoniare.
Personalmente mi auguro che nel Paese sorga un'opposizione morale forte e consapevole. Credo che questa sia la speranza di molti colleghi e mi auguro sia una speranza diffusa nella coscienza generale del Paese.
Ci sono dei valori che non possono essere trattati con la logica del danno minore. Il collega Vietti aveva immaginato una sospensione degli effetti giudiziari per il Presidente Berlusconi, e penso che si sarebbe potuto fare. Ma il Governo e la maggioranza affermano per se stessi una prerogativa che è chiaramente incostituzionale, quella della loro impunità, e non credo che l'UdC possa far finta di non vedere, perché questi della maggioranza e del Governo continueranno con il processo breve, con le intercettazioni e magari anche nel regolare i conti con i pentiti (ho sentito oggi una presa di distanza non del tutto convincente da parte del Ministro della giustizia).
Vorrei poi rivolgermi ai colleghi della maggioranza perché nei giorni scorsi ho sentito un'adesione molto «pelosa» alle vicende giudiziarie dell'amico Mannino: non tirate fuori i casi di mala giustizia che hanno colpito alcuni di noi. Noi abbiamo rispettato lo stato di diritto ed abbiamo piegato la testa di fronte alla legge, difendendoci nei processi: è stato durissimo, ma era doveroso farlo.

PRESIDENTE. Onorevole Tabacci, deve concludere.

BRUNO TABACCI. Voi che avete a suo tempo agitato cappi, manette e televisioni non avete il diritto di citare le nostre storie; a ben vedere è una forzatura anche l'accostamento tra la storia di Craxi e quella di Berlusconi. Per queste ragioni, costituzionali e morali, l'Alleanza per l'Italia è contro questa legge (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Alleanza per l'Italia, Partito Democratico e Italia dei Valori - Congratulazioni).



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