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 Anno VI n° 2 FEBBRAIO 2010    -   PRIMA PAGINA



Privatizzazione selvaggia

Di Giacomo Nigro



Massaggi e centri benessere distraggono la nostra attenzione da problematiche più congrue come ad esempio la privatizzazione degli interessi generali dello Stato. Prima di porsi il problema se sia lecito o meno rendere private questioni d'interesse pubblico come la Protezione Civile, occorrerebbe rendersi conto che le Società per Azioni, generalmente enti di diritto privato, dovrebbero produrre utili e non debiti.

Veniamo all'atto di nomina degli amministratori: si tratta o no di un atto pubblico, ossia di natura amministrativa?
Occorre, cioè, chiedersi cosa succede in caso di illecito amministrativo: se ne occupa il giudice amministrativo privato o il giudice penale?
D'altro canto cosa dovrebbe fare il giudice preposto alla tutela della corretta gestione delle risorse finanziarie della collettività, cioè alla Corte dei Conti?
Forse si porrà il problema di capire quali possono essere le motivazioni attraverso le quali affermare la propria giurisdizione e ricondurre nell'ambito della responsabilità amministrativa - e del relativo processo - i fatti dannosi dipendenti da comportamenti dolosi o gravemente colposi imputabili agli amministratori. Niente male come problematiche solo in accenno.

Ermete Realacci membro, per il PD, della Commissione Ambiente alla Camera ha dichiarato: “La Protezione civile è un bene comune che ha la stessa importanza dell'esercito o della giustizia. Il problema è la grande confusione che mescola nel sistema Protezione civile l'utilizzo di strumenti accelerati di decisione, con meccanismi che aggirano norme e regole, giustificati per la gestione delle emergenze, ma non per eventi programmati da anni. Sono meccanismi che inquinano il sistema protezione civile, punto di forza del paese. Diventano, insomma, meccanismi permeabili alla distorsione. Troppi miliardi scompaiono dall'occhio del radar".

"Abbiamo una bella Protezione civile con migliaia di persone. Non deve diventare una Spa, non deve sparire
", ha detto Umberto Bossi, alzando la sua voce contro la "privatizzazione" della protezione civile sulla quale il governo vorrebbe intervenire con un decreto legge.

La retromarcia governativa ha fatto naturalmente nascere dei dubbi nell'IDV. Il partito di Di Pietro saluta come benvenuta la possibile frenata ma, tramite Silvana Mura, si chiede: “Che cosa sarebbe accaduto se nel frattempo non fosse scoppiato lo scandalo dell'inchiesta che coinvolge proprio la protezione civile?".

Intorno al sottosegretario Bertolaso, dunque, la temperatura resta altissima. A chiederne le immediate dimissioni, infatti, non è soltanto Luigi De Magistris dell'Italia dei Valori, ma anche i democratici. “Non dubito della sua serietà, ma dovrebbe fare un passo indietro per il buon nome della Protezione Civile", ha ribadito il segretario Pier Luigi Bersani. Diversa la posizione dell'Udc: “Stiamo parlando di responsabilità nella vigilanza, ma non certamente da parte di Bertolaso", ha sostenuto il leader Pier Ferdinando Casini.
Il solito balletto insomma.

Ora, al di là delle dimissioni o meno di Bertolaso, sarebbe bene riflettere seriamente su come impostare il futuro dei lavori pubblici, magari limitando definitivamente le competenze della Protezione Civile alla gestione delle emergenze umanitarie, destinando al ministero competente la gestione delle grandi opere e di quelle urgenti, tipo G8. Soprattutto occorre mettere a bilancio i relativi costi, evitando giochetti privatistici che sottraggano al pubblico controllo "pozzi di San Patrizio", come ad esempio il ponte sullo Stretto di Messina.



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