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 Anno VI n° 3 MARZO 2010    -   FATTI & OPINIONI


Lo sbuffo della domenica
Il delirio del potere
Gli eventi della settimana indicano una sempre maggior insistenza di un regime politico che va verso l'autoritarismo oligarchico
Di Giovanni Gelmini


Settimana della politica all'adrenalina, peggio di una esibizione di una squadra di trapezisti impegnati in tripli salti mortali eseguiti in sequenza. Credo che sia la prima volta nella storia d'Italia, dal referendum istituzionale del 1946, che ci troviamo di fronte ad una chiamata alle urne con una simile tensione diffusa e con il rischio di agitazioni di piazza.

Il clima si era già infuocato per la cancellazione dei talk-show politici, che non sono gli approfondimenti incisivi e chiari che producono trasmissioni rare come “Report”, ma, che, secondo me, sono una specie di accozzaglia fatta di combattimenti politici, in cui non si sa quanto ci sia di vero e quanto ci sia di artefatto da tecniche di comunicazione che i nostri politici hanno ben imparato. Sono più spettacolo che approfondimento e fanno da cassa di risonanza agli errori dei politici, come succede per gli errori in campo dei calciatori.

Mi posso immaginare cosa sarebbe successo, a seguito delle cazzate fatte dal PDL a Roma e a Milano, se “Porta a Porta” fosse stato attivo: Vespa avrebbe sicuramente portato in trasmissione un plastico del Palazzo di Giustizia per mostrare i movimenti e i tempi di quanto è avvenuto, discutendone in studio con qualche “Miss”, che ha certamente molta competenza di questi problemi. Nello stesso tempo Santoro avrebbe interrogato i lavoratori in sciopero di Termini Imerese, i precari della Procura di Caltanissetta e in sala avrebbe avuto una delegazione di ragazze madri delle borgate romane e di Affori e Cinisello Balsamo. Certamente Gard Lerner avrebbe invece costituito un pool di costituzionalisti e di imprenditori, supportati dalla Polverini, per discutere sul problema e, come al solito, non arrivare a nulla. Anche se questo provvedimento di censura preventiva non è certo accettabile, possiamo ringraziare che così ci ha risparmiato questo scempio delle nostre intelligenze.

Diventa difficile commentare quanto è successo se lo si affronta col discutere quanto il Decreto, emanato nottetempo e firmato in piena notte da Napolitano, sia costituzionale e legittimo. Vi sono molti dubbi, ben spiegati da persone più importanti di me, e vi sono altrettanti motivi per ritenere necessario l'intervento. Voglio affrontare la questione in un altro modo.

Partiamo dai fatti. Senza entrare nel merito delle singole questioni, è evidente che non è una “disattenzione” limitata. Si tratta di un metodo da tempo consolidato, che è arrivato alla rottura, perché ha superato i limiti di guardia, e quello che è più grave è che questo ha coinvolto chi è al potere.

Tutti quelli che hanno partecipato alla raccolta firme per la presentazione di liste elettorali sanno che il tutto avviene tra grandi irregolarità, le più comuni sono: la lista elettorale non è a disposizione di chi firma (molto spesso non è ancora definita, quando invece lo dovrebbe essere) e chi autentica non è presente di persona alla raccolta delle firme.
Si sa che troppo spesso le firme sono false, ma, per evitare che questo sia facilmente contestabile, è sufficiente farsi rilasciare dai comuni di residenza i certificati elettorali, cosa che qualunque incaricato fa, se non è sciocco, ma evidentemente gli sciocchi ci sono e Bossi li ha, in modo giusto, definiti “dilettanti allo sbaraglio”.

La definizione di “dilettanti” è però benevola, io credo che invece si tratti di vera e propria arroganza politica.
Il berlusconismo ha reintrodotto come primario il concetto di “volere del popolo” e, di conseguenza, chi è indicato dal popolo a governare ha diritto di dimenticarsi di cosa dicono le leggi, anzi ha il dovere di fare leggi per rendere la sua persona libera da vincoli che ne impediscano la libertà, intesa non solo come politica. Al potente si deve applicare la “Valletta dei Principi”, inventata da Dante nella Divina Commedia per salvare i politici potenti.

I fatti di questa settimana, dalla censura preventiva sui programmi di approfondimento politico alle forzature del Decreto sull'ammissibilità delle liste, non sono altro che l'ultima espressione di un concetto di gestione del potere che si basa sulla diseguaglianza delle persone davanti alla legge: chi ha il potere fa quello che vuole e che sta sotto deve stare zitto e obbedire, al massimo può applaudire.

Non so se questo si possa chiamare Fascismo, ma è certo che ormai siamo caduti in un regime, in cui le libertà sono compromesse e che chi ha il potere non sopporta di essere controllato.

Il “regime” non è ancora perfetto; infatti ci sono le toghe rosse che imperversano, ma presto anche loro saranno messe a tacere.

Se questo può avvenire è solo perché chi è al potere controlla ormai 6 canali televisivi e ,quelli che non controlla, può condizionarli attraverso le concessioni pubblicitarie. Il controllo delle TV è basilare nella formazione dell'opinione politica della maggior parte degli italiani, come ben ci ha spiegato l'ultimo rapporto Censis (vedi Spaziodi Magazine DICEMBRE 2009 Comunicazione e media dal 43° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2009)

L'unica fonte che non riesce a controllare è internet, perché è libera dai costi di produzione e diffusione e quindi non ricattabile, ma i tentativi di metterla a tacere si fanno sempre più pressanti.

Se alla presa del potere del Fascismo l'opposizione si è ritirata sull'aventino, oggi l'opposizione si è ritirata, punto e basta: esiste solo sulla carta e non ha mai il coraggio di fare opposizione vera.

Stando le cose così, c'è solo da sperare in un miracolo.



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