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 Anno VI n° 3 MARZO 2010    -   RECENSIONI


Nelle sale oggi
Alice nel Paese delle Meraviglie

Di Daniela Losini



Nella mani di Tim Burton il 3D diventa un'opera d'arte e, a tratti, riesce a essere anche poesia. Alice nel Paese delle Meraviglie, nella versione di colui che diede i natali a indimenticate creature come Edward Mani di Forbice e Frankenweenie tarato sulla giusta aspettativa, non delude. Ora, non ci perderemo in disamine del testo, sulla fedeltà o meno allo stesso - qui, si appartiene alla scuola di pensiero che apprezza se il film è altro, dal testo - da parte della pellicola, ma ci perderemo volentieri ruzzolando nella tana del Bianconiglio.

Permeato da un tono folle e di pazzia strisciante, non è così apertamente sfacciato e colmo di nonsense. Siamo sempre in territorio Disney e dunque, pur rimanendo nell'ambito delle stranezze (diversamente dal complicato e alienante "Nel Paese dei Mostri Selvaggi), tutte le bizzarre creature che popolano Sottomondo hanno un afflato di familiarità e immediata empatia con lo spettatore.

In cima alla lista dei preferiti mettiamo lo Stregatto fluttuante, dagli occhi smeraldo, e il Cappellaio Matto, i cui colori fluo li indossa Johnny Depp che gigioneggia sì, ma senza diventare stucchevole. Crispin Glover è il ruffiano Fante di Cuori dall'occhio trafitto e coperto da cuori di pongo; la stizzosa e capricciosa Regina Rossa è l'immarcescibile Helena Bonham Carter; la vanesia e risoluta Regina Bianca è Anne Hathaway.

Alice è interpretata da Mia Wasikowska, perfetta nella parte della creatura boccoluta ed eterea. Alice diventa grande, poi piccola, poi invisibile, poi forte, poi risoluta e poi rompiscatole e saputa e ancora delicata e decisa. Nel finale si rivelerà una sorta di femminista ante litteram. Niente di particolarmente originale o innovativo dunque (per capirci: rivoluzionario ed estremo è stato il lavoro di Alan Moore, "Lost Girls” sulla figura di Alice stessa), ma una grande conferma di capacità immaginifiche e una presa di coscienza della necessità del ritmo narrativo.

Non liquidatelo con la superficialità dell'eccessiva aspettativa tradita, nè con il solito "non è troppo dark", Alice nel Paese delle Meraviglie, nelle mani di Tim Burton, non poteva che essere esattamente così. Bizzarro, incantevole, didascalico e semplice.


GIUDIZIO GENERALE ***
RITMO ***
IMPEGNO **
COINVOLGIMENTO ***
Legenda : * scadente ** sufficiente *** discreto **** buono ***** ottimo



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