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 Anno VI n° 4 APRILE 2010    -   FATTI & OPINIONI


È la prima volta che succede
Napolitano rimanda alle Camere la legge che modifica l’articolo 18
Chiesta alle Camere nuova deliberazione sulla Legge in materia di lavoro
Di G.G.


Non è cosa comune che Napolitano, come Presidente della Repubblica, si avvalga dell’ art. 74, primo comma, della Costituzione, per non firmare una legge, anzi non è mai successo. Questa volta è successo e, appena terminata l’agitazione elettorale, ha provveduto ad esercitare il suo potere e ha rimandato alle camere il decreto legge "Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione degli enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro" convertito recentemente.

Due sono i problemi sollevati dal Presidente della Repubblica; uno è “ estrema eterogeneità della legge, che, come sappiamo, perché troppo spesso si devono correggere errori di corsa, può provocare l’inserimento di provvedimenti inopportuni. L’altro sono gli “ articoli 31 e 20 - che disciplinano temi, attinenti alla tutela del lavoro, di indubbia delicatezza sul piano sociale ”.

L'articolo 31 del provvedimento, in particolare, prevede il ricorso all'arbitrato nelle controversie tra datore di lavoro e lavoratore in caso di opposizione al licenziamento, perché ritenuto senza giusta causa. Questo, secondo alcune parti, tra cu la CGIL, potrebbero portare ad aggirare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che prevede la reintegrazione del lavoratore e quindi potrebbe modificarlo in una parte..

Quali sono i problemi da tempo sollevati dagli “industriali”? Essenzialmente sono due le problematiche. La prima è che il tempo dell’iter giudiziario, che arriva a sentenza dopo anni, è ritenuto troppo lungo per un’impresa, se questa poi deve reintegrare il dipendente. La seconda, diretta conseguenza della prima e molto pesante economicamente, è che per tutto il periodo trascorso tra il licenziamento e il reintegro, il datore di lavoro è tenuto a pagare gli stipendi a cui si aggiungono pesanti multe da parte degli enti previdenziali per omessa denuncia degli stipendi.

Ora il vero problema è questo: riportare in termini veloci la decisione e inibire il contenzioso degli enti assicuratori.

C’è la necessità di ricorrere all’arbitrato? Sicuramente l’arbitrato è un modo snello di affrontare le controversie, ma può anche essere un modo di sottrarre il giudizio al giudice naturale e questa sembra che sia la principale preoccupazione dei sindacati.

È interessante spulciare le statistiche giudiziarie e vedere come i processi per questo tipo di problemi sono di lunghezza accettabile in primo grado a Torino con 239 giorni di durata media (durata dei processi inerenti il “lavoro subordinato” nel 2006), ma diventano lunghissimi in altre parti, ad esempio a Taranto raggiungono i 1274 giorni di durata media, pure la media italiana con 782 giorni diventa inaccettabile. A questi si devono poi aggiungere il secondo grado e la cassazione, cosa che l’arbitrato non prevede.

Ma allora sarebbe possibile evitare l’arbitrato, se la giustizia fosse efficiente in ogni tribunale e se il passaggio ai gradi superiori fosse limitato ai casi in cui vi è la reale necessità.

Il Presidente Napolitano forse sintetizza tutti questi problemi quando afferma “ La introduzione nell'ordinamento di strumenti idonei a prevenire l'insorgere di controversie ed a semplificarne ed accelerarne le modalità di definizione può risultare certamente apprezzabile e merita di essere valutata con spirito aperto: ma occorre verificare attentamente che le relative disposizioni siano pienamente coerenti con i princìpi della volontarietà dell'arbitrato e della necessità di assicurare una adeguata tutela del contraente debole.

Vedi in documenti: Testo integrale del messaggio del Presidente Napolitano alle Camere



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