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 Anno VI n° 4 APRILE 2010    -   RECENSIONI


Letto per voi
Come mi batte forte il tuo cuore - Storia di mio padre, di Benedetta Tobagi

Di Giacomo Nigro


Alla mia età non posso dire di non aver vissuto gli anni di piombo propriamente detti e loro dintorni che furono intrisi del loro "spirito", ecco che quando mi sono imbattuto nel libro di Benedetta Tobagi Come mi batte forte il tuo cuore, non ho potuto far altro che leggerlo lasciandomi emozionare da esso e rinverdendo il ricordo di quegli anni sempre prossimi all'oblio.

Come mi batte forte il tuo cuore è un verso della poetessa Wislawa Szymborska, il sottotitolo è Storia di mio padre. Un libro da consigliare a chi quegli anni, non solo, non li ha vissuti, ma dalla cui memoria viene tenuto colpevolmente lontano. Un esercizio che vanifichi la trappola delle semplificazioni interessate e banali che spesso vengono fatte di quella epoca della nostra storia recente. Con dolcezza, al tempo stesso temperata dalla fermezza, Benedetta Tobagi ci lascia la testimonianza appassionata di un’esperienza di dolore, protratto nel tempo, a causa dell'assenza dell'amato genitore e della sua giovanissima età (tre anni) al momento in cui quella assenza le è piombata addosso col peso, appunto, del piombo, sparato dagli appartenenti alla Brigata XXVIII marzo nel maggio del 1980 a Milano. Un libro avvincente, che ha la forma e la sostanza della migliore letteratura, che ha la statura del suo protagonista, un intreccio di mille emozioni e sentimenti: rabbia, dolore, nostalgia, gioia, ma soprattutto passione.

La giustizia vuole la punizione del crimine perché non si ripeta; la testimonianza vuole che il crimine sia saputo perché il mondo conosca se stesso; la misericordia vuole che siano riconosciuti la vittima e, quando c'è, il pentimento”: questa è una delle tante citazioni che disseminano il libro illuminandone alcuni passaggi, si tratta di una frase, scritta da Stefano Levi della Torre, che trovo molto significativa.

Se ci riflettiamo, la memoria degli anni della violenza politica in Italia è incompleta, con rimozioni volute o indotte da ignoranza o incapacità, decisamente sbilanciata verso il punto di vista dei protagonisti di quella violenza e piuttosto distante dall'esperienza delle vittime. A ciò ha forse reso giustizia il 9 maggio 2008, in occasione della prima giornata della memoria delle vittime del terrorismo, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano quando propose la pubblicazione di una storiografia dedicata alle vittime del terrorismo dei due decenni che si polarizzano intorno al 1969 e al 1977.

Il libro di Benedetta Tobagi può essere quindi definito, anche se non direttamente connesso, come una risposta a quella indicazione istituzionale.

Di quel padre, assassinato nel 1980, a Benedetta Tobagi sono rimasti pochi ricordi, ma, come a tutti noi, sono rimasti i pensieri contenuti in tutti gli scritti di Walter Tobagi, giornalista di spessore e sindacalista della stampa.

Nato in una piccola località vicino a Spoleto, trasferitosi in Lombardia con la famiglia, Walter Tobagi compì gli studi classici al liceo Parini di Milano; dopo la laurea e la gavetta ebbe la piena affermazione professionale nella redazione del Corriere della Sera. Poi, come scrisse Sciascia: “lo hanno ammazzato perché aveva metodo”.

Benedetta non ricorda il padre, ricorda il giorno della morte e le sue sensazioni di bambina. Da grande ha deciso di occuparsi di suo padre e, per forza di cose, ha dovuto occuparsi del suo, del nostro Paese e della sua storia oscura e complicata, si è tuffata "in una duplice ricerca intorno alla persona pubblica e privata di (suo) padre, è stato il modo di sfilargli l'elmo impostogli dalla retorica postuma".

Al Corriere della Sera Walter Tobagi combattè contro le infiltrazioni piduiste. L'omicidio Moro lo fece riflettere sul suo destino e in una lettera alla moglie scrisse: “Se un giorno non dovessi più esserci ti prego di spiegargli di ricordare. Mi sentirei ancora più in colpa se oggi non spendessi quei talenti che mi sono stati affidati. Ricorda ciò che non sono riuscito a spiegare ai miei figli”.

Benedetta Tobagi non sopporta le commemorazioni vuote del martire, che ne offuscherebbero l'umanità, e così il testo della targa, che si trova ora sul posto dove è morto Walter, non è retorico, dice: “Più tenace della paura, più profonda del tuo dolore nel silenzio dell'essere, la vita canta”.


Come mi batte forte il tuo cuore - Storia di mio padre
Autore Benedetta Tobagi
Listino € 19,00
Editore Einaudi
Collana Frontiere
Data uscita 03/11/2009
Pagine 250, rilegato, Illustrato
Lingua Italiano
EAN 9788806198886
ISBN 9788806198886


Walter Tobagi è morto il 28 maggio 1980, gli hanno sparato alcuni membri di una semisconosciuta formazione terroristica di sinistra, la "Brigata XXVIII marzo". Tobagi era un giornalista del "Corriere della Sera", era uno storico e il presidente del sindacato dei giornalisti lombardi. Quando è morto aveva trentatré anni, il figlio Luca sette, Benedetta tre. Si può dire che Benedetta non ha conosciuto il padre, di lui conserva solo alcuni fotogrammi di ricordo e una grande incolmabile mancanza. Una volta cresciuta ha deciso di andare alla scoperta di questo padre immensamente amato, e ha provato a raccogliere ogni sua traccia. Ha scavato fra le carte pubbliche e professionali come fra quelle più intime e private, fra i libri letti e annotati, gli articoli, le pagine del diario, le lettere sentimentali. Ha ascoltato i ricordi di chi lo ha conosciuto: amici, familiari, politici, colleghi, la gente che lo ha incontrato solo di passaggio. Ha raccolto l'eredità, gli insegnamenti e le massime di vita del nonno Ulderico (che dalle povere campagne dell'Umbria si era spostato a Milano per garantire un futuro diverso all'unico figlio) sapendo leggere oltre le poche parole che lui era solito pronunciare. Le parole di un uomo forte e orgoglioso che ha seguito tutti gli appuntamenti di un lungo e a volte incomprensibile processo contro gli assassini del figlio. Benedetta ha letto e studiato tutti gli atti processuali, con rabbia, amarezza e tanta voglia di capire un periodo complesso come gli anni Settanta.



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