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 Anno VI n° 4 APRILE 2010    -   PRIMA PAGINA


Un fatto che non è solo un simbolo
Sant'Onofrio: un segno forte che viene dalla Chiesa
Ma si può fare di più: tutti dobbiamo agire contro le mafie per sconfiggerle!
Di Giovanni Gelmini


Si dice spesso che per combattere le mafie occorre rompere quel muro di omertà, quella cultura che la sostiene e fa da scudo all'azione della giustizia. Il mafioso, e più in generale chi ambisce al potere e lo vuole mantenere ad ogni costo, si ammanta della qualifica di “uomo religioso osservante” per rafforzare la sua superiorità e la sua intoccabilità, anche se poi nei suoi atti mostra, come la sua “religione” non corrisponde agli insegnamenti, ma è di facciata e si limita ad una osservanza ai riti, alle consuetudini. Nel mostrarsi così osservante, esibisce anche la sua potenza. Questo è evidente nel Sud Italia, dove i riti religiosi assumono spesso anche la funzione di festa della città e di richiamo folcloristico molto forte.

È stato a Palermo, al santuario della Verna il 18 set 1993, che Papa Wojtyla ha lanciato il forte messaggio rivolto ai mafiosi “assasini, convertitevi”, lasciando, chi lo ascoltava, sgomento per la forza con cui queste parole erano pronunciate.

Da allora qualcosa è in effetti cambiato e sempre più si vede che la popolazione prende le distanze dai mafiosi; ma è ancora troppo poco: non c'è quella “terra bruciata” attorno alla criminalità organizzata che sarebbe necessaria. Ancora il potere politico può trattare e avere l'appoggio dei mafiosi. Questo è evidentemente un danno per tutti e non è certo un modo di vivere cristiano.

Spesso si è accusata la Chiesa ufficiale di non aver preso, dopo quelle parole di Papa Wojtyla, posizioni dure e intransigenti contro i mafiosi. Oggi invece possiamo annoverare un fatto, quello di Sant'Onofrio, che sicuramente va oltre il simbolico.

Vediamo i fatti.
Nella “Affruntata”, una rappresentazione religiosa tra la Madonna e il Cristo risorto, molto seguita dalla popolazione, i rappresentanti dei clan dell'ndrangheta si contendevano in un'asta la partecipazione come “portatori” dei simulacri santi. Il priore della congrega del santissimo Rosario, l'arciprete Michele Virdò, ha ritenuto opportuno di allontanare i mafiosi eliminando tale consuetudine e procedere per sorteggio all'assegnazione dei ruoli nella rappresentazione. Questa scelta ha causato una rivalsa delle cosche e ha portato all'intervento di monsignor Luigi Renzo, Vescovo di Vibo Valenza a cui fa riferimento la parrocchia di Sant' Onofrio, che ha disposto la sospensione della rappresentazione, spostata alla domenica successiva alla Pasqua.

Domenica 11 aprile, l'“Affruntata” si è svolta con la partecipazione del Vescovo, accolto da una piazza gremita al grido di "viva il vescovo". Nell'omelia, seguita alla cerimonia religiosa, monsignor Luigi Renzo ha ricordato quanto detto nel 93 dal Papa con queste parole: "Convertitevi. Gesù è morto e risorto anche per voi. E anche per voi si devono spalancare le porte del Sepolcro per la gioia e l'amore".

Il momento clou della rappresentazione sacra è la cosiddetta "svelatura"; questa volta a togliere il velo alla Madonna è stato lo stesso priore Michele Virdò. Da come procede questa operazione è tradizione trarre auspici per il futuro e oggi è stata un'operazione ben riuscita, che fa ben sperare nella lotta alla mafia.

Non possiamo però pensare che solo alcuni “eroi”, rischiando la loro vita, possano salvarci da questa pestilenza.
Per dare forza a questa lotta vitale per la nostra società, dobbiamo tutti fare qualcosa contro le mafie. Le mafie sono diffuse ovunque in Italia, anche se non in tutte le regioni la loro presenza è evidente. Ecco quindi che anche quelli del nord possono combattere efficacemente. Come? Ad esempio è bene ricordare che, quando prediamo della droga, quando sfoghiamo le nostre voglie con delle prostitute, questo dà potere alle mafie. Se allontaniamo da noi i prodotti della mafia, aiutiamo la sua sconfitta.



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