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Elezioni al fulmicotone

Il rischio della perdita della democrazia si fa sempre più consistente e il monopolio delle TV, in mano a chi governa, ne è la misura

Di Giovanni Gelmini

Siamo alle ultime battute del più strano periodo pre-elettorale che si ricordi. Già le ultime si erano caratterizzate per una elevata rissosità, senza confronti diretti: frasi vuote, dette di rimbalzo l'uno schieramento sull'altro. Questa campagna credo che abbia superato ogni limite.

Le danze sono state comandate, come ormai da anni, perché sembra che nessuno sia in grado di comandare la contro danza, in modo assoluto dal Cavaliere, che ha fatto tutte le sceneggiate possibili per attrarre l'attenzione su di sé e i giornalisti sono stati al gioco: hanno parlato solo di lui e degli altri schieramenti solo di riflesso, solo per riportare le risposte date alle continue provocazioni fatte da Berlusconi.

Il risultato è evidente: non si è parlato delle elezioni regionali, provinciali e comunali, ma solo ed esclusivamente degli argomenti che coinvolgono il nostro beneamato premier: le toghe rosse, la giustizia che, facendo il suo dovere, impedisce il libero arbitrio del “Conductor”, il quale, essendo eletto dal popolo, non può essere intralciato e deve quindi essere al di sopra delle leggi, come era nello Stato monarchico prima dello Statuto Albertino; come era di fatto nello Stato Fascista, ma che non può essere nella attuale configurazione di Repubblica, basata sul sistema democratico della separazione dei poteri.

Invece di discutere di sanità, di occupazione, di rilancio delle attività produttive, di istruzione, di risparmio energetico, abbiamo sentito sproloqui sulle intercettazioni, sull'odio, sull'amore (Quale amore? Magari quello che si “compra per strada” o quello di scambio con altri favori?), sempre con Berlusconi al centro, mai al centro i candidati, che, evidentemente, sono delle spalle e appaiono così incapaci di essere se stessi. Ci dovremo chiedere come sia possibile che un capo del governo possa essere così impegnato nella campagna elettorale e nella gestione del partito , senza trascurare il suo compito principale: governare; forse è per questo che non ha tempo di partecipare ai suoi processi? Caso particolare è quello della Lombardia dove Formigoni si ripresenta per ottenere il quarto mandato consecutivo, per battere il ventennio famigerato? Anche il ciellino parla poco dei veri problemi della Lombardia, si addentra in problemi delle mamme, ma in Lombardia ben altre sono le questioni: l'inquinamento, la sanità, che è costosa e non così efficiente come viene descritta, i trasporti, l'istruzione, ma questo non basta, c'è ancora una volta il problema dei posti di lavoro che si perdono, le aziende che chiudono, l'inefficienza della pubblica amministrazione, la mancanza del controllo del territorio da parte delle forze dell'ordine, le infiltrazioni mafiose sempre più evidenti. Cosa risponde a questo Formigoni? Nulla! Degli altri candidati non si sa nulla se non qualche frase tagliata dai tempi televisivi. Ma forse questi sono i problemi di tutte le regioni? Allora perché non se ne parla? Perché forse chi governa oggi tende ad addormentare le coscienze dicendo che tutto va bene e non ha alcuna intenzione di risolvere quei nodi del sistema? Altro punto “qualificante” di questa campagna elettorale sono state le bugie. Che i politici siano usi a fare in campagna promesse, che poi non manterranno, è cosa comune, ma che sbandierino fatti inesistenti, forzati alla non verità, costruendo una realtà che è solo nei desiderata e che non trova riscontro nei fatti, non era mai capitato.

Credo che situazione derivi dall'impostazione marckettaria che ha preso la politica negli ultimi venti anni. La pubblicità ha sempre una forte componente di falsità, ma almeno per quella c'è il Garante che interviene quando si supera il lecito; qui no, il Garante interviene quando qualcuno cerca di sollevare la nebbia che, diffusa ad arte, nasconde e travisa la realtà.
Ecco l'altra caratteristica di questa campagna: per la prima volta dalla caduta del fascismo è stato messo il bavaglio alla stampa in modo esplicito!

Nel numero di Dicembre abbiamo pubblicato la sintesi del “Rapporto annuale 2009” del CENSIS, tra queste “pillole” vi è quella su “Comunicazione e media” in cui l'istituto di ricerca afferma:

Il pluralismo delle fonti: un processo ancora incompiuto. Il dominio della televisione tradizionale appare netto e incontrastato quando si valuta l’efficacia attribuita ai media in relazione al bisogno di informarsi sull’attualità politica.

Cosa rimane oltre la Tv nella comunicazione politica? Quando si tratta di scegliere per chi votare, gli italiani si informano principalmente attraverso i telegiornali (69,3%), come è emerso in occasione delle elezioni del giugno scorso. Al secondo posto si collocano i programmi giornalistici televisivi di approfondimento (come «Porta a porta» di RaiUno o «Matrix» di Canale 5) con il 30,6% delle preferenze. Si tratta soprattutto delle persone più istruite (il dato sale, in questo caso, al 37%), mentre i giovani risultano meno coinvolti da questo format televisivo (il 22,3% nella classe d’età 18-29 anni). Ai quotidiani si rivolge il 25,4% degli italiani prossimi al voto
... i siti Internet dei partiti nel 2,3%; i blog, i forum di discussione o i gruppi su Facebook non incidono per più del 2,1% dei casi (tra i giovani il web assume appena un po’ più di rilevanza, visto che i siti dei partiti arrivano al 6% e i blog al 4,7%). In particolare, i Tg sono la principale fonte di informazione in base alla quale scegliere per chi votare per il 76% dei soggetti meno istruiti, il 74,1% delle casalinghe, il 78,7% dei pensionati e l’81,8% degli anziani. Questi dati assumono maggiore importanza se si considera che solo il 27% dei cittadini dichiarava di sapere esattamente per chi votare prima delle elezioni”.

Ecco così spiegato l'impellente necessità di stoppare le trasmissioni che generano fastidio a chi governa. Secondo le indagini le altre fonti non sono in grado di incidere sulla comunicazione alla massa.

Ecco che La7 ottiene lusinghieri risultati con la sua “tribuna politica continua”, segno che l'elettorato vorrebbe sapere, ma alla fine restano piccoli numeri con uno share del 3-4%.

Qualcosa deve essere cambiato però da quanto rilevato dal CENSIS; Santoro lo ha dimostrato ieri sera: con una rete tra i vari mezzi di comunicazione (internet, maxivideo nelle piazze e TV locali), ha spezzato il bavaglio messo e raggiunto ascolti incredibili ed ha comunicato, ha creato un evento che forse per qualcuno era impensabile.

Cosa succederà adesso?
La speranza è che molti di quelli, che ritenevano la situazione non modificabile, capiscano che si può e si deve cambiare e che decidano di andare a votare e fare massa contro il nuovo regime ad personam che sembra si sia affermato, ma la paura è che invece generi ritorsioni di chi il potere non vuole correre il rischio di mollare ol potere.

É un momento molto brutto, se crediamo nella democrazia, ed è il momento di rimboccarsi le maniche per salvarla.

Argomenti: #attualità , #elezioni , #governo , #libertà , #libertà di stampa , #politica

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