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Il Presidente parla ancora delle riforme

"Non c'è, non deve e non può esserci, alcuna contrapposizione tra autonomismo, di ispirazione federalistica, e unità nazionale"

Parole importanti che dovrebbero essere ben ascoltate da chi governa oltre che dagli italiani


"Non c'è, non deve e non può esserci, alcuna contrapposizione tra autonomismo, di ispirazione federalistica, e unità nazionale. Ce lo dice chiaramente l'articolo 5 della Costituzione, che pone la Repubblica come una e indivisibile impegnandola a promuovere le autonomie regionali e locali". Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso del suo intervento al Seminario sulla situazione economica della Provincia di Verona.

Il Presidente Napolitano è intervenuto sulla necessità di portare avanti le riforme: "In una condizione ancora difficile e delicata per l'economia italiana, seriamente provata dalla crisi globale anche in realtà resistenti e dinamiche come quella di Verona e del Veneto, bisogna guardare avanti, alle condizioni da creare per aprire all'Italia la prospettiva di una crescita più sostenuta di quella dell'ultimo decennio. E tra tali condizioni si deve certamente considerare un insieme di interventi di riforma, in campo economico-sociale e anche in campo istituzionale, non più procrastinabili".

"Si pongono ormai all'ordine del giorno - ha affermato il Presidente- questioni di riforma del fisco, così come questioni di riforma del sistema di sicurezza sociale, esigenze prioritarie di investimento nella formazione, nella ricerca, nell'innovazione, secondo criteri che garantiscano l'uso migliore delle risorse e premino il merito. Si pongono all'ordine del giorno le esigenze di riforma della giustizia, al fine di assicurare la certezza del diritto, la tempestività e l'imparzialità delle indagini e dei giudizi. E non sono un tema astratto che quasi non interesserebbe i cittadini e la società, riforme istituzionali e costituzionali già da tempo mature".

"Di ciò si parla - ha sottolineato Napolitano - in particolare in questi giorni, ed è augurabile che si esca al più presto da anticipazioni e approssimazioni che non si sa a quali sbocchi concreti, a quali proposte impegnative, a quali confronti costruttivi possano condurre. Ci sono punti importanti di riforma già da tempo apparsi largamente condivisi: sarebbe realistico e saggio non mettere a rischio e non tenere in sospeso quelle convergenze, ma mirare a tradurle, in tempi ragionevoli, in dei corposi risultati. Si possono legittimamente sollevare, certo, altri problemi, riaprire capitoli complessi e difficili, come quelli di una radicale revisione della forma di governo, su cui negli ultimi quindici anni non si sono però delineate soluzioni adeguate e politicamente praticabili. Ma è bene tenere conto dell'esperienza, dei tentativi falliti, delle incertezze rivelate anche dalla discontinuità della discussione su taluni temi, accantonati per molti anni".

Il Capo dello Stato ha sottolineato la "necessità di portare avanti il processo riformatore che è in corso, e che è quello dell'attuazione del Titolo V, già riformato, della Costituzione. Bisogna lavorare seriamente al cantiere già aperto della legge delega approvata con così largo consenso per l'applicazione dell'articolo 119, cioè del "Federalismo fiscale", con il quale va messo in relazione anche il discorso della riforma generale del fisco; bisogna discutere degli aggiustamenti, se li si ritengono necessari, della stessa articolazione del Titolo V; bisogna decidere come coronare l'evoluzione in chiave autonomistica e federalistica dello Stato italiano con la riforma di quel bicameralismo perfetto nel Parlamento della Repubblica, che ha già da un pezzo fatto il suo tempo".

Il Presidente Napolitano ha poi richiamato quello che aveva detto a Venezia nel settembre 2008: "Quel che occorre oggi [...] è proprio la piena riacquisizione di una visione [...] dell'unità nazionale come inseparabile, e destinata a trarre maggior forza e consenso, da una articolazione pluralistica e autonomistica. [...] Deve porsi in particolare un forte accento sul rapporto tra un più coerente disegno evolutivo in senso autonomistico e federalistico dell'ordinamento della Repubblica e il superamento di quel persistente, e perfino aggravato, divario tra Nord e Sud che denuncia la storica incompiutezza dell'unità nazionale".

Argomenti: #federalismo , #napolitano , #politica , #quirinale , #riforme
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